dal libro “The Cut – Lo strappo – Voci del cambiamento” sulle MGF (Valentina Mmaka)

thecut

Nel 2011, la scrittrice e giornalista Valentina Mmaka, figlia di genitori italiani di origini greche, cresciuta in Sud Africa ai tempi dell’apartheid, fonda a Cape Town il Gugu Women Lab, un collettivo di donne sudafricane e migranti da altri paesi africani con le quali lavora ad un progetto di scrittura finalizzato a individuare il legame tra lo spazio e l’impatto socio culturale con il quale contribuire al fine di renderlo sostenibile. Un percorso che ha toccato diverse tematiche, in primis i diritti umani. Il lavoro finale di questo collettivo è sfociato nella performance The Cut- Lo Strappo che riflette sul tema delle mutilazioni genitali femminili, una esperienza vissuta da alcune delle partecipanti del collettivo. The Cut-Lo Strappo è stato portato in tournée in Italia nel 2013 e all’inizio del 2014 ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International Italia per il suo valore nel promuovere i diritti umani e consapevolezza su questa tematica.

Il volume “The Cut – Lo strappo Testimonianze, Narrazioni, Voci dal Cambiamento – per rompere il silenzio sulle Mutilazioni Genitali Femminili”,  dal quale abbiamo tratto i seguenti brani  è stato pubblicato alcuni anni dopo l’esperienza iniziale, nel 2016. Si tratta di un libro-laboratorio che esplora il complesso tema delle MGF in tutte le sue possibili sfaccettature utilizzando diversi registri linguistici, da quello informativo a quello artistico. In un esauriente e ricco percorso che si sviluppa in 513 pagine, l’autrice racconta la sua esperienza di lavoro di artista con donne sopravvissute alle mutilazioni affermando il potere della scrittura come atto di resistenza e di denuncia ma anche come percorso terapeutico verso il superamento del trauma e l’affermazione identitaria. Attraverso le preziose testimonianze e narrazioni di attivisti e artisti incontrati in giro per il mondo, il libro di Valentina Mmaka ha il valore di portare all’attenzione dei lettori l’urgenza su un problema che affligge 200 milioni di donne nel mondo. L’opera ha il merito di essere uno strumento informativo e formativo oltreché un’ispirazione per tutti coloro che desiderano impegnarsi e dare un contributo alla causa e partecipare attivamente alla creazione di un dialogo pubblico sull’argomento dando la possibilità a chi è vittima di queste pratiche, di far sentire la propria voce e segnare il cambiamento delle culture che le sostengono. THE CUT condivide anche il percorso artistico dell’autrice che utilizza l’arte come strumento di resistenza e promozione della giustizia sociale. La seconda metà del volume è quella dedicata al lavoro svolto nell’ambito del collettivo Gugu Women Lab in Sudafrica e a tutti quegli artisti che come lei sono impegnati nella sensibilizzazione sulla tematica [adattamento introduttivo da vari articoli blog].

 

PROPOSTE PER UN CAMBIAMENTO

La cultura non fa le persone, le persone fanno la cultura.

CHIMAMANDA NGOZI ADICHIE

Se non sei pronto a sbagliare, non otterrai nulla di originale.

KEN ROBINSON

Cambiare una tradizione, una cultura, vuol dire spesso allungare lo sguardo verso un orizzonte più lontano, essere pronti a contemplare la molteplicità di punti di vista e di prospettive entro cui essa prende forma.

I cambiamenti culturali sono condizionati da logiche sociali, come la necessità di sentirsi al sicuro o di veicolare valori e credenze nell’ottica di un collante che tiene unite persone della stessa comunità anche a distanza.

Nel pensare a proposte capaci di rappresentare strategie utili alla sensibilizzazione verso la tematica, è necessario tenere conto di una serie di fattori che possono essere valutati solo pensando alla specificità della regione geografica a cui si mira. È importante comprendere che non esiste un modello unico, universalmente efficace per creare un impatto sociale verso l’eliminazione delle MGF. Occorre lavorare pensando alla specificità, tuttavia vi sono alcuni fattori comuni che andrebbero presi in considerazione nel momento in cui si deve pensare ad una strategia di intervento.

