DANIELLE LEGROS GEORGE: POETA IN CITTA’ (intervista di Walter Valeri)

IMG_2079

 

Danielle Legros George la cui poesie abbiamo pubblicato nel numero 2 de lamacchinasognante.com il 21 maggio 2016 è stata a Forlì tra gli ospiti del Festival Intemazionale dì Poesia, Musica e Arti Visive “L’Orecchio di Dioniso“ (prima edizione, vedi video sotto). Il 27, e 28 maggio ha curato due incontri di laboratorio di scrittura nella Comunità terapeutica del Gruppo Mena a Montecerignone (PU), dove un gruppo di ospiti della struttura, coordinato dal Teatro Aenigma, sta allestendo uno spettacolo teatrale dedicato alla poesia e ispirato anche alle sue opere (debutto previsto a dicembre 2016).

DANIELLE LEGROS GEORGE: POETA IN CITTA’

di Walter Valeri

 

I primi poeti afro-americani cercavano di scrivere come i bianchi, per lettori molto colti e soprattutto bianchi. Nelle antologie a margine solo una nota biografica lasciava intendere che l’autore era nero. Phillis Wheatley faceva il verso a Pope e Countee Cullen a Keats e Housman. Ci vollero anni e lo straordinario talento di Langston Hughes e Jean Toomer perché la poesia afro-americana diventasse se stessa. Di seguito fiorirono a decine le antologie con il meglio della poesia nera, edite in forme aggressive e rigorosamente separate; riflesso letterario di una società razzista che non poteva più negare l’esistenza di poeti di colore. Poeti che attingevano dalla vita del ghetto, dalle strade, dal jazz e dal dolore della discriminazione. Quelle antologie erano e sono il segno dei tempi che cambiano, che passano dalla discriminazione più bieca ad una società consumistica non meno crudele, apparentemente pluralista; sino alla terza edizione della Northon Anthology of African American Literature del 2014, che in due ponderosi volumi sembra pareggiare il conto. A testimoniare che giustizia è fatta, almeno sulla carta. Ora, se il conto è saldato, che ci fa una poeta afro-americana in giro per la città con fervore militante, in mezzo agli altri, fuori dalle pagine di un’antologia che non vedrebbe l’ora di accoglierla e in qualche modo storicizzarla? “Credo che il mio ruolo sia quello di demistificare la poesia, renderla comprensibile e quindi necessaria per la gente. Per quelli a cui non è chiaro cosa pensare di lei.” Un’impresa che detta così può far tremare i polsi, ma non quelli di Danielle Legros George, afro-americana di origine haitiana, secondo poeta laureato della città di Boston dopo Sam Cornish, anche lui nero. “Il poeta non può parlare sempre e solo di sé, almeno non credo debba essere così”. Difficile contraddirla, perché per un poeta vero la realtà esiste. Unico privilegio: quello di poterla descrivere, trascrivere come fosse la prima volta, con lampi di luce e squarci di colore non ordinari. “ Stava il ciliegio con le sue gocce rosse/privilegiatamente dimenticato e dimentico/tra piante qua e là per sbaglio ferite, tra fosse/di granate e il buum delle artiglierie ardenti” ha scritto Zanzotto parlando di Comisso, concludendo “di Giovanni e del ciliegio il privilegio/lascia ad ogni vivente, o umanità”. La poesia, benché sia un innegabile privilegio, non è luogo di pura rapina o vaga ispirazione. Non lo è mai stata. “Il poeta ha un compito ben preciso da svolgere nella città in cui vive” aggiunge Danielle, “Oggi più che mai, ovunque abiti, rischia la vita o la morte, la miseria o il benessere come tutti gli altri. Dorme più o meno malamente come tutti gli altri. Di suo ha un mandato straordinario, chiaro e trasparente”. Qual è? “Quello di far sapere alla gente cosa ci faccia lì, in mezzo a loro. Perché usa parole non comuni per esprimere idee e sentimenti di tutti.” Originaria di Haiti, Danielle si è trasferita assieme alla famiglia a Boston quando aveva solo sei anni. Facendo le prime scoperte in una piccola enclave di immigrati haitiani, nel popoloso quartiere di Mattapan. Un quartiere fra i più colorati e chiassosi di Boston. “Una delle caratteristiche di quella comunità è sempre stata quella di esporre i propri figli all’esperienza delle arti. Educarli alla musica, alla poesia, alla danza, al teatro, alla pittura era ed è per loro altrettanto importante quanto metterli a tavola”. Per dare colore e incanto elegiaco alla terra perduta, a quella in cui si è approdati e non sempre accettati per quel che si è. Per evadere la crudele tacca dell’emigrazione, per dare alla fin fine un significato alla vita: alla terra del giardino dove fioriscono le azalee, alla scala su cui si scivola nei giorni di neve, al cesto di limoni che occhieggia dal supermercato, a un matrimonio o a un funerale. Una maniera umana, diversamente utile per mettere assieme le parole e i loro suoni, per comprendere o occultare la vita e i suoi misteri, per manifestarla a se stessi e agli altri. “ In quel quartiere cercavo continuamente di dare un senso alle cose. E’ così che è nata e si è evoluta la mia poesia.” Ora Danielle oltre a ricoprire l’incarico ufficiale di Poeta Laureato per la città è docente alla Lesley University, dove insegna un corso pratico di poesia. “E’ un percorso pedagogico particolare, per studenti laureati che vogliono prendere un Master e promuovere attraverso la scrittura un cambiamento nella società.” Fuori dall’ambiente accademico, Danielle come Poeta Laureato coordina e sovrintende vari programmi, soprattutto incontri fra i poeti, la loro arte e la città. “Questi programmi sono non solo eccitanti, ma estremamente utili per i poeti. Sono legati alla vita delle persone. Hanno come obbiettivo quello di far intendere la vita di tutti i giorni con parole non banali”. Un po’ come aggiungere sale alla minestra, diluire i poeti e le loro parole nelle diverse aree della città, nelle diverse comunità. Specie quelle a rischio. “Ognuna con un preciso e distinto profilo, una connotazione ben determinata”. Per Danielle, che percepisce duemila dollari all’anno per farsi carico di questo progetto monumentale, non sono ore sottratte alla sua scrivania “ma una splendida opportunità per collegarsi coi giovani dei quartieri, della Boston Public School, con la loro difficoltà di essere i figli dell’ultima generazione di immigrati; e anche con gli anziani, segregati nelle Case di Riposo senza ormai più alcun contatto col quel mondo che hanno pur costruito”. Sul suo web all’indomani della nomina ha scritto: “L’America è migliore quando riconosce le sue diversità. Noi americani siamo migliori quando abbracciamo il nostro essere plurali, quando andiamo verso gli altri, cerchiamo di capire tutti quelli che sono attorno a noi. Siamo migliori solo quando siamo impegnati in un dialogo”. Ed è certamente così. Il compito di un poeta non è quello di finire sepolto in un’antologia. Il compito di un poeta non è mai finito: tutto il resto è letteratura, come diceva Paul Valery .

