Disturbi tossici e possibilità civiche: Osservare la Terra dei Fuochi dai Campi Flegrei Parte II (Pasquale Verdicchio)

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La prima parte di questo saggio e le notizie biografiche sull’autore possono essere reperite  al seguente link http://www.lamacchinasognante.com/disturbi-tossici-e-possibilita-civiche-osservare-la-terra-dei-fuochi-dai-campi-flegrei-pasquale-verdicchio/

 

Benché nella prefazione si compiano grandi sforzi per offrire una descrizione dettagliata delle grotte e del loro duraturo impatto sui viaggiatori, la fonte del loro potere non sembra risiedere nel significato letterale delle parole e delle frasi sibilline, ma piuttosto nella loro istigazione alla creatività, nella loro capacità di agire da catalizzatore “di collegamenti dell’immaginario [… attraverso i quali…] plasmare l’opera dandole forma coerente.” In altre parole, si può forse affermare che le profezie della Sibilla altro non sono che momenti di “ispirazione”.

La potenza dell’impatto della Sibilla e dei Campi Flegrei ad essa associati emerge di nuovo all’interno di un campo visivo più ampio nel film di Roberto Rossellini “Viaggio in Italia” (1954).16[1] In superficie si tratta della storia di una coppia britannica in visita a Napoli e dintorni mentre il loro matrimonio è in crisi. Il film si sviluppa come discorso sui poteri occulti del paesaggio partenopeo e della cultura della città mentre Rossellini pone la coppia, Katherine e Alexander, in contatto diretto con le rispettive dimensioni storiche e mitologiche. Per Katherine questo si rivelerà un risveglio avvertito fin nella profondità del suo essere. Il libro Atlas of Emotion: Journeys in Art, Architecture and Film di Giuliana Bruno scandaglia alcune parti del film di Rossellinj compiendo un proprio viaggio personale interiore a livello di studio emotivo. La lente adoperata dalla studiosa per il viaggio di Katherine è quella di porla all’interno “ della storia (di viaggio) delle donne come luogo di trasformazione”17[2] riferendosi a tale storia come “processo di auto-rimembrare” che riattiva “la sua mappa”. Fondamentale all’interpretazione del film operata dalla Bruno è la valutazione del processo narrativo di Katherine come svolgimento “proairetico” mentre “attraversa la fibra archivistica del paesaggio”.18[3]

[…]spinta dalla geologia porosa del luogo, Katherine si imbarca in un viaggio interiore “vulcanico”.. Spostandosi dalla grotta della Sibilla Cumana verso i caldi vapori sulfurei della Solfatara e poi giù negli scavi di Pompeii , ha il suo viaggio la avvicina sempre di più a uno spazio interiore […] a scandagliare profondità geologiche […] Scavando al terra discende nel proprio corpo. D a questi scavi archeologici eruttano desideri inconsci. La geografia produce mutamenti nelle sensazioni. Adesso è riuscita a mettersi in contatto con i propri sensi, “ 19[4]

 

Gli aspetti proairetici del film si trovano allineati a quelli di Shelley. Entrambi infatti costruiscono narrazioni che lungi dall’occultare le azioni, mettono invece in rilievo il concatenarsi delle stesse. Tutto si snoda in una progressione che costruisce il proprio senso un passo alla volta, in maniera chiara e coerente.

Nel nostro mondo contemporaneo i Campi Flegrei hanno assunto una connotazione fosca, la tossicità della Terra dei Fuochi si erge a specchio oscuro. Questa zona, conosciuta anche con il nome “il triangolo dei veleni” si stende tra Napoli e Caserta e comprende 42 comuni con una popolazione complessiva di oltre due milioni di persone. Essa è venuta a rappresentare un cocktail molto complesso di questioni ambientali, sociali e politiche che bollendo trabocca in una distesa sempre crescente di rifiuti tossici. La situazione è stata in gran parte presentata al pubblico come conseguenza delle attività irresponsabili della criminalità organizzata, mentre in realtà questi gruppi rappresentano solo la punta dell’iceberg. Nonostante che la colpa sia stata attribuita alle “ecomafie” esiste un lato molto più subdolo quale la partecipazione di industrie, di istituzioni finanziarie e dello Stato alla creazione di questa situazione tragica.

