da “Till Damaskus” – Mani (Marie Silkeberg)

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oggi ho realizzato  l’animazione con la pistola appesa a un chiodo e sparava….

 

 

 

 

 

fermo. fantasma. ospite. trasparente come il cristallo. diversi lenzuoli bianchi. Raramente. un tipo di rapporto erotico di resistenza e abbandono. non era certo un fantasma che saliva le scale. senza ali. formule di pathos. con l’esterno che faceva da anima. interpretava l’oracolo in maniera eccessivamente interminabile. un io con un appetito insaziabile per il non io. quello che si nasconde. nel tempo. che lo spazio non può manifestare. questi strani flashback. neppure il cerchio

 

 

 

 

domani arriva  da me il tecnico specializzato e alle 8 vado a mosca

 

 

 

 

 

 

 

testi paralleli. sezioni

 

 

 

 

 

 

 

 

la cosa più importante è il ritmo del luccichio abbinato al suono (la tua voce, vecchio vinile, i rumori della città etc.) le lettere sulle mani e sulle facce

 


 

 

 

 

 

esplosioni violente. pupilla dilatata. addormentarsi in qualche microsecondo. come se fosse spento il cervello. in lunghe frasi in inglese. per la prima volta. la prima mano. la visione. la moltitudine. alla serratura della civiltà. dormire nei buchi sotto gli edifici. continua a muoverti. sai tutto questo. non lo so. il piccolo buco dove entra. l’uscita dove fa a pezzi il cranio. la mano che indica. il corpo dall’altra parte della strada. un ammasso grigio. se corri a zig zag. forse. il movimento. un originale. sta nevicando. grossi fiocchi di neve. in ogni tono. la sua voce. non quella dell’animale. non quella della strada. i frammenti di vetro. lo svegliarsi la notte. la sua notte. che tutto viene rimescolato nella finzione. la realtà, nel ricordo del massacro. quello che è successo. chi è stato responsabile. l’oblio. la repressione. la negazione. l’analisi spettrale. come analisi spettrale. gli oggetti di confronto. fare giustizia. non so. non so. l’arte di far parlare diverse volte una sola parola. maledettamente culturale, vero?

 

 

 

ha parlato dello strato. tenuto in equilibrio dalle autorità. per mantenere questa élite a un livello accettabile per le autorità, un livello che potevano e possono accettare. generazioni di élite. dice. mi piace molto come gesticola. quando parla. mentre descrive in maniera incisiva quanto è sottile quello strato. la rottura geopolitica. nella materia densa. il tunnel. essere sepolti vivi. farsi strada per uscirne. un unico raggio di luce. diventare questa forza primitiva. fuori. su. diventare un tutt’uno con essa. recuperare all’interno. quando tutto diventa un’intermittenza. scivolare. le immagini esterne penetrano troppo in profondità quelle interne. solo allargare e allargare. colpire lo stesso punto. o un movimento più delicato. morbido, veloce, imprevedibile. improvvisamente manca il paesaggio. Le invidio il suo paesaggio. sì. cerco quei posti in cui il rivestimento della lingua non sia tanto denso. dice. dove c’è una membrana più sottile. ero totalmente nelle tue mani. connessione segreta. la parola che utilizza. connessioni. quasi. la lingua infranta. la narrativa infranta. germania. russia. la storia degli imperi. la sensibilità. l’intelligenza. la relazione tranquilla. alla genialità. l’ipersensibilità. la passione della lingua. la sofferenza. dove nessuno voleva capire. nessuno voleva tirare le somme. lo spazio della lettura. le stelle gialle di Betlemme. sigurd. i lamenti. la vendetta. maree di rifugiati in turchia. le forze speciali russe dentro il paese. siria. I contorni in fiamme. così. così come sei. nella mia.

