Corto circuito / Short circuit (Camilla Boemio)

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Uno stato febbrile inatteso, può essere un germoglio di creativa linfa. Quanto ci esponiamo ad una assordante esposizione alle notizie, alle immagini, ai selfies, agli incontri futili, traballando nelle giornate senza senso in luoghi caotici?

Siamo schiavi delle merci, del loro acquisto, del loro colore; sedotti e contenti di lavorare per loro senza sosta, degni di possederle e di mostrarle. Come uno di quei collezionisti d’arte baldanzosi che aprono le “danze” di una fiera sotto tono, ma che ostenta un rigore sinistro perché sa che tutto gli sarà dovuto.

Un corto circuito può avvenire in modo repentino, magari mentre sei nel tuo studio saturo delle immagini provenienti dal tubo catodico, liquefatto ad ascoltare canzoncine mortificanti.

Accade in un istante, mentre sei in preda ad una intossicazione dalla realtà e ti senti parte di quel rantolo che emanava lo studio di Schifano, le sue immagini assordanti raccontate nel documentario “Mario Schifano tutto”, ti trascinano in un vortice intelligente sempre più ampio.

Arriva la corrente al tuo cervello; ed improvvisamente tutte le attese, i ripensamenti, le esitazioni prendono forma in modo veloce quasi seguendo una vorace apparizione.

Prende forma un’idea, un progetto, si dimentica il perimetro di una quotidianità consumata ed agognata.

Si aprono degli spazi mai visti, forse ascoltati in quel bar mentre eri con un amico e sempre memorizzati nelle tue fantasie.

Tutte quelle immagini si saturano, diventano un’altra cosa che adesso ti appartiene.

Si rielaborano fino ad ascoltarle e plasmarle.

Ed adesso sei nuovamente a Malibù senza esitazioni, come uno dei tanti surfisti che riescono a domare le onde più lunghe.

Entri in quell’ enorme varco fatto di acque profonde, infide, veloci correnti che possono risucchiarti in un attimo; ma non esiti non hai il tempo di sentire la paura ma solo respirare quel brio euforico di essere sopra a quella onda.

Il viso, e le mani gelate ed il corpo teso pronto a rispondere ad ogni variazione.

Adesso sei nel tuo studio, ed hai le chiavi per destreggiarti nella tua visione. Entri in scena abile nel creare i primi passaggi sulla tela senza dimenticare quell’ insieme che devi sviluppare.

Quel corto circuito può avvenire in un momento, mentre stai ripassando quel passo di danza su un palco, e non hai più le sicurezze del metodo. Puoi solo provare altro, senza più fremiti.

Quello stessa interruzione che provo io adesso, mentre dovrei prospettare un saggio sullo stato dell’arte, prediligo una narrazione emotiva. Aperta come un flusso nel quale prospetto un baccanale nel quale la propria linfa porti alla creazione di un’opera.

Una sorta di alternanza stilistica oscura tra un equilibrio realistico ed un pittoresco stordimento.

Un’anarchia sopita nella quale i dati, le liste degli artisti emergenti, le fiere, le collezioni con maggiore numero di lavori diventano noiose catalogazioni per mancati impresari o rappresentanti di mobilio. Prestazioni di personaggi favolosi che riescono ad alimentare bolle di vario materiale, proponendo l’inverosimile fino a fare firmare polizze che hanno più a che fare con maldestre estorsioni.

Proseguono a fine anno le liste dei migliori: i migliori cento artisti, i curatori più iracondi, gli intramontabili presenzialisti da salotto nelle mille pose aggraziate.

Cerco —a hint of darkness in the sun (un accenno di oscurità nel sole); quell’immensa vertigine che lascia attoniti.

Rimango nel mio corto circuito, aspettando nuove densità.

 

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Io Io 2016-2017, Vincenzo Cabiati

h. cm 90, maiolica, oro, platino, neon

foto Roberto Marossi

 

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Particolare mostra: ASSAB ONE, RICH BITCH – Tutto è relativo…. Vincenzo Cabiati, 2016

Foto: Roberto Marossi

 

8810 Tampa Avenue 26x33 inches oil on aluminum 2015 Marc Trujillo

Marc Trujillo, Tampa Avenue, 2015, per gentile concessione dell’artista

 

Camilla Boemio and Fabrizio Orsini!

 

 

 

 

CAMILLA BOEMIO Scrittrice d’arte, curatrice e teorica la cui pratica indaga l’estetica contemporanea; nel 2013 è stata curatrice associata di Portable Nation, il padiglione delle Maldive alla 55.°Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, dal titolo Il Palazzo Enciclopedico; nel 2016 è stata curatrice di Diminished Capacity, il primo padiglione della Nigeria alla XV Mostra Internazionale di Architettura, con il titolo Reporting from the Front; nello stesso anno ha partecipato a The Social (4th International Association for Visual Culture Biennial Conference) alla Boston University. Nel 2017, ha curato Delivering Obsolescence: Art Bank, Data Bank, Food Bank, Progetto Speciale della 5th Odessa Biennale of Contemporary Art. E’ membro della AICA (International Association of Arts Critics). Boemio ha scritto e curato libri; ha contribuito con saggi e recensioni a varie pubblicazioni internazionali, scrive regolarmente per le riviste specializzate, e i siti web; ha preso parte a simposi, dibattiti e conferenze in musei e festival internazionali.

 

 

 

 

Riguardo il macchinista

Walter Valeri

Walter Valeri, MFA, MAXT/ART Institute at Harvard University in drammaturgia. Ha fondato nel 1973 a Cesenatico la rivista Sul Porto, del fare cultura in provincia. È stato assistente personale di Dario Fo e Franca Rame dal 1980 al 1995. Nel 1981 con Canzone dell’amante infelice (Guanda) ha vinto il premio internazionale di poesia Mondello. Nel 1985 a Londra ha fondato e diretto la rivista indipendente Il Taccuino di Cary. Nel 1990 ha pubblicato Ora settima (Corpo 10) con la presentazione di Maurizio Cucchi. Ha scritto vari saggi fra cui Franca Rame: a woman on stage (Perdue University Press,1999), An Actor’s Theatre (Southern Illinois University Press 2000), Donna de Paradiso (Editoria & Spettacolo 2006), Dario Fo’s Theatre: The Role of Humor in Learning Italian Language and Culture (Yale University Press, 2008). Ha fondato e diretto dal 2000 al 2007 il Cantiere Internazionale Teatro Giovani realizzato dalla Città di Forlì e Università di Bologna. Nel 2005 ha pubblicato l’antologia di versi Deliri Fragili (BESA). Ha tradotto vari testi di poesia, prosa e teatro, tra cui RequiemTedesca di James Fenton, Carlino di Stuart Hood, Adramelech di Valére Novarina, I Ciechi di Maurice Maeterlinck, Knepp e Krinski di Jorge Goldemberg, Nessuno Muore di Venerdì di Robert Brustein. Nel 2006 ha fondato il Festival internazionale di poesia Il Porto dei Poeti. Ultimi versi pubblicati Visioni in Punto di Morte (Nuovi Argomenti, 54, 2011), Another Ocean (Sparrow Press, 2012), Ora settima (seconda edizione, Il Ponte Vecchio, 2014), Biting The Sun (Boston Haiku Society, 2014), Haiku: Il mio nome/My name (qudu edizioni, 2015). Collabora alla rivista teatri delle diversità e Sipario. È membro della direzione del The Poets’ Theatre di Cambridge. Vive negli Stati Uniti e insegna al Boston Conservatory e MIT.

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