 

È interessante notare che nel 1991 l’anno in cui iniziarono le indagini, gli arresti e i processi contro centinaia di industrie, Lawrence Summer, al tempo vice presidente della Banca Mondiale, scrisse un memorandum riservato la cui logica è compatibile con quello che dovrebbe essere il posto dell’Italia meridionale all’interno dell’Europa e della stessa Italia. Nel memorandum Summer scrive che, “ la logica economica che sta dietro a scaricare un carico di rifiuti tossici nel paese dai salari più bassi è impeccabile e dobbiamo riconoscere questa cosa [..] Detto tra di noi, la Banca Mondiale non dovrebbe forse incoraggiare una maggiore migrazione delle industrie sporche verso i paesi meno sviluppati?”20[5]

Le discariche illegali create sia nelle zone urbane che in quelle agricole della Terra dei Fuochi hanno contaminato il suolo e le falde acquifere, rendendo in effetti tutta la zona e i territori circostanti, i loro prodotti e le loro risorse tossici per qualsiasi essere vivente.

Oggi, dopo decenni di indagini e promesse di interventi da parte dei politici, milioni e milioni di tonnellate di rifiuti sono stati accumulati in una concentrazione in gran parte irreversibile. È passato oltre un decennio dal 2003, anno in cui Legambiente battezzò la zona Terra dei Fuochi per la pratica diffusa di bruciare cumuli di rifiuti tossici, roghi che finivano poi per aggiungere anche la tossicità atmosferica alla situazione molto degradata già di suo. In questa zona in cui le fumarole di tossicità, sfruttamento e disprezzo sembrano superare in numero le loro cugine di origine vulcanica, il tasso di tumori, cancro, aborti spontanei e difetti congeniti sono balzati alle stelle rispetto alla media nazionale ed europea. Perchè la popolazione ha impiegato così tanto tempo per reagire contro questo abuso? È molto probabile che tale ritardo sia la conseguenza di anni e anni di senso di impotenza avvertito nel rapporto con chi governava, una mancanza di fiducia nella propria voce e senza alcun dubbio una alienazione storica rispetto ai luoghi in cui la popolazione si trovava a vivere.

Quel che ci è voluto perché la popolazione si unisse e reagisse agli abusi è stato toccare con mano la realtà della reazione dei propri corpi alla tossicità dell’ambiente di cui sono parte. È stata la scoperta di essere parte di quell’ambiente e non al di fuori e al di sopra di esso. Il terzo ed ultimo esempio che illustra in maniera efficace tale passaggio, è la recente pubblicazione di testimonianze di donne che hanno vissuto e vivono tuttora attraverso i propri corpi e quelli dei loro cari la conoscenza di questa forma intima di appartenenza al territorio. Le loro storie illustrano un risveglio ininterrotto che ricorda il libro di Aldo Leopold Land Ethic , il quale ci ricorda che il nostro rapporto di violenza alla terra è dovuto al fatto che la percepiamo come merce piuttosto che “una comunità alla quale apparteniamo”.21[6]

Quando si stabilisce una nuova o rinnovata relazione al territorio diventa anche necessario rinnovare il linguaggio utilizzato per stabilire tale rapporto in quanto le esigenze della crisi ambientale sono tali che la vecchia terminologia con la quale abbiamo in precedenza definito il nostro rapporto all’ambiente risulta insufficiente. E con l’evolversi di una nuova coscienza anche i termini per esprimerla devono essere nuovi. In parte questa consapevolezza è senz’altro frutto dei rapporti di Legambiente, sebbene essi abbiano un numero limitato di lettori, e in parte deriva dalle inchieste di Saviano. Ma la parte più importante del lavoro su questo argomento proviene dagli attivisti a livello locale, i quali continuano a contrastare i termini convenzionali e ufficiali attraverso i quali la situazione è stata rimandata, ignorata o rimossa. In questa sede farò menzione solo delle seguenti opere: il documentario Biùtiful cauntri22[7], di Esmeralda Calabria e Andrea D’Ambrosio, realizzato nel 2007, che segue l’attivista Raffaele del Giudice nel tentativo di svelare gli atti illegali legati alle discariche, come pure la mancata risposta e la collusione del governo; il blog “Terra dei Fuochi Blog” lanciato nel 2011 da Angelo Ferrillo, un ragazzo nato e cresciuto a Giugliano, un paese nel cuore della Terra dei Fuochi 23 [8](vedere anche la nota 10 che riguarda un incidente recente che ha visto coinvolto Ferrillo); e la recente raccolta antologica Teresa e le altre: storie di donne nella terra dei fuochi (2015).24[9]

