da “Frontiere News”, La solidarietà? Non è “stare tutti sulla stessa barca”, di Rubén A. Gaztambide-Fernández, traduzione di Valerio Evangelista

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La solidarietà? Non è “stare tutti sulla stessa barca”

di Rubén A. Gaztambide-Fernández – Docente di pedagogia presso l’Ontario Institute for Studies in Education, University of Toronto
Articolo originale pubblicato nel sito di Frontiere news  il 25 maggio 2020. Per leggerlo nell’originale cliccate qui.

Ricercatori di tutto il mondo sono coinvolti in una collaborazione senza precedenti per testare trattamenti sperimentali per il COVID-19. Quando il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ha annunciato l’iniziativa a metà marzo, l’ha definita “processo di solidarietà“.

In questa situazione ci sono stati diversi gesti di solidarietà un po’ ovunque, con i singoli individui che si sono fatti carico della responsabilità di aiutare chi è nel bisogno.

Queste azioni di solidarietà – condotte dall’OMS, da leader di governo e dai singoli cittadini – possono sembrare una risposta positiva e di buon senso alla crisi. Tuttavia, come segnala l’autrice americana Barbara Ehrenreich, anche fascisti, fanatici religiosi e nazioni in guerra si sono insinuati nella corsa alla solidarietà per far avanzare i loro programmi. Alcuni gruppi possono agire in modo apparentemente solidale mossi da obiettivi distruttivi.

Sebbene la solidarietà possa essere un bisogno umano fondamentale, non sempre è semplice inquadrarne i contorni. Per lavoro sono portato a studiare come la realizzazione della solidarietà dipenda dall’istruzione. Formare alla solidarietà richiede relazioni, intenzioni e azioni fondate su espliciti impegni etici e politici. Mi interessa capire come i valori su cui si basano questi impegni definiscono le differenze tra “noi” e “loro”.

Che ci troviamo di fronte a una pandemia, al riscaldamento globale, alla disuguaglianza salariale, al razzismo o alla violenza di genere, la solidarietà dipende dal modo in cui uniamo le forze. È definita da come comprendiamo e mettiamo in atto le nostre reciproche responsabilità e relazioni.

Ugualmente responsabile di un debito

La parola solidarietà ha le sue radici nella legge romana sulle obbligazioni. Le persone che si impegnavano a unirsi in solidum erano ritenute, per legge, ugualmente responsabili di un debito. Gli usi contemporanei del concetto risalgono alla Rivoluzione francese e all’ideale di solidarietà umana articolata da Pierre Leroux, filosofo e “campione del socialismo“.

Per Leroux, la solidarietà era necessaria per il benessere e la prosperità dell’uomo. Ma nel loro Manifesto comunista del 1848, Karl Marx e Friedrich Engels hanno concepito la solidarietà come espressione dell’esperienza condivisa e delle esigenze politiche specifiche della classe lavoratrice.

La solidarietà è stata anche un concetto centrale negli insegnamenti sociali cattolici dalla fine del 19esimo secolo. Appare in primo piano nella teologia della liberazione, in cui la solidarietà e la comunione con i poveri rappresentano un impegno spirituale fondamentale.

Questo breve percorso storico illustra che la solidarietà dipende dall’idea con cui identifichiamo il concetto di “noi”. Nel mio prossimo libro, esplorerò le sfide educative che sorgono quando viene invocata la solidarietà nelle società coloniali. Esaminerò ciò che accade quando la solidarietà è subordinata al fatto che gli altri sono più simili a noi, pensano più come noi e credono in ciò in cui crediamo noi.

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Solidarietà universalistica

Il filosofo tedesco Kurt Bayertz indica quattro declinazioni del concetto di solidarietà.

Il primo è quello della solidarietà universalistica, in virtù della quale tutti gli esseri umani hanno il dovere morale di operare insieme a beneficio di tutti. Ciò è implicito ogni volta che qualcuno dice “siamo nella stessa barca“.

Seppur convincente, questa visione della solidarietà ignora le differenze e il potenziale conflitto tra i bisogni e i valori dei diversi gruppi. Omette di considerare che l’impatto di una crisi non è lo stesso all’interno di gruppi diversi.

Solidarietà civica

L’essenza della solidarietà civica è che non è necessariamente presente un rapporto personale con coloro per i quali agiamo. La solidarietà civica comporta un impegno indiretto attraverso tasse o contributi di beneficenza. Anche praticare il distanziamento fisico è un atto di solidarietà civica.