  • L’esperienza migratoria
  • Elementi religiosi
  • Tasso di alfabetizzazione e grado di istruzione
  • Struttura sociale
  • Accesso ai mezzi di informazione
  • Accesso a servizi professionali
  • Fattori linguistici

Ciascuno di questi fattori merita di essere considerato singolarmente nella specificità del luogo a cui è riferito. Spesso negli ultimi due anni, sono stata contattata da diversi studenti universitari in Europa e negli Stati Uniti che avevano scelto come tema della loro tesi le MGF (Le Mutilazioni Genitali Femminili), per un aiuto, una guida, per intervistarmi o raccontare la mia esperienza di attivista e scrittrice. Una delle domande ricorrenti era: “quali sono gli strumenti preventivi per arrivare ad una società senza MGF?”. 
Il primo strumento è senza dubbio quello della formazione scolastica. Educare i ragazzi sulle MGF è essenziale. La scuola rappresenta una piattaforma ideale da cui promuovere consapevolezza e cambiamenti sociali, in quanto è un punto di incontro e confronto di diverse generazioni: studenti, insegnanti, famiglie. 
Nei paesi dove le MGF sono una pratica tradizionale-culturale così come nei paesi della diaspora, occorre un percorso didattico e formativo che aiuti non solo i ragazzi ma anche gli adulti a comprendere cosa sono le MGF e soprattutto quali sono le conseguenze di questa pratica e in che modo essa va ripensata in funzione di alcuni dati rilevanti: la salute della donna, l’uguaglianza tra i sessi e i diritti umani.

Quando si pensa all’ Africa in relazione alla presa di coscienza del problema delle MGF, si fa riferimento alla necessità di avviare progetti di alfabetizzazione e formazione sia sanitaria sia in termini di diritti umani. La maggiore consapevolezza che deriva dal sapere leggere e scrivere, conferisce al singolo una maggiore libertà di movimento e di indipendenza. La possibilità di avere all’interno della comunità un potere decisionale, è fondamentale per la realizzazione di un dialogo alla pari con gli uomini e le altre donne.

L’educatrice e attivista Dorcus Parit che lavora nella Kimana Kajiado County, in Kenya, sottolinea anche un altro aspetto importante, quello di formare gli uomini delle singole popolazioni che abitano il paese: I moran (guerrieri Maasai) solo coloro che continuano a volere le donne mutilate, quindi è di vitale importanza aprire un canale di dialogo e destinare a loro una campagna che li informi sulle gravi conseguenze cui vanno incontro le donne mutilate e valutare possibili soluzioni per invertire rotta e cambiare questo aspetto della cultura. Difficilmente esistono progetti rivolti agli uomini, io credo invece che siano dei destinatari importantissimi per la causa. Spesso ignorano cosa accade al corpo di una donna e, considerando l’alto tasso di mortalità tra le bambine mutilate nella nostra contea, è un passo decisivo.

Nel Sud-Est asiatico e in Medio Oriente il problema va risolto partendo dalla lontana, magari da piccoli circoli ristretti, essendo il linguaggio sulla sessualità praticamente inesistente, risulta quasi impossibile pensare dunque ad un dialogo, ad esempio, sui danni provocati dalle MGF alla sessualità della donna.

Da artista sponsorizzo il ruolo dell’Arte nell’opera di sensibilizzazione verso temi come le MGF. Scrive Azar Nafisi: la chiave per una genuina comprensione di ciò che non conosciamo di noi e degli altri è la curiosità. Spesso, questa nuova consapevolezza genera benevolenza e compassione, un senso inedito di tenerezza e gentilezza verso chi ci circonda. Nessun sermone, nessuna forma di correttezza politica può sostituire la profonda empatia che nasce dall’immaginazione, quando questa ci fa vivere le esperienze di altre persone e ci apre gli occhi su idee e punti di vista di cui ignoravamo l’esistenza.