Quest’ultimo libro consiste in una raccolta di scritti di donne che riflettono sulla situazione della propria terra, famiglia e comunità alla luce delle omissioni e inattività dello stato e della continua minaccia di una terra sempre più tossica, per non parlare delle ripercussioni tossiche su tutte loro. L’esplorazione intrapresa da Naomi Klein del “capitalismo dei disastri” offre una critica adeguata ed applicabile alle cause dei disastri che si manifestano nella Terra dei Fuochi. La ricerca condotta da Rob Nixon sugli atteggiamenti quali quelli presenti nel sopracitato memorandum di Lawrence Summer e la critica a opera di Naomi Klein delle più recenti manifestazioni del capitalismo sfrenato, racchiudono sia i crescenti squilibri economici che la convinzione insita nel capitalismo che esista una sorta di scala indicizzata del valore delle vite umane.23[10] In tutti questi casi, gli squilibri e le pressioni esterne accoppiati a sistemi in apparenza incontrollabili hanno come conseguenza un accumulo di trauma e di disperazione. Sebbene la Klein offra una intuizione che potrebbe sembrare ovvia in tali situazioni, in realtà non è così lampante e percepibile come si potrebbe sperare:

E’ esperienza universale che vivere un grande trauma significhi sentirsi assolutamente impotenti davanti a forze tremendamente potenti; i genitori, ad esempio, perdono la capacità di salvare i propri figli, le coppie vengono separate, le case – luoghi di protezione- diventano trappole mortali. Aiutare diventa il modo migliore per recuperare dai danni inflitti dal senso di impotenza, la dimensione di sentirsi utili agli altri– avere il diritto a un recupero collettivo.24 [11]

 

È esattamente attraverso le proprie storie che le donne in Teresa e le altre mettono in atto tale “recupero collettivo”. In paesaggi che sono stati abusati al punto da essere resi inabitabili, queste donne intraprendono una ri-abitazione narrativa. Rifiutano di rassegnarsi e invece, seguendo l’esortazione che compare sempre più spesso sui muri in forma di graffiti “risparmiamo il [loro] pessimismo per tempi migliori.” Tutte le donne incluse nella raccolta individuano la sofferenza associandola alla scelta che hanno fatto di agire, una sofferenza che è sia fisica che psicologica e che nonostante tutto nutre il loro “spirito guerriero”. Novella Vitale si appropria dei fuochi tossici come fonte di energia per il suo attivismo, “”Ma la voglia c’è perché questa guerra mi brucia dentro. Come i roghi. E poi anche scrivere è una forma di lotta.” Non per questo però le autrici cessano però d’interrogarsi su che cosa le abbia indotte a lottare, che cosa ci è voluto perché si convincessero ad agire.

 

Forse è stato Alfredo che mi ha telefonato da Capua, disperato, dicendo che a casa sua non si respirava per il fumo. O forse il tam tam delle immagini dei roghi su Facebook. O forse mia figlia che mi chiedeva attenzioni che io non riuscivo a dargliele, come se il fumo nero mi fosse entrato anche dentro.

