Cucendo le vele della luce – Poesie di David Gullette (trad. di P. Piccolo e W. Valeri)

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DISAFFIGLIAZIONE

Ancor prima d’essere morta tua madre viene verso te
dall’ombra dell’argine
gli occhi persi come quelli d’una sonnambula.
Persino ora mentre l’altra da sé è altrove

Mentre riempie d’acqua un bicchiere o rompe un uovo
allarghi le braccia aspettando che ti riconosca,
poi le richiudi ma lei t’attraversa
come il fumo la zanzariera.

In questo preciso istante se porti all’orecchio la cornetta nera
e senti al tuo fianco la sua voce mille miglia lontana
mentre parla del tempo e quando volare
persino adesso mentre cammini adagio lungo il muro

fissando lo guardo sul  mare piatto
per una barca che non tornerà mai a casa.

DISAFFILIATION

Even before she is dead your mother comes toward you
from the shadow of the seawall
her eyes blank as a sleepwalker’s.
Even now, as her other self is somewhere

filling a glass of water or breaking an egg
you stretch out your arms and wait for her to know you
and you close your embrace but she passes through
like smoke through a screen door.

At this very moment as you hold the black cradle to your ear
and hear her voice a thousand miles away at your side
going on about weather and when to fly,
even at such a time you pace the rim of the wall

gazing out over the flat sea
for a boat that will not come home.

MAGNAVOX

Finding a voice means that you get your own feelings
into your own words and that your words have
the feel of you about them.
—Seamus Heaney

Picaro precoce il poeta s’avvia
cercando il viaggio. È ogni anima
che incontra sfida e bacia.
È se stesso quanto un uccello
sia uovo. Cova parole che si si mangia
senza rimorso. Il suo canto è tutta la Hit Parade
in contemporanea. Le sue parole sono quelle dismesse
da un sé fratello che gli urla addio dal campo
dove il Nonno e la Nonna serrano il patrimonio genetico
cucendo le vele della luce.
E ogni volta che ritrova la voce gira pagina
guardando entrambi i lati e la libera dalla gabbia.

 

 

MAGNAVOX

Finding a voice means that you get your own feelings
into your own words and that your words have
the feel of you about them.

                                                                    —Seamus Heaney

Precociously picaresque the poet sets out
in search of a journey. He is every soul
he meets and fights and kisses.
He is no more himself than a bird is
an egg. He borrows words but eats them
without remorse. His song is all the Top 40
played at once. His words have the hand-me-down feel
of his alias brother crying farewell from the field
where Gramps and Granny clasp in the gene pool
stitching the sails of light.
And whenever he finds his voice he flips the page,
looks both ways, and opens the door of its cage.

 

 

CANTO DEL MATTINO

 È settembre sotto una luna minimalista l’anno si spegne
e i poeti di seconda classe filtrano lentamente dalla provincia
lo capisci dallo scalpiccìo dei loro stivali scadenti nel buio
dallo sferragliare di vecchi tropi che si trascinano in sacchi di iuta.

S’intruppano in città fingendosi adoratori dell’alba
ma noi sappiamo, lo sappiamo che in verità insonni amano la notte
si fermano circondano la casa
Posso udirne in giardino il respiro unanime
E i bisbiglii: progettano la confusione finale, e qualche crimine orribile
Spengo la luce e e imbraccio il fucile
strisciando verso la finestra poi metto fuori la canna e apro il fuoco
colpo dopo colpo la stanza si riempie di fumo e di bossoli vuoti.

Settimane dopo sorge il sole e mi sorprende ad occhi chiusi
ancora a far fuoco
contro loro e sogni simili.

 

AUBADE

It’s September below the minimalist moon the year is running down
and the second-rate poets are drifting in from the provinces
you can hear the clump of their cheap boots in the darkness
the clatter of old tropes in their gunnysacks dragged behind them

They are trooping into the city claiming to worship the dawn
but we know we know it’s really the night they love they never sleep
they stop to surround the house
I can hear their unanimous breathing out in the garden

And whispers: they are planning some final confusion some terrible crime
I turn off the light and take down the gun from its rack
crawl on my belly up to the window stick out the barrel and open fire
round after round the room fills up with smoke and spent shells

Weeks later the sun comes up and finds me with eyes still closed
blasting away at these and similar dreams

 

 

AVVISO DI SFRATTO

Della culla abbiamo fatto un immondezzaio  La Vecchia Signora ci vuole cacciare
Ci vuole grattare via
Levarsi le pulci ingrate dai capelli
Schiacciarle a sangue fra le unghie
Bruciare, soffiar via, torcere, affogare, sprofondarci uno ad uno.

