Con la mente altrove mangiamo anguille fredde (Danielle Legros Georges)

IMG_0902

Prima traduzione italiana  della poeta Danielle Legros George, nell’ambito della sua partecipazione al primo festival internazionale di poesia e arti visive “L’orecchio di Dioniso” (Forlì 19-22 maggio) . La sua lettura avrà luogo il 21 maggio  al Museo Palazzo Romagnoli  alle ore 21.

 

Con la mente altrove mangiamo anguille fredde

Il pugile americano Jack Johnson, luccicante come un pesce

Disse all’intervistatore che gli chiedeva perché le donne

Bianche fossero attratte dai neri,  tipo lui.

 

Com’è mangiare anguille fredde con la mente altrove?

Com’è essere un negro che mangia anguille fredde

Con la mente altrove? Com’è essere

 

Un negro che pensa di dire mangiamo anguille fredde con la mente

Altrove a un reporter bianco, nell’America agli inizi del Novecento

Che vorrebbe ridurlo a carne, bella rossa e sessuale.

 

Una volta nell’acquario di Chicago, tempo fa

Ho incontrato un’anguilla vecchia di cent’anni che

Secondo l’etichetta sulla grande vasca pesava 30 chili.

 

Mi fissava con fiera intelligenza da dietro il vetro

E il  torbido della sua tana – la testa calva e grigia quasi umana

Gli occhi senza palpebre, le piccole narici, e al posto del tronco

 

Sotto la testa, non un corpo ma una coda filiforme, un grande muscolo

Che batteva con flemma un ritmo lento che lo teneva a galla.

 

E un terrore agghiacciante m’attraversò, mentre mi osservava seguendomi

Con gli occhi attraverso il muro d’acqua che separava i nostri mondi

E separava le nostre speci.

 

Natura morta con sfere

 

Tra la cosa

e il suo nome

c’è un mondo

e un altro mondo

dietro quello.

 

C’è la mia maschera

posata sul tavolo.

C’è il tavolo

di legno e lo spazio

sotto. C’è un’arancia

sul pavimento

che dovrebbe

essere sul tavolo

nel cesto giallo

delle arance

con dentro un gatto

che si lecca la zampa davanti.

 

Che ne sanno i gatti

delle arance? E dell’acqua

che ne sanno gli uccelli

se non v’immergono

il becco

togliendo il sonno

a qualche povero pesce. Che ne sanno

i pesci degli uccelli

se non lo squarcio del becco

improvviso lampo

e poi più niente.

 

 

La mappa di carta

 

Il giornale anima il mattino.

In bianco e nero questo mondo svela il suo dettato:

un volto netto, dai tratti svaniti

si dissolve in una notte opaca; una rivolta

nella città accanto; un delitto

fra neri di innumerevoli teschi

fioriti di biancore – sul bianco.

Che s’insinua nel corpo e vuole

scavarsi un’uscita?

 

E noi come ci dissolviamo?

 

Scatta l’otturatore. Tutto si fa nero.

s’infrange nella sua gabbia il mattino

si ferma il ghetto, il corpo

occultato, le braccia spalancate

come una gruccia di fili.  Una scatola di legno

con dentro il peso di un uomo.

 

E lui come si regge?

 

La foto non rivela il quando.

Il filmato non svela il dove.

Alle vittime non sarà restituita

l’inconsapevolezza.

Non sarà permesso a loro

di tornare  alla pagina precedente.

 

 

I fiori piantati dal Sig. Miranda per la moglie morta

 

Che fare delle dalie fastidiose

del giardino del Sig. Miranda?  Sporgono

oltre il recinto,  stordiscono i passanti

 

con la loro bellezza. Rosse, rotondeggianti

di rosso così scuro, quasi viola.  Innegabilmente femmine.

Perché tanto spietate? Perché ci  obbligate alla sosta

 

con la voglia di saltare fra le vostre braccia profumate

di prima mattina quando invece dovremmo pensare

ad altro,  a cose più sfumate:

pallide rose, senza sensi di colpa

di un rosa meno scaltro.

 

 

Crocevia

 

La terra ha tremato. Si è aperto un varco.

L’ho attraversato. La terra ha tremato.

Si è aperto un varco. L’ho attraversato.

La terra ha tremato. Si è aperto un varco.

L’ho attraversato.  La terra ha tremato.  Si è

Aperto un varco.  L’ho attraversato. La

Terra ha tremato. Si è aperto un varco.  L’ho

Attraversato. La terra ha tremato.  Si è aperto

Un varco. L’ho attraversato.  La terra

Ha tremato. Si è aperto un varco.  L’ho attraversato.

Cenere. La terra ha tremato.  Si è aperto un varco.

L’ho attraversato. Terra.  La terra ha tremato.

Si è aperto un varco.  L’ho attraversato. Cenere.

La terra ha tremato.  Si è aperto un varco. Ho camminato.

La terra ha tremato. Si è aperto un varco.   L’ho

Attraversato.  Camminato. Attraverso.  La terra ha tremato.

Si è aperto un varco. L’ho attraversato. La terra

Ha tremato.  Si apre un varco. Lo attraverso.

 

 

 

Versi per il paese più povero

dell’emisfero occidentale

 

Oh più povero dei paesi, non è  questo il tuo nome.

Dovrebbero chiamarti fiamma e faro

 

mandorla e buganvillea, giardino

e verde montagna, villa e tugurio

 

 

ragazza dal fiocco rosso nei capelli

libri sottobraccio, affascinata dalla luce

 

del mattino, carbonaia dalla gonna nera

circondata di alberi morti.

 

Tu, paese, sei mercante

e  impiegato