La mancanza di un senso personale di connessione e reciprocità con coloro che beneficiano della solidarietà civica può compromettere gli sforzi di solidarietà, che possono portare alla necessità di un’applicazione legale.

Solidarietà sociale

La terza tipologia menzionata da Bayertz, la solidarietà sociale, si riferisce al modo in cui le società si uniscono e in cui determinati gruppi agiscono insieme come comunità per proteggere i propri interessi.

Secondo Stephen Maher della rivista Maclean, i sostenitori di Donald Trump avrebbero manifestato bassi livelli di solidarietà sociale nell’accettare la reazione iniziale del Presidente al diffondersi del virus.

Ma questo è fuorviante. I conservatori che sostengono Trump non sono affatto privi di solidarietà sociale. Piuttosto, il loro senso di solidarietà si fonda sulla fedeltà agli ideali di libertà dalle restrizioni. In questo contesto, proteggere le proprie risorse finanziarie e i propri investimenti è un modo per mantenere il proprio benessere.

Allo stesso modo, c’è un forte senso di solidarietà tra i gruppi religiosi conservatori che fanno affidamento alla fede cristiana – e non alla scienza – per proteggersi.

Qualsiasi tipo di programma politico, per potersi fare spazio, ha bisogno di un forte senso di solidarietà sociale.

Solidarietà politica

La solidarietà politica ruota attorno a questioni di disuguaglianza legate alla classe, al razzismo, al sessismo e ad altre forme di discriminazione. La solidarietà politica di solito coinvolge un gruppo che agisce a sostegno di un altro, anche se i gruppi potrebbero non essere ugualmente colpiti da ingiustizie.

La solidarietà politica solleva interrogativi sull’identificazione, il privilegio e la reciprocità, come espresso, ad esempio, dalla campagna #solidarityisforwhitewomen.

Tuttavia, il concetto di solidarietà politica è cruciale per affrontare il modo in cui le pandemie aggravano le disparità sociali esistenti. Ignorare questo aspetto mina infatti altre forme di solidarietà.

Tre aspetti critici della solidarietà

Qualunque sia la forma che invochiamo, è utile ricordare tre aspetti della solidarietà:

  • La solidarietà ha a che fare con le relazioni.
    Non possiamo essere soli nella solidarietà. Con chi siamo solidali e cosa definisce questa relazione?
  • La solidarietà ci impone di essere consapevoli delle posizioni che prendiamo.
    Qual è lo scopo della nostra solidarietà e da dove proviene il nostro impegno?
  • La solidarietà richiede azioni che potrebbero cambiarci e forse anche costarci sacrifici.
    Cosa siamo disposti a fare, e a cosa potremmo rinunciare, per garantire il benessere degli altri (a prescindere che siano simili a noi o meno)?
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Forme creative di solidarietà

È fondamentale riconoscere gli impegni etici e politici di cui dobbiamo farci carico, quando parliamo di solidarietà. Altrimenti, la solidarietà può “ribellarsi contro di noi”, come ha indicato Barbara Ehrenreich.

Ad esempio, soluzioni quali l’allontanamento fisico diventerebbero impossibili per comunità che hanno risorse insufficienti, come i senzatetto. Oppure, nazioni alleate come il Canada e gli Stati Uniti si troverebbero in conflitto poiché entrambe cercano di coprire il fabbisogno di dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari.

Sarà perciò sempre più importante essere chiari e netti sugli impegni etici e politici da prendere quando parliamo di solidarietà, ora che i governi ci chiedono di rinunciare ad alcune delle nostre libertà personali e civili, per contenere la diffusione del virus.

Queste restrizioni e il carattere globale dell’attuale crisi richiedono che anche noi consideriamo la solidarietà creativa.

Mentre la “crisi spalanca il senso di ciò che è possibile”, per citare la giornalista Naomi Klein, siamo costretti a immaginare nuovi modi di coesistere. Cogliamo questa situazione come un’opportunità per ripensare i nostri valori, le nostre intenzioni e le storie che raccontiamo su chi siamo, dove apparteniamo e con chi condividiamo un debito di solidarietà.


Questo articolo è stato pubblicato in inglese su The Conversation. Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista, con il permesso dell’autore.

Immagine di copertina: Foto ripresa da articolo in Frontiere news.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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