da “Orme di piedi nudi nell’anima”, di Monica Amaducci

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Me ne vado

Me ne vado davvero

questa sera.

Ti lascio

il tuo giornale

e i tuoi silenzi.

 

Mi riprendo quelle mie

sciocche, inutili,

farfalle colorate

che volavano al soffitto

e che tu, nei giorni,

schiacciavi contro il muro

come fossero zanzare.

 

 

Il pesco è fiorito

E non mi lascerò

scivolare via, no,

neppure ieri,

neppure oggi,

neppure qui,

dentro questo biancore.

 

Il contravveleno

squassa, goccia amica,

le gambe fatte molli,

mi prende,

la nausea, aggredisce,

 

ed io, alla bellezza,

alla vita,

ancora più forte

mi aggrappo,

mi appiglio.

 

La tua mano

mi stringe.

 

Fuori

il pesco è fiorito.

 

 

Grazie

Grazie per le tue mani

che mi hanno stretta

nelle notti, vincendo draghi,

strangolando incubi.

Grazie per le parole dette,

per il coraggio dei silenzi

quando sapevi seppellire

suoni, in fondo al cuore.

Per le fiaccole accese

nelle sere piovose,

per i giorni incendiati

di mille colori,

grazie per l’impronta

che mi lasciavi, di te.

Tu che rimanevi

ostinato, a intrecciare

fili d’amore

in un morbido nido.

 

Grazie

perché non odorava

di gabbia, grazie

per l’albero ombroso

che eri, ove riposarsi.

 

 

Schemi collettivi

Balle, balle raccontate

ogni giorno meticolosamente

tra strette di mano

e falsi sorrisi, smorfie.

 

Filate con finte parole

all’arcolaio di frasi scontate.

 

Balle grandi, enormi,

gonfie come dirigibili,

di miti e di eroi, colori,

di principi e di confini.

 

Balle di quanto è male

lustrate da assolute verità.

 

Balle pesanti come ferro,

distribuite a sbarre.

 

 

 

Un bambino

Bisogna ascoltarlo

un bambino che tace

guardando lontano

e tormenta le mani

il sasso nel pugno e,

a terra, sfuggito,

il filo del mondo.

Venuto fagotto dal cielo

o dal grido dell’onda

bisogna ascoltarlo

un bambino che chiede

in silenzio, caparbio.

E dargli le ali

dentro un abbraccio.

 

 

 

 

Non dimenticare, figlio mio

Non dimenticare

di guardare il cielo,

ogni tanto

lasciando stampare

con forza l’impronta

nel cuore.

 

Bellezza.

Lascia che trafigga

violenta. Da colmarne

gli occhi, dissetarne

l’anima. Da ricordare.

 

Lascia

che il tuo sguardo

segua ogni linea,

accarezzi ogni lieve

tono, infinito,

di grigi

 

squarciati ora

da bagliori improvvisi.

 

E sii anche tu

fuoco ardente

e vento, e saetta

in mezzo alle nubi.

 

Indugia al tramonto

tra contorni di luce

e macchie arrossate

nel mescolìo di colori.

 

Dritto dagli occhi

a struggere il cuore.

 

E senza timore

danza anche tu

l’emozione vibrante

 

fatti valanga

di passioni e d’amore.

 

Non dimenticare,

figlio mio,

di guardare il cielo,

ogni tanto.

 

Da “Orme di piedi nudi nell’anima”, Il Ponte Vecchio 2018,per gentile concessione dell’autrice.

 

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Monica Amaducci vive a Cesena dove lavora in qualità di insegnante. Ha pubblicato Afonie, il primo titolo della collana di poesia edita dal Ponte Vecchio (Cesena 1993), con la presentazione del maestro Renato Turci . Ha partecipato con una propria sezione all’antologia Voce Donna (Il Vicolo di Cesena) e dopo essersi interessata di poesia visiva, con Cesare Padovani, ha esposto proprie opere alla rassegna Rapsodie di Lune a San Marino. Ha scritto testi di satira sociale, recitati in pubbliche manifestazioni, e due testi teatrali, rappresentati da compagnie amatoriali: Labirinti (presentato anche al Plautus Festival di Sarsina) e, per un progetto europeo, Super Mario, presso alcune scuole superiori. Nel marzo 2018 ha pubblicato il libro di poesie Orme di piedi nudi nell’anima, (editrice Il Ponte Vecchio) con l’introduzione di Gianfranco Lauretano.

 

Foto dell’autrice a cura di Monica Amaducci.

Foto in evidenza di Tracy Allen.

Riguardo il macchinista

Walter Valeri

Walter Valeri, MFA, MAXT/ART Institute at Harvard University in drammaturgia. Ha fondato nel 1973 a Cesenatico la rivista Sul Porto, del fare cultura in provincia. È stato assistente personale di Dario Fo e Franca Rame dal 1980 al 1995. Nel 1981 con Canzone dell’amante infelice (Guanda) ha vinto il premio internazionale di poesia Mondello. Nel 1985 a Londra ha fondato e diretto la rivista indipendente Il Taccuino di Cary. Nel 1990 ha pubblicato Ora settima (Corpo 10) con la presentazione di Maurizio Cucchi. Ha scritto vari saggi fra cui Franca Rame: a woman on stage (Perdue University Press,1999), An Actor’s Theatre (Southern Illinois University Press 2000), Donna de Paradiso (Editoria & Spettacolo 2006), Dario Fo’s Theatre: The Role of Humor in Learning Italian Language and Culture (Yale University Press, 2008). Ha fondato e diretto dal 2000 al 2007 il Cantiere Internazionale Teatro Giovani realizzato dalla Città di Forlì e Università di Bologna. Nel 2005 ha pubblicato l’antologia di versi Deliri Fragili (BESA). Ha tradotto vari testi di poesia, prosa e teatro, tra cui RequiemTedesca di James Fenton, Carlino di Stuart Hood, Adramelech di Valére Novarina, I Ciechi di Maurice Maeterlinck, Knepp e Krinski di Jorge Goldemberg, Nessuno Muore di Venerdì di Robert Brustein. Nel 2006 ha fondato il Festival internazionale di poesia Il Porto dei Poeti. Ultimi versi pubblicati Visioni in Punto di Morte (Nuovi Argomenti, 54, 2011), Another Ocean (Sparrow Press, 2012), Ora settima (seconda edizione, Il Ponte Vecchio, 2014), Biting The Sun (Boston Haiku Society, 2014), Haiku: Il mio nome/My name (qudu edizioni, 2015). Collabora alla rivista teatri delle diversità e Sipario. È membro della direzione del The Poets’ Theatre di Cambridge. Vive negli Stati Uniti e insegna al Boston Conservatory e MIT.

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