 

 

Ripubblicato per gentile concessione di “Teatri della diversità”, giugno 2016

Per saperne di più su Danielle Legros Georges, vedi articolo de lamacchinasognante dedicato alla poeta nel numero 2 http://www.lamacchinasognante.com/con-la-mente-altrove-mangiamo-anguille-fredde-danielle-legros-georges/

E per vedere la performance all’Orecchio di Dioniso, cliccare su link:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riguardo il macchinista

Walter Valeri

Walter Valeri, MFA, MAXT/ART Institute at Harvard University in drammaturgia. Ha fondato nel 1973 a Cesenatico la rivista Sul Porto, del fare cultura in provincia. È stato assistente personale di Dario Fo e Franca Rame dal 1980 al 1995. Nel 1981 con Canzone dell’amante infelice (Guanda) ha vinto il premio internazionale di poesia Mondello. Nel 1985 a Londra ha fondato e diretto la rivista indipendente Il Taccuino di Cary. Nel 1990 ha pubblicato Ora settima (Corpo 10) con la presentazione di Maurizio Cucchi. Ha scritto vari saggi fra cui Franca Rame: a woman on stage (Perdue University Press,1999), An Actor’s Theatre (Southern Illinois University Press 2000), Donna de Paradiso (Editoria & Spettacolo 2006), Dario Fo’s Theatre: The Role of Humor in Learning Italian Language and Culture (Yale University Press, 2008). Ha fondato e diretto dal 2000 al 2007 il Cantiere Internazionale Teatro Giovani realizzato dalla Città di Forlì e Università di Bologna. Nel 2005 ha pubblicato l’antologia di versi Deliri Fragili (BESA). Ha tradotto vari testi di poesia, prosa e teatro, tra cui RequiemTedesca di James Fenton, Carlino di Stuart Hood, Adramelech di Valére Novarina, I Ciechi di Maurice Maeterlinck, Knepp e Krinski di Jorge Goldemberg, Nessuno Muore di Venerdì di Robert Brustein. Nel 2006 ha fondato il Festival internazionale di poesia Il Porto dei Poeti. Ultimi versi pubblicati Visioni in Punto di Morte (Nuovi Argomenti, 54, 2011), Another Ocean (Sparrow Press, 2012), Ora settima (seconda edizione, Il Ponte Vecchio, 2014), Biting The Sun (Boston Haiku Society, 2014), Haiku: Il mio nome/My name (qudu edizioni, 2015). Collabora alla rivista teatri delle diversità e Sipario. È membro della direzione del The Poets’ Theatre di Cambridge. Vive negli Stati Uniti e insegna al Boston Conservatory e MIT.

Pagina archivio del macchinista