Sarah Tenoi, ad esempio, originaria delle Loita Hills in Kenya, afferma di come abbia portato avanti fino ad ora la sua battaglia contro le MGF sensibilizzando il suo popolo, i Maasai, attraverso il canto. Attraverso i canti popolari tradizionali, contenenti informazioni aggiornate, è possibile educare le bambine e le donne a capire cosa sono le MGF e che sono dannose per la loro salute.

SCUOLA

Dovendo pensare a una strategia di educazione scolastica alle MGF attraverso un percorso artistico, mi piace rifarmi alle teorie di Sir Ken Robinson, educatore egli stesso, che alcuni anni fa in una brillante conferenza Tedx ha dichiarato che la creatività può diventare un modello di formazione sulle tematiche più svariate potenziando l’immaginario e l’estro creativo di ciascuno.

I presupposti per realizzare un piano formativo per giovani sulle MGF in seno alla scuola, è quello di dare vita ad una progettualità in cui temi come le MGF vengano insegnate nelle scuole, come parte del curriculum scolastico, se vogliamo anche in un più ampio contesto di Diritti Umani che può comprendere la violenza di genere, i matrimoni forzati etc…

La formazione dovrebbe essere presa come un corpo duttile, tentacolare, capace di raggiungere, spaziare e avvalersi di esperienze diverse da ogni parte del mondo.
Da scrittrice e mediatrice, posso dire con assoluta certezza che l’accesso a informazioni di una certa importanza e delicatezza attraverso forme di comunicazione alternativa, sono di gran lunga più efficaci al fine di creare un terreno di dialogo e confronto. L’Arte risponde a pieno a questa esigenza. Con i suoi più diversi linguaggi, la poesia, il teatro, la danza, la musica, il cinema, l’arte può diventare la risorsa primaria del cambiamento, più di qualunque lezione di stampo tradizionale.

Incontrare l’artista crea empatia. Si abbatte la barriera del ruolo che esiste tra educatore e studente. Strumenti come la parola, il movimento corporeo, il suono, la visione innescano un interessante e rapido processo di identificazione. In questo modo, le informazioni vengono recepite dallo studente prima attraverso l’ampio spettro delle emozioni e in un secondo momento elaborate su un piano più nozionistico. Insegnanti, studenti e artisti/attivisti possano dare vita ad un sistema di apprendimento che riuscirebbe a stimolare non solo la curiosità dei ragazzi ma anche ad aiutarli a empatizzare con il tema proposto, senza l’ombra di pregiudizi e stigmatizzazioni che spesso la società offre attraverso i media e sistemi educativi tradizionali.

La performance artistica e l’attività laboratoriale sono le due strade da intraprendere per coinvolgere gli studenti in un percorso conoscitivo dove sia possibile acquisire consapevolezza sull’argomento proposto, dialogare, confrontarsi, scambiarsi esperienze, creare possibili nuovi linguaggi che permettano di sradicare false convinzioni, stereotipi, tabù e condividerli in un raggio più ampio di relazioni come la famiglia e gli amici.

In un mondo globalizzato dove siamo tutti abituati a fruire un quantitativo enorme di informazioni e di immagini, resta difficile, soprattutto nei giovanissimi, selezionare, scegliere, estrapolare quelle informazioni che possono essere formative della personalità e permettere al singolo di crearsi un bagaglio di conoscenze eterogeneo e compatibile con i continui cambiamentti sociali che inevitabilmente richiedono la conoscenza di tematiche e questioni non tradizionalmente appartenenti alla nostra cultura-società.

Per aprire uno spazio sul tema delle MGF, agli studenti non serve una lezione di antropologia sociale, serve entrare nel merito umanamente facendo affidamento sulla capacità di emozionarsi e di indignarsi di fronte alle ingiustizie guidati dall’armonia che il mezzo artistico è in grado di bilanciare. Serve dare vita ad uno spazio senza barriere, uno spazio neutro che fornisca a ciascuno indizi su quale sia la strada da intraprendere ad esempio, in questo caso, nella lotta alle MGF, per essere condivisa.

