COSTA RICA: TEATRO E GUARIGIONE DA VIOLENZE DI GENERE, L’ESPERIENZA DI UN GRUPPO DI GIOVANI EDUCATRICI

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                         Intervista a César Angulo Navarro. Monologhi della vagina in Costa Rica

                                                                                  a cura di Lucia Cupertino

Intervistiamo César Angulo Navarro, poeta del Costa Rica, regista di Arte por la Paz, che ha ripreso il lavoro di Eve Ensler i “Monologhi della vagina” e ha costruito un bel progetto teatrale con gruppi di educatrici in tutto il Costa Rica …

 

L: Ciao César, grazie per voler condividere la tua esperienza con i nostri lettori e le nostre lettrice… In altre interviste affermi che ciò che dobbiamo combattere nell’ambito della violenza contro le donne, sia fisica che psicologica, è il silenzio. Dicci che senso ha riprendere dopo 20 anni il lavoro di Ensler nel contesto sociale del Costa Rica? Cosa si sta tacendo?

C: Ciao, saluto i lettori e le lettrici di questa meravigliosa rivista, venendo al primo punto della tua domanda, certamente nel campo della violenza, il protagonista e più grande alleato di un aggressore è il silenzio. Non solo il silenzio della vittima, ma il silenzio complice delle persone che sono testimoni di queste storie dolorose. In America Latina il più grande indice di abuso si registra nell’ambito familiare, il machismo e il potere instillato dal patriarcato hanno reso enormi e dannosi questi silenzi, comunemente chiamati “segreti di famiglia”.

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Questo progetto in Costa Rica l’abbiamo avviato nel 2004 e nel 2005, grazie al contatto di Chelsey Bilka che era un volontaria del Corpo di Pace nel nostro Paese; nel 2016 riprendemmo il progetto e quest’anno (2018) è la quarta volta che è sul palco di Arte por la Paz e Casa Palabra. Cosa si sta tacendo in questo momento? Ci sono movimenti religiosi che intendono cambiare il Programma di sessualità e affettività rivolto agli studenti delle scuole e delle superiori, sostenendo che bambini e adolescenti devono essere educati dai genitori, infatti usano questo motto “Io educo i miei figli”, ma ovviamente è qualcosa che non viene fatta, in Costa Rica ogni anno 500 ragazze minorenni sono incinta a causa di relazioni improprie e stupri, la mancanza di conoscenze su questo argomento è profonda ed evitare che i giovani si occupino della loro sessualità è un grave modo di tacere.
Quest’anno
si festeggiano a livello mondiale i 20 anni dell’opera della Ensler, un momento perfetto per iniziare a rendere più visibile questa battaglia contro l’educazione sessuale nulla o pessima.

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L: Sono rimasta colpita dal fatto che le attrici non appartengono al “mondo del teatro”, sono educatrici che, attraverso il processo di creazione dell’opera, hanno lavorato sul loro corpo, il ricordo delle loro vagine, hanno condiviso e messo in scena tutto questo. Come è nato e si è sviluppato questo laboratorio teatrale?


C: Eva Ensler ci ha dato i diritti per solo tre spettacoli, con la condizione di lavorare i testi con donne che non sono attrici professionali. Confesso che la prima volta che mi hanno preso in considerazione per questo progetto, mi hanno detto che potevo aiutare a leggere i testi. Ho avuto l’opportunità di leggere la sceneggiatura e la mia proposta fu quella di non leggere, bensì ricavarne una vera e propria opera teatrale, ovviamente questo avrebbe richiesto più lavoro. Nelle riunioni o “prove” abbiamo letto uno o due testi, in modo che le partecipanti (donne a rischio sociale) si sono identificate con la materia trattata e per inerzia ognuna di loro ha preso a raccontare la propria storia, ovviamente con dolore, dispiacere e lacrime. Questo ha fatto sì che il mio laboratorio di “recitazione” si trasformasse gradualmente in un laboratorio di “sensibilità ed espressione”, perché non si trattava solo di capire la storia d’abuso di una donna nel mondo riflessa nei Monologhi di Eva Ensler, ma vedere anche come, attraverso esercizi scenici, sono guarite le nostre nuove attrici. Fondamentalmente è da qui che sorge il successo delle nostre assemblee, nei nostri primi tre spettacoli abbiamo avuto solo 2-3 mesi per lavorare con le ragazze sui testi. Quando faccio il casting, sostengo che non solo impareranno a recitare, ma che torneremo ad esplorare la loro capacità di sentire, perché loro non stanno solo recitando, ma vivendo e capendo cosa significa la vita di un’altra donna che da qualche parte del Mondo è sopravvissuta al terrore della violenza e non merita che questa storia sia raccontata male, da qui l’impegno di tutti noi che facciamo parte di questo progetto.