 

 

 

una donna che indossa un vestito rosso squillante sta in mezzo alla strada con uno striscione. tutta sola. fermate il massacro. agita lo striscione tra le macchine. pioggia sulla strada. umidità nell’aria. l’oscurità del tedio. non la velocità dell’umorismo. il suo movimento imprevedibile. si alza rapidamente. trenta osservatori di pace. diciotto morti. un giorno. nel corso di un giorno. durante la tregua. ho assistito all’arma che penetrava nel ferro. il triangolo privo d’aria. il gas che si formava. la pallottola che rotolava. il modo in cui è penetrato dentro l’acciaio grosso quasi 12 centimetri. il veicolo blindato. si è messo a ruotare. continua a ruotare. nella notte di aprile. i non morti. attorno al cuore. il busto. il film, dice, molte volte. l’immagine che scorre. una membrana laccata di nero, lampeggiante. lunghi silenzi. sirene da nebbia. fusioni. non ci sono repliche. solo in avanti. il silenzio e la ferita della lingua. tabù. vuoto. la lingua dei gesti. degli ospiti. che trapasserà la pelle. lo sguardo vuoto. attrezzature di sorveglianza. soldi sporchi di sangue. gli stupri sistematici. sessantamila. cifre. non nomi.

 

 

accordi di fuoco per tutta la campagna. impossibile estinguerli. l’anno prossimo non c’è pane. diversi chilometri. provincia di idilib. servizi di sicurezza. i cecchini. ho visto i gabbiani sull’acqua scura. il cielo notturno estivo riflesso. campi soleggiati. fuori dalla città. qualche minuto. miglia nautiche. forse la gravità. nel sentire. la paura. in proporzione a. le notti bianche. la luce crescente. gli uccelli marini. le sfumature di gradazione. le piume. parole ferite. il pozzo. qualcosa di più profondo. le lacrime improvvise. devi agguantarlo. in inverno. il paesaggio invernale smisuratamente bello. o qualcosa di molto più instabile. lo stesso movimento. l’aspettativa. la speranza. il non luogo. così nettamente delineato. l’immagine dei bambini morti. hama. le gole tagliate. con i coltelli. cinquanta. ammucchiati tutti insieme per terra. la coperta. il sangue secco. gli occhi spalancati. vuoti. l’angolo tra corpo e testa. Le scie di sangue sulla faccia. puoi vedere che cos’è, domanda quello. indicando un’altra immagine. la vedo. un bambino salta. al centro. si sofferma in alto, al centro. in alto, diversi, molte lunghe file di corpi avvolti nel sudario bianco. la vita e la morte, dice. che strana immagine. come se giocasse.

 

di Marie Silkeberg,  tratto da Till Damaskus, Albert Bonniers Forlag 2014

Traduzione italiana di Pina Piccolo, dalla traduzione inglese di Frank Perry.

 

 

Cortometraggio di Videopoesia “Snow” (2014) di Marie Silkeberg in collaborazione con Ghayath Almadhoun.

 

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Nata nel 1961 in Danimarca, Marie Silkeberg vive in Svezia ed è poeta, traduttrice, scrittrice e realizza cortometraggi di videopoesia. Ha pubblicato sette raccolte di poesia, la più recente Till Damaskus  per Albert Bonniers Förlag, 2014. Ha tradotto in svedese Susan Howe, Rosmarie Waldrop, Marguerite Duras e Inger Christensen e attualmente lavora alla traduzione del libro  di Claudia Rankine Citizen. I cortometraggi basati su poesia The City (2012) , Your Memory Is My Freedom (2012), The Celebration (20123) e Snow (2015) sono stati realizzati in collaborazione conil poeta siro-palestinese Ghayath Almadhoun. E’ docente di scrittura creativa all’Università di Gothenburg ed è attualmente docente in visita di studi culturali all’Università della Danimarca del Sud.

 

Foto in evidenza di teri Allen-Piccolo.

Foto dell’autrice a cura di Marie Silkeberg.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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