Studenti preparati necessitano di insegnanti preparati (la loro formazione è prioritaria). L’insegnante deve diventare una figura rilevante in grado di sostenere le ragazze mutilate e quelle a rischio. Ai dirigenti scolastici spetta il coraggio, la determinazione, la passione e l’intenzione di spezzare il ciclo normativo classico e aprire i propri istituti ad un nuovo ciclo di apprendimento, se vogliamo informale diventando un complemento essenziale nella formazione umana di ragazzi e insegnanti.

[…]

 

 

ARTISTI CONTRO LE MGF

Il ruolo dell’artista è esattamente uguale al ruolo dell’amante. Se ti amo, devo essere cosciente delle cose che non vedi.

JAMES BALDWIN

Le storie, lungi dall’essere semplici voli della fantasia o strumenti del potere politico, ci ricollegano al nostro passato, ci offrono una chiave critica per comprendere il presente, ci permettono di concepire un futuro diverso, di vedere la nostra vita non solo così com’è, ma anche come dovrebbe o potrebbe essere

AZAR NAFISI

 

VOCI DI LOTTA PER UN MONDO GIUSTO

In tempo di distruzione, crea qualcosa.

MAXINE HONG KINGSTON

“Get up, stand up, Stand up for your rights. Get up, stand up, Don’t give up

the fight.”

BOB MARLEY

Ogni uomo deve decidere se camminerà nella luce dell’altruismo creativo o nel buio dell’egoismo distruttivo. Questa è la decisione. La più insistente ed urgente domanda della vita è: “Che cosa fate voi per gli altri?… Ignorare il male equivale ad esserne complici.

MARTIN LUTHER KING jr

Da artista e raccontastorie, ho scelto anche io di dedicare il mio immaginario e la mia espressività per dare voce a chi non ce l’ha o per offrire uno spazio nel quale confrontarsi su tematiche difficili.Bob Marley cantava get up, stand up for your rights. Quale esistenza non sente il bisogno di difendere i propri diritti e con essi i diritti di coloro a cui vengono negati e che magari sono mpossibilitati a difendersi. Non serve essere vittime di un’ingiustizia per sentirsi impegnati, per alzare la mano, per far sentire la voce. Non serve vivere nella povertà e nella violenza per prendere posizione e reagire. Vivere in un mondo giusto è responsabilità di tutti. La lezione di Publio Terenzio Afro[1]: Homo sum: humani nihil a me alienum puto, ovvero “Sono un uomo: nulla che sia umano mi è estraneo”, è molto importante soprattutto in tempi così difficili come quelli odierni, in cui siamo i testimoni oculari di conflitti, ingiustizie, violenze, abusi e in cui i principi della morale sembrano aver abbandonato le rive dell’umanità. Quando ero bambina, in Sudafrica, respiravo l’entusiasmo della mia seboledi [2] Sera, quando raccontava di un futuro che sarebbe stato un’isola felice in cui gli uomini di quella terra antica avrebbero vissuto secondo lo spirito dell’ubuntu. Nel suo sguardo c’era la certezza che quel futuro sarebbe presto arrivato, pregava di poterlo testimoniare. Siamo tutti membri della stessa specie, quella umana e in quanto tale dovremmo poterci sentire al sicuro quando un altro essere umano, lontano da noi, alza la sua voce per difendere i nostri diritti, la nostra vita. L’empatia, la solidarietà, l’indignazione, il senso di giustizia, la morale e la dignità che vorremmo vedere riflessa negli occhi di ogni essere umano, è un compito che ci appartiene, è una vocazione che dobbiamo scoprire e riscoprire. Ciascuno può scegliere il modo che più gli appartiene, l’impegno civile per una società equa e giusta può essere raggiunto percorrendo innumerevoli strade. Io ho scelto quella artistica perché sono una narratrice. Sono cresciuta ascoltando storie che venivano dal karoo e dal veld, storie di sopravvivenza, di lotta, di morte, rinascita, di amore, di fedeltà e onore. Sono cresciuta cullata dal ritmo di lingue diverse dalla mia, eppure vicine da farle mie. L’empatia con cui il narratore connette a universi emotivi distanti tra loro è di incalcolabile valore. Lo scrittore Salman Rushdie richiama gli artisti ad una responsabilità ineluttabile quando dice: Se vuoi raccontare storie mai dette, se vuoi dare voice a coloro che non ce l’hanno, devi trovare il linguaggio giusto per farlo. Questo vale per i film, la prosa, per i documentari, l’autobiografia. Usa il linguaggio sbagliato e sei muto e cieco.