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L: Sono curiosa di capire come ti sei avvicinato a questo tema e alla direzione del lavoro? Come uomo e come direttore nell’ambito del teatro sociale, si è innescato un processo di cambiamento per te in questo lavoro?


C: Ci sono arrivato per puro caso, in quel momento nella mia comunità ero uno dei pochi che faceva teatro, stavamo finendo un’opera con la quale abbiamo girato tutto il Costa Rica, con il quale siamo andati anche a Cuba. Confesso che a partire da questa esperienza ha preso inizio il mio femminismo, vengo da una zona rurale per antonomasia molto machista ed avevo abbastanza i tratti dell’uomo medio. Il primo anno, quando ho conosciuto questo primo gruppo di donne meravigliose, ho iniziato ad ascoltare le loro storie personali e inevitabilmente mi vedevo riflesso nei loro casi, ricordo di aver pensato tra me e me: “Accidenti. L’ho fatto anch’io“, “Sono stato così”. Iniziarono ad essere uno specchio per me, quando le loro storie erano simili alle mie e mi vergognavo, provavo un sacco di vergogna. Avendo questa consapevolezza, il progetto ha preso il suo corso perché ora io stesso sono guarito, poco a poco. C’è un prima e un dopo nella mia persona grazie ai Monologhi della vagina e per questo sarò eternamente grato con Chelsey Bilka e con ognuna delle donne che sono state parte di questo progetto. Come regista imparo ogni giorno che il teatro non può discostarsi dalla realtà, c’è una verità assoluta a cui mi rifaccio per dare luce a questi monologhi, “la vita è teatro”.

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L: Altre proposte all’orizzonte?

C: Noi di Arte por la Paz stiamo lavorando a due progetti, un lavoro con donne chiamato “Tutte siamo noi” e un altro con uomini chiamato “Peni fuori”, opere entrambe scritte da me, ma sorte dalla creazione collettiva. Inoltre quest’anno abbiamo iniziato il laboratorio teatrale per far arrivare i Monologhi della vagina ad un gruppo di donne private della libertà del centro penitenziaro Vilma Curling, con la speranza di andare in scena nel febbraio 2019, cosa che ci riempe di gioia, perché sarebbe aperto al pubblico nei teatri della capitale e faremmo tutti gli sforzi possibili per far venire Eva Ensler in Costa Rica per la prima volta.

L: Grazie mille per il tuo prezioso contributo, César!

C: Grazie a te e sì, il nostro sogno è raggiungere tutta l’America centrale e cercare promotori per questo progetto e, in pochi anni, attraversare l’oceano e seguire questo percorso di guarigione vaginale. Un grande abbraccio e ricordate, di fronte alla violenza MAI più stare zitte e zitti.

 

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Foto dalla pagina Facebook: Arte Por la Paz Costa Rica Vdaycr

Riguardo il macchinista

Lucia Cupertino

LUCIA CUPERTINO (1986, Polignano a Mare). Antropologa culturale, poetessa e traduttrice. Ama anche mettere le mani nella terra e sta cercando di apprendere agricoltura naturale e strumenti della transizione culturale. Vive piacevolmente nel Sud del Mondo, attualmente tra Colombia e Italia. Scrive in italiano e spagnolo e suoi lavori sono apparsi in riviste e antologie italiane e internazionali, specialmente dell’America latina e una selezione tradotta in albanese sulla rivista Poeteka. Ha pubblicato: Mar di Tasman (Isola, Bologna, 2014), Non ha tetto la mia casa (Casa de poesía, San José, 2016), sua antologia poetica in versione bilingue italiano-spagnolo, il libro-origami Cinco poemas de Lucia Cupertino (Los ablucionistas, Città del Messico, 2017). Ha tradotto e curato 43 poeti per Ayotzinapa. Voci per il Messico e i suoi desaparecidos (Arcoiris, Salerno, 2016) che ha ricevuto una menzione critica nel Premio di traduzione letteraria Lilec dell’Unibo. Cofondatrice della web di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com, con la quale promuove iniziative culturali e letterarie in Italia e all’estero.

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