Ed è intollerabile sentirsi soffocare dentro, anche nell’anima. La percezione dell’ingiustizia, quando è molto netta, ti invade tutta. Soffochi perché ti fanno credere che non c’è niente da fare, che sono le leggi perverse del mercato a dettare le regole. Soffochi perché chi impugna queste leggi vuole la tua resa totale. La tua impotenza.[12]

Come ho suggerito in precedenza in riferimento ai Campi Flegrei e alla Sibilla Cumana l’effetto della crisi è stato quello di negare la dimensione storica che trova le proprie radici nella terra stessa. Storicamente la regione era anche conosciuta come “la terra del lavoro” e “Campania felix” , entrambe allusioni alla ricchezza e alla fertilità della terra che offriva molto da lavorare a chi vi svolgeva lavori agricoli, terra da cui traevano anche un’abbondanza di frutti del proprio lavoro. 26[13]

Sebbene il riconoscimento e la valorizzazione di questo retroterra storico e culturale siano servite da ispirazione e guida alle autrici che fanno parte dell’antologia, vi sono anche dei segni meno apparenti che hanno definito un nuovo glossario di riconoscimento e valorizzazione:

Qui, in Campania, siamo tutti in trincea, anche chi non lo sa o finge di non saperlo.

Te ne accorgi da mille cose. Te ne accorgi dai fumi continui e dall’odore di bruciato. Te ne accorgi dalle persone che, nei supermercati, sempre più spesso scelgono le verdure imbustate accertandosi che non provengano dalla nostra terra. Te ne accorgi dalle tante donne che girano con i foulard in testa per coprire i segni devastanti della chemio. Da piccole frasi, capaci di regalarti gradi rabbie.27[14]

 

Sono questi segni, questa semiologia della sofferenza, che hanno poi creato la terminologia adoperata da queste donne per testimoniare la propria esistenza a se stesse, agli altri, a favore della terra che calpestano e da cui traevano un tempo nutrimento. Sono questi sono i segni che hanno generato il linguaggio attraverso il quale Teresa e le altre hanno trovato espressione e utilizzando il quale hanno iniziato a tessere narrazioni che rispecchiano:

“la consapevolezza dei torti subiti [che] ci dà la forza di andare avanti. Questa guerra finirà soltanto quando finalmente la vinceremo; fino ad allora non smetteremo di combatterla, con le armi che sappiamo di avere a disposizione. La nostra voce, le nostre parole, il nostro coraggio; ma soprattutto la nostra tenacia.”28[15]

 

[1] Roberto Rossellini. Viaggio in Italia. Titanus distribuzione, 1954.

[2] Giuliana Bruno. Atlas of Emotion: Journeys in Art, Architecture, and Film. New York: Verso (202): 397.

3 Ibid.

4 Ibid., 397-398.

[5] Lawrence Summers, memorandum riservato inviato alla Banca Mondiale, 12 dicembre, 1991.

http://www.whirledbank.org/ourwords/summers.html

[6] Aldo Leopold. A Sand County Almanac. London: Oxford University Press (1968): 201-226.

[7] Esmeralda Calabria and Andrea D’Ambrosio. Biùtiful cauntri. Lumière and Company, 2007

[8] Angelo Ferrillo. Movimento Terra dei Fuochi. http://www.movimentoterradeifuochi.it

[9] Marco Armiero. Teresa e le altre: Storie di donne nella terra dei fuochi. Milano: Feltrinelli, 2014.

[10] Rob Nixon. Slow Violence and the Environmentalism of the Poor. Cambridge: Harvard University Press, 2011.

[11] Naomi Klein. The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism. New York: Metropolitan Books (2007): 465-466.

[12] Novella Vitale, “Nessun veleno in nessuna terra” in Teresa e le altre (2014): 127, 136.

[13] Nunzia Lombardi, “Il mio nome è Nunzia” and Teresa Musto, “Radici” in Teresa e le altre: 26 & 87 rispettivamente .

[14] Novella Vitale, Ibid. 127-128.

[15] Carlotta Caputo, “Un’antropologa tra gli attivisti. La mia guerra dei rifiuti a Terzigno” in Teresa e le altre, 63.

 

Immagine in evidenza  di Teri Allen Piccolo.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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