Anche la lotta contro le MGF vede artisti impegnati nell’opera di sensibilizzazione. La scelta di usare l’arte come mezzo per veicolare informazioni, denunciare le ingiustizie, lottare per una società libera e uguale per tutti, ha il grande merito di riuscire a mettere in relazione persone diverse con tematiche spesso difficili da trattare altrimenti. Da sempre la letteratura, la musica, la pittura, il teatro, la poesia hanno rappresentato forme di lotta possibile contro regimi totalitari, contro dittature, contro le diseguaglianze sociali, contro il razzismo e la violenza. In questo mio lungo viaggio artistico sulle MGF, ho avuto il privilegio di incontrare numerosi colleghi artisti impegnati in questa importante battaglia contro le MGF.

Ex schiavo affrancato e commediografo berbero 184-185 a.C. – 159 a.C .
In Sesotho, bambinaia.

 

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Bafing Kul

“La donna non ha bisogno di essere mutilata per provare il suo coraggio e la sua dignità”

Bafing Kul nasce a Bamako, da una nobile famiglia di Segou, nel Mali. Qui inizia la sua carriera come musicista militante. Sensibile alla problematiche del suo paese e alle importanti ingiustizie sociali che accomunano tanti paesi africani: l’emancipazione della donna africana, i bambini soldato, la schiavitù, i matrimoni forzati, la corruzione, le diseguaglianze economiche e le mutilazioni genitali femminili (canzone Eh! Eh! Eh! Eh!, nella versione inglese Little Girls of Africa). Il suo impegno contro le MGF lo ha costretto ad allontanarsi dal Mali a causa delle minacce ricevute degli integralisti islamici.

Nel 2002 si stabilisce in Francia dove lavora per la CAMS- Commission pour l’Abolition des Mutilations Sexuelles (Commissione per l’abolizione delle Mutilazioni Sessuali). Kul unisce i ritmi tradizionali del suo paese con la musica reggae tanto da definire la sua musica “appolo reggae”. Si definisce un musicista militante per i diritti dell’umanità, riconoscendo nella musica l’unica arma contro l’ignoranza e i fondamentalismi. I suoi album sono: Africa Paris e Yelen.

In Mali il 92% delle donne è vittima delle MGF. Il 50% delle ragazze si sposa a 16 anni e all’età di 17 il 46% di esse sono già madri. L’81% delle donne (il 63% degli uomini) non ha ricevuto alcun tipo di istruzione. Il 94,8 % della popolazione è musulmana. In Mali la lotta alle MGF inizia una trentina di anni fa, nonostante questo ancora oggi non esiste una legge specifica che mette al bando le MGF. Nel 2002 l’allora presidente Alpha Oumar Kounaré, presentò una proposta di legge per mettere al bando le MGF ma con scarso successo. Il fallimento dell’iniziativa viene attribuito alla mancanza di consapevolezza e volontà politica. Nel 2007 il Piano Nazionale per lo sradicamento delle MGF ha indicato che questa pratica venga proibita con l’articolo 166 e 171 del codice penale. Per paesi come il Mali, dove nonostante si siano intraprese già da tempo iniziative contro le MGF, è importante al fine di comprendere le ragioni che rendono le MGF difficili da sradicare, la complessa struttura sociale del paese. Si tratta di una società patriarcale poligama che contempla anche un sistema di caste condiviso da diversi gruppi etnici del paese in cui l’uomo mantiene, ad ogni livello della sfera sociale, un ruolo di predominio.