Sotto la montagna decapitata il ruscello si fa rosso
Dalla foresta divelta vagando esalano i gas
Il sole è sfocato, e dall’Eden soffia un vento è rovente
E noi insensibili senza sosta in quel rombo
Immersi spensierati negli idrocarburi.

Cosa diavolo credevamo
che ci avrebbe lasciati qui a gironzolare per sempre?

Lei si restituirà alla saggezza dello stercoraro
umile  metodico e industrioso
che rotola lo sterco degli altri in mucchietti ordinati
poi s’arresta sulla spiaggia del mare intossicato
per renderle grazie elevando l’antenna.

 

EVICTION NOTICE

We’ve trashed our crib    the Old Lady wants us gone.
She’ll scratch us from her hide
Pick these ungrateful vermin from her hair
Crack us between bloody nails
Burn  blow     twist   drown   sinkhole us one by one.

Below the decapitated mountain the creek runs red
Through the clearcut forest drifts the sucked-up gas
The smudgy sun the super-heated wind blowing from Eden
And we roaring inexhaustibly round and round
Not a care in the fossilized world.

What on earth did we think,
That she’d let us hang out here forever?

She’ll give the place back to the sanity of the beetle
Industrious     humble   methodical
He rolls the dung of others into tidy piles
Pauses on the shore of the oilslick sea
And raises a feeler in simple thanks.

 

 

PIOGGIA DI STELLE

Dall’alto della collina e dal parco gelato
sale un grido mentre cadono a caso pietre infuocate:
luminosi e autocombusti girovaghi lacerano il buio
il cielo precipita e noi lo incitiamo.

 

LEONID SHOWER

High on the hill and out in the chilly park
a shout goes up as random stones blaze down:
bright self-consuming wanderers scar the dark:
the sky is falling and we cheer it on.

 

 

POETI A PESCA

Noi poeti in gran parte parlo per me
amiamo proprio andare a pesca.

All’inizio c’è quel meraviglioso dolce scivolare verso profondità ignote
con solo la pelle tra te
e ciò che potrebbe inghiottirti.

E l’attrezzatura degli appassionati i ferri del mestiere
solo per gli esperti il gergo segreto i gesti
sottili e solenni fra gli accoliti.

Nella tua cassetta dei trucchi
un arcobaleno di bugie/ tubicini chirurgici/ filo del pianoforte/ perline/
cucchiai argentati /gancetti scintillanti che girano e danzano/
strisce di porco sbiadito/frammenti d’ala/
lenze traslucide a malapena visibili.

Fai vela sognando quegli occhi spalancati ed ingenui
che andrai ad ingannare perché lascino la tana
inverosimilmente tonti e ottusi. Li ami
purché facciano ciò che vuoi ed è il tuo solo scopo.

Perfino nella replica di un insuccesso
c’è la dolcezza della ripetizione quella disperata perfezione del finire nello stesso
luogo ancora e ancora.
Zero.

Certo a volte inattesi risalgono i moribondi per chiedere sollievo
questo esige tatto e garbo cavarsela non basta
occorre darsi da fare in un corpo a corpo e chiedere aiuto.

L’ inutile putrido garbuglio, l’osceno e l’illusorio sono spesso
ciò che rimane ma poco importa basteranno.

E per finire una gran pazienza.
tutti pensano che fissi il vuoto o sei mezzo addormentato
tramutato in una sostanza più pesante
hanno ragione.

 

POETS FISHING

Poets we most of us at least some of us I speak for myself
just naturally love to go fishing.

There is first the wonderful effortless gliding over unknown
depths with only the merest skin between you
and what could swallow you up.

And the in-group paraphernalia the tools of the trade
for initiates only the private language the gestures
subtle and solemn exchanged by cognoscenti.

In your box of tricks
a rainbow of lies/ surgical tubing/ piano wire/ beads/
glittering silver spoons/ clips that swivel and dance/
strips of the bleached pig/ fragments of wing/
lucid translucent lines you scarcely know are there.

You set sail dreaming of wide and credulous eyes
you will dupe them into leaving home
they are thick impossibly dull you love them
to do with them what you will is your only goal.

And the sweetness of repetition even repeated failure
even a sort of perfected despair back to the same place
over and over.
Zero.

Of course sometimes the dead bob unexpectedly up demanding rescue
this requires tact and grace you can’t just float
away you have to engage and grapple and call for help.

The useless putrid tangled obscene or unreal are often
all you end up with never mind they’ll do.

Finally the massive patience
everyone thinks you are staring at nothing or half asleep
or turned to some heavier substance
they’re right.

 

 

MULTIPLI DI UNO

Strappato dalle fauci del gatto
ma apparentemente troppo tardi
il colibrì giace raccolto nel mio palmo
tremolando Inarrestabile come il trenino del bimbo
quando la pila sta per finire.

