DALLA PARTE DELLE VIOLE: “Qualche volta sono le sfumature a essere ingombranti non i colori pieni…” (Laura Serluca)

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L’autore del romanzo Dalla parte delle viole sembra servirsi della morte di Federico García Lorca, avvenuta per mano della falange franchista, al fine di costruire un elemento di tensione nel narrare una storia accentuata dal desiderio di vendetta ma che, in realtà, copre una delicatezza scivolosa, logorata e ceduta da una sfiducia di fondo. Il protagonista del romanzo è Guido Santandrea – un giovane anarchico italiano – che arriva in Spagna con l’intenzione di punire coloro i quali avevano assassinato il poeta poiché, scoppiata la guerra civile spagnola, egli si era schierato apertamente a favore delle forze repubblicane. Guido è tutt’altro che un eroe, è impaurito e irragionevole, porta addosso la vita cercando di disfarsene ma con vigliaccheria continua a trascinarsi perché in fondo ha paura di non sentir più quella fatica o quel respiro che lo accompagna esercitandosi in uno spazio che cerca silenzio. Non lascia però che la viltà prenda il sopravvento sull’insicurezza che insiste, per cui inventa un eroe che muove e sposta la sua indecisione fino a risolversi in una scelta: vendicare la morte del poeta e aspettare che la falange franchista si occupi di quella sua grossa disperazione mettendo fine alla sua vita. Il protagonista guarda con disprezzo l’assassino del poeta ma deve far i conti con quegli occhi che spingono e turbano, rimandando agli occhi di un uomo terrorizzato dalla prospettiva di una morte certa. Di fronte a lui, in quel momento, potrebbe esserci lo stesso García Lorca con quell’espressione caotica e quegli occhi inattaccabili e persi prima di esser fucilato; di fronte a lui c’è un uomo come tanti ed è in quest’umanità che Guido Santandrea diluisce e smantella i suoi piani. Decide poi di unirsi al POUM di Granada con il quale intraprende un’azione non violenta di spionaggio e cospirazione. Mario Visone – saggista e studioso di filosofia politica – scrive un romanzo storico per cui distribuisce i fatti in maniera copiosa ma per sensibilità tende a prolungare il linguaggio concedendo ad esso il ritmo, la musicalità e il disegno della poesia. “Fino a quando saremo costretti a scegliere di stare dalla parte delle viole o dalla parte di chi le trancia, saremo sempre dalla parte delle viole”. Questa frase mostra un altro tema-chiave del libro: la libertà. È un racconto nel quale l’autore descrive in modo quasi disturbato ciò che d’inverosimile può determinare l’uso della violenza e ad essa contrappone il concetto di bellezza che spesso abita nei più deboli, in coloro i quali è visibile quella semplicità che sfugge alle logiche della materia e del potere, le stesse logiche che incoraggiano la guerra. Anche l’amore è un concetto rilevante in questo susseguirsi di fatti arricciati sulla storia e il legame con Maria – una guerrigliera spagnola – diventa speranza, forse illusione. Il gruppo frammentato del POUM, a causa dell’evolversi sempre più rabbuiato della guerra, decide di prendere direzioni diverse: alcuni restano in Spagna, altri emigrano verso il Cile grazie alle navi organizzate in segreto da Pablo Neruda. La fuga lacera quella libertà tratteggiata come ideale e congiunge il senso di colpa alla speranza di tornare un giorno in Europa, per riunire la resistenza contro ogni forma di totalitarismo. Questo romanzo edito dalla casa editrice Homo Scrivens è, dunque, una piacevole memoria storica ed insieme un vivissimo e quanto mai attuale spunto di riflessione sulla costruzione dell’identità e del senso di appartenenza comune.

 

 

 

 

 

12367015_179477662403304_2050138911_nLaura Serluca – 18 Luglio 1984. Ho studiato Sociologia curriculum Comunicazione e mass media presso l’Università Federico II di Napoli. Mi sono occupata della stesura di articoli per diverse testate giornalistiche curandone la sezione arte e cultura. Ho preso parte al Progetto “Laboratorio di Produzione e fruizione musicale” presso la Casa Circondariale di Ariano Irpino durante il quale mi sono occupata dell’analisi di testi musicali e poetici e della visione di docu- interviste al fine di stimolare la riflessione e il confronto tra i detenuti e spostando la loro attenzione su tematiche sociali e artistico-letterarie. Ho tenuto presso il Centro multidisciplinare D:N:A di Ariano Irpino un corso di Scrittura creativa per i ragazzi delle scuole superiori nel quale è stato anche possibile – oltre al lavoro di base-  approfondire la biografia e la poetica di scrittori contemporanei. Ho pubblicato “Verde” in http://www.margutte.com/?p=11242 E “Persona” in https://criticaimpura.wordpress.com/2015/10/21/persona-una-poesia-inedita-di-laura-serluca/

Foto dell’autrice a cura di Laura Serluca.

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Foto in evidenza di Melina Piccolo.

 

Riguardo il macchinista

Maria Rossi

Sono dottore di ricerca in Culture dei Paesi di Lingue Iberiche e Iberoamericane, ho conseguito il titolo nel 2009 presso L’Università degli Studi di Napoli l’Orientale. Le migrazioni internazionali latinoamericane sono state, per lungo tempo, l’asse centrale della mia ricerca. Sul tema ho scritto vari articoli comparsi in riviste nazionali e internazionali e il libro Napoli barrio latino del 2011. Al taglio sociologico della ricerca ho affiancato quello culturale e letterario, approfondendo gli studi sulla produzione di autori latinoamericani che vivono “altrove”, ovvero gli Sconfinanti, come noi macchinisti li definiamo. Studio l’America latina, le sue culture, le sue identità e i suoi scrittori, con particolare interesse per l’Ecuador, il paese della metà del mondo.

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