da “La macchina sognante- 1. Letteratura, progetto e disordine (Julio Monteiro Martins)

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La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là d’ogni possibilità di realizzazione. (Italo Calvino, Lezioni americane, 1988 – postumo)

Un capolavoro letterario non è altro che un vocabolario in disordine. (Jean Cocteau, Le Potomak, 1919/24)

JMM – Innanzitutto vorrei dirti che mi sembra un’idea fantastica questa tua di proporre degli aforismi su tante tematiche diverse, invitandomi a riflettere e a confrontarmi con questi “cristalli” del pensiero dei grandi scrittori del passato. È come un invito a ballare (un valzer? un tango? una tarantella?) questa ricerca di comunicazione e di armonia tra presente e passato.

Elias Canetti diceva che gli scrittori sono gli unici esseri umani che fissano tra di loro un appuntamento tra duecento anni per discutere di un argomento in sospeso. Penso che questo sia proprio il nostro caso, in questo dialogo. Solo felice quindi di poter dialogare con loro attraverso di te, mediatrice ideale. Ora mi alzo e cammino verso il centro del salone, perché il nostro ballo sta per iniziare.

Sui nostri «obiettivi smisurati»… sì, Calvino ha ragione, ma io sarei ancora più radicale: la letteratura non solo «si pone» questi obiettivi, ma è essa stessa un obiettivo smisurato. Indipendentemente dalle ambizioni folli o ragionevoli di un’opera particolare, di un progetto irrealizzabile, è l’atto letterario, la creazione di mondi alternativi, di vite e di persone che non esistono ma che sarebbero potute esistere – e che come possibilità non avvenuta dell’esistenza diventano emblematiche dell’esistenza stessa – a essere qualcosa di immenso. La pulsione dello scrivere e l’atto letterario saranno forse più grandi della vita nelle loro proposte di partenza, ma il loro risultato molto spesso rimane al di sotto delle aspettative.

Non penso, come dicono in tanti, che la letteratura narri il particolare per così parlare del generale, bensì che in essa generale e particolare risultino indistinguibili, formando un tutt’uno, un po’ come il dogma cattolico dell’onnipresenza del divino nel cosmo ma anche in ogni cosa particolare. Nelle galassie così come in un insetto che striscia sotto l’erba di uno dei loro pianeti.

Nelle debolezze del personaggio, nelle piccole azioni del caso o del destino all’interno della narrativa, è concentrata l’umanità intera e il disegno dell’esistenza o la sua angosciosa assenza. Per questo, perché è presente nell’uomo che scrive l’istinto ineluttabile verso lo smisurato e la profondità, la letteratura è destinata a diventare sempre più la principale dispensatrice di senso del nostro tempo – svolgendo il compito che un giorno fu della religione, della magia, dell’ideologia o del “senso comune” con i suoi stereotipi e preconcetti radicati – e i suoi lettori e scrittori sono destinati a diventare una grande comunità di senso, e perché no, attraverso la comunicazione globalizzata, anche una comunità di vita, almeno nella sua dimensione virtuale che spesso oggi è quella più appagante.

Già il «vocabolario in disordine» di Cocteau è una metafora potente, che probabilmente allude al livello di trasgressione delle forme e delle strutture letterarie tradizionali necessario per dare vita a qualcosa di radicalmente originale, ciò che lui chiama «un capolavoro». Dietro questo pensiero c’è una verità – che il nuovo assoluto non emergerà mai da forme vecchie e logorate, e che ordini più complessi rischiano di confondersi con il disordine e il caos – ma c’è anche un suo limite storico, poiché Cocteau l’ha scritto nell’apice del pensiero moderno, nel primo Novecento, quando nell’arte tutto puntava verso la decostruzione e al sano smantellamento della tradizione ottocentesca. La trasgressione formale era allora all’ordine del giorno e non di rado diventava un valore in sé, a scapito della rappresentatività e addirittura dell’intelligibilità dell’opera.

Si può interpretare anche questo «vocabolario in disordine» a partire dal fatto che, nell’economia interna “esplosiva” di un capolavoro c’è uno spostamento di senso e un potenziamento poetico di ogni parola, che s’illumina diversamente dal solito all’interno della macchina sognante che è una grande opera letteraria.

 

Tratto da “la macchina sognante” di Julio Monteiro Martins, Besa, 2015. Ripubblicato per gentile concessione degli eredi.

 

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Julio Monteiro Martins a Bologna, settembre 2013.

Foto in evidenza di Melina Piccolo.

Foto dell’autore di Kirby Kaufmann.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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