VALENTINA MMAKA- Bafing, puoi raccontarmi qualcosa della tua infanzia in Mali? Com’era la tua famiglia? Chi ti ha incoraggiato a diventare un artista?

BAFING KUL – Non è facile per me parlare della mia infanzia, l’aspetto positivo è che ho avuto la grande fortuna di poter andare a scuola e di aver vissuto sia nelle zone rurali che in città, quindi posso dire di conoscere molto bene due aspetti fondamentali e diversi del mio paese, quello rurale e quello urbanizzato.

Comprendere le differenze sociali del paese è fondamentale anche per il mio attivismo.

VALENTINA MMAKA– Quando hai capito che la musica poteva giocare un ruolo importante per dare voce a chi non ne ha?

BAFING KUL – Ho deciso di fare musica per poter cantare le realtà della mia società e del mondo in generale che è costantemente confrontato da tante ingiustizie: la questione dei diritti delle donne, la corruzione degli stati, il diritto all’educazione per tutti, la salute e l’autosufficienza alimentare. Non posso non sentirmi investito di questa responsabilità, ho la fortuna di essere un artista e di poter arrivare al cuore di tante persone e non solo per divertire e intrattenere ma anche e soprattutto per far riflettere.

VALENTINA MMAKA– Gran parte del tuo lavoro è dedicato a sollevare l’attenzione sulle grandi questioni che interessano il continente africano: i bambini soldato, l’emancipazione femminile, la schiavitù, la corruzione, la guerra, le MGF. Quando hai cominciato ad interessarti alle MGF?

BAFING KUL – Ho fondato il mio primo gruppo in Mali all’età di 15 anni e a partire dal 1998 ho cominciato a interessarmi alle MGF che per me sono una vera e propria ingiustizia, per nessuna ragione si dovrebbe mai intaccare l’integrità di un’altra persona. Nessuna società potrai mai essere giusta fino a quando le donne non avranno gli stessi diritti degli uomini.

VALENTINA MMAKA– Hai scritto una canzone per dire di NO alle MGF, “Eh! Eh! Eh! Eh!” Com’è nata la canzone?

BAFING KUL – È nel 1998 che ho cantato per la prima volta questa canzone prima di farne un remix nel 2011. Al suo debutto, è stata ben accolta dalle associazioni militanti che si impegnano per l’eliminazione delle MGF. Sono i religiosi e i conservatori che non l’hanno apprezzata molto, bloccando qualsiasi iniziativa mirata a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle mutilazioni e costringendo lo stato del Mali a proibire tutte le campagne pubblicitarie sui media pubblici che parlavano di MGF.

VALENTINA MMAKA– Cosa pensa la tua famiglia delle MGF? Come ha reagito la tua famiglia al fatto che ti opponi a questa pratica che ha una incidenza tra le più alte in Mali?

BAFING KUL – La mia famiglia mi ha sempre sostentuto in questa lotta, mi ha solo messo in guardia sulle difficoltà che avrei incontrato una volta intrapresa questa battaglia.

VALENTINA MMAKA – E quali sono state le reazioni dei tuoi amici e delle tue comunità al tuo attivismo?

BAFING KUL – Una parte dei miei amici mi ha sostenuto fin dal principio e un’altra parte pensava che era un argomento troppo delicato da affrontare.

VALENTINA MMAKA– Di cosa necessitano i paesi praticanti le MGF nel mondo per sradicare questa pratica?

BAFING KUL – Per sopprimere questa pratica, i politici devono prendersi le loro responsabilità. In tanti paesi sono attivi progetti e campagne di sensibilizazzione, pero’ spesso in Mali, i politici non riescono a legiferare né a parlare pubblicamente di questa questione.

VALENTINA MMAKA– Di cosa necessitano i paesi dove sono presenti le MGF nel mondo per sradicare questa pratica?

BAFING KUL – Per sopprimere questa pratica, i politici devono prendersi le loro responsabilità. In tanti paesi sono attivi progetti e campagne di sensibilizazzione, pero’ spesso in Mali, i politici non riescono a legiferare né a parlare pubblicamente di questa questione.