Nel cuore della notte
mio figlio mi si infila nel letto:
“Un brutto sogno,” piagnucola; abbracciandolo
me lo stringo al petto e ci rannicchiamo
come una tazza nell’altra, un guscio nell’altro.

In cima alla piattaforma dello scivolo
lontano da ogni pericolo, in un’arca di cotone bianco
ho riposto l’iridescenza spezzata del colibrì
la testa dal becco appuntito sempre all’erta
ma con occhi intontiti da ondate di sonno.

Perché negare a mio figlio il suo momento di pace
mentre la nebbia filtra dal cancello nascondendo il giardino?
non è forse anche il mio sogno, starmene rannicchiato così
a riposo con mio padre come un cucchiaio nell’altro—
e lui nel suo e così via?

 

MULTIPLES OF ONE

Snatched from the jaws of the cat
but apparently too late
the hummingbird lies cupped in my palm
trembling steadily like a child’s engine
when the battery has almost run down.

In the dead center of the night
my son finds his way to my bed:
“Bad dream,” he whimpers; with my encircling arm
I pull his back to my chest and there we lie
like two of a nest of bowls or a shell in a shell.

On a platform atop the jungle-gym
out of harm’s way in an ark of white cotton
I have put the bird’s broken iridescence
the needle-beaked head still held alert
but rhythmic waves of sleep pushing over the black eyes.

Why deny my boy his hour of peace
as the fog slides through the Gate and hides the yard?
Isn’t it my dream too, enfolded so
at rest in the measuring spoon of my father’s form—
and he at rest in his, and he in his?

Per gentile concessione dell’autore, dalla raccolta Questionable Shapes, 2017.

 

DG-in-Tux

David Gullette  ha studiato alle università di Harvard, Berkeley, Chapel Hill e Roma.  E’ stato uno dei fondatori della rivista Ploughshares ed è da numerosi anni il Direttore Letterario di The Poet’s Theater. Tra i suoi lavori di traduzione, opere di Ugo Betti, Emanuele Tesauro, le poesie rivoluzionarie dei contadini di Solentiname in Nicaragua, e la prima edizione bilingue delle poesie del sacerdote rivoluzionario Gaspar Garcia Laviana. E’ redattore fondatore della casa editrice Fenway press.  il suo romanzo Dreaming Nicaragua  è stato pubblicato  nel 2011 e la sua raccolta di poesia Questionable Shapes  è uscita nel 2017.  E’ Professor Emritus  di Letteratura Inglese  ael Simmons College di Boston  e vice presidente  del Newton  San Juan del Sur  Sister City Project.

 

 

Riguardo il macchinista

Walter Valeri

Walter Valeri, MFA, MAXT/ART Institute at Harvard University in drammaturgia. Ha fondato nel 1973 a Cesenatico la rivista Sul Porto, del fare cultura in provincia. È stato assistente personale di Dario Fo e Franca Rame dal 1980 al 1995. Nel 1981 con Canzone dell’amante infelice (Guanda) ha vinto il premio internazionale di poesia Mondello. Nel 1985 a Londra ha fondato e diretto la rivista indipendente Il Taccuino di Cary. Nel 1990 ha pubblicato Ora settima (Corpo 10) con la presentazione di Maurizio Cucchi. Ha scritto vari saggi fra cui Franca Rame: a woman on stage (Perdue University Press,1999), An Actor’s Theatre (Southern Illinois University Press 2000), Donna de Paradiso (Editoria & Spettacolo 2006), Dario Fo’s Theatre: The Role of Humor in Learning Italian Language and Culture (Yale University Press, 2008). Ha fondato e diretto dal 2000 al 2007 il Cantiere Internazionale Teatro Giovani realizzato dalla Città di Forlì e Università di Bologna. Nel 2005 ha pubblicato l’antologia di versi Deliri Fragili (BESA). Ha tradotto vari testi di poesia, prosa e teatro, tra cui RequiemTedesca di James Fenton, Carlino di Stuart Hood, Adramelech di Valére Novarina, I Ciechi di Maurice Maeterlinck, Knepp e Krinski di Jorge Goldemberg, Nessuno Muore di Venerdì di Robert Brustein. Nel 2006 ha fondato il Festival internazionale di poesia Il Porto dei Poeti. Ultimi versi pubblicati Visioni in Punto di Morte (Nuovi Argomenti, 54, 2011), Another Ocean (Sparrow Press, 2012), Ora settima (seconda edizione, Il Ponte Vecchio, 2014), Biting The Sun (Boston Haiku Society, 2014), Haiku: Il mio nome/My name (qudu edizioni, 2015). Collabora alla rivista teatri delle diversità e Sipario. È membro della direzione del The Poets’ Theatre di Cambridge. Vive negli Stati Uniti e insegna al Boston Conservatory e MIT.

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