VALENTINA MMAKA– Ci sono diverse ONG occidentali che lavorano in molti paesi dove si praticano le mutilazioni. Cosa pensi del loro tentativo di cambiare ciò che è “culturale” e “tradizionale”?

BAFING KUL – Penso che le ONG occidentali possano sostenere le associazioni locali ma sono queste ultime che dovrebbero andare sul campo a educare, formare, informare.

VALENTINA MMAKA– Diversi paesi in Europa così come in Africa, negli Stati Uniti esistono leggi che puniscono penalmente chi pratica le MGF. Tuttavia nonostante l’esistenza di queste leggi, le mutilazioni continuano ad essere praticate. Qual è l’importanza di avere una legge?

BAFING KUL – Non sono contro la criminalizzazione della circoncisione femminile, l’ONU può votare delle risoluzioni ma finché i politici locali non prenderanno le loro responsabilità, nessuna risoluzione o trattato potrà cambiare la situazione. Occorre informare, educare e progettare insieme una società diversa.

VALENTINA MMAKA– L’immigrazione ha contribuito alla diffusione delle MGF a livello globale. Credi che gli immigrati possano rappresentare un ruolo chiave come mediatori per sensibilizzare le comunità nella diaspora?

BAFING KUL – Certamente, gli immigrati possono aiutare a sensibilizzare la gente dentro e fuori la propria comunità. Io abito in Francia da dieci anni e insieme ad un gruppo di persone ho dato vita ad un’associazione chiamata “Mélodie du Monde”. Attraverso quest’associazione organizziamo molti eventi in Francia e in Mali finalizzate all’abbandono delle MGF. Abbiamo lanciato la campagna: “cartellino rosso alla circoncisione femminile” che ha avuto luogo in Mali.

VALENTINA MMAKA – In diversi paesi africani e anche in altri continenti, ci sono persone progressiste che mettono in discussione questa pratica ancestrale. Ad esempio Aminata Ballo, ex exiceuse di Segou o l’Imam El Hadj Zoumana del villaggio di Tingolé. Entrambi sostengono che le MGF vanno messe al bando e lavorano oggi per educare la gente a un rinnovamento culturale. Zoumana ha ammesso di aver trovato enormi difficoltà a parlare pubblicamente di MGF in quanto sono un argomento tabù e dice di aver ricevuto attenzione solo quando una ragazza al villaggio è morta a causa di una emorragia a seguito del taglio. Quanto è importante la presenza degli uomini in questa causa?

BAFING KUL – Gli uomini hanno un ruolo importantissimo in questa lotta perché la società africana è una società essenzialmente patriarcale. Sono convinto che se domani gli uomini in Mali decidessero di mettere al bando le MGF, nessuno le praticherebbe più. Per questo la presenza degli uomini in questa battaglia è un tassello fondamentale di questa causa.

VALENTINA MMAKA– Secondo una recente statistica 40 villaggi in Mali avrebbero abbandonato la pratica. Pensi sia un segnale perché il paese cambi e decida di abbandonare le MGF?

BAFING KUL – In futuro questo potrà essere possibile, ma al momento, finché i politici rimarranno indifferenti al problema e non ne riconosceranno la gravità, resta un futuro lontano.

VALENTINA MMAKA– È molto tempo che vivi in Europa, secondo la tua esperienza in che modo sono percepite le MGF in Francia per esempio dove vivi?

BAFING KUL – In Francia la maggior parte degli immigrati africani sa che le MGF sono proibite in Francia quindi anziché praticarle qui, molti sono tentati di farlo nel proprio paese quando tornano per fare visita ai parenti, ad esempio.

VALENTINA MMAKA – Qual’è il tuo sogno più grande come artista-attivista?

BAFING KUL – Spero che molto presto le donne di tutto il mondo prendano coscienza dei loro diritti rivendicandoli senza paura, abbandonando una volta per tutte le MGF.

 

Brani ripubblicati dal libro “The Cut”, di Valentina Mmaka, 2016, Per gentile concessione dell’autrice.

Foto in evidenza a cura di Valentina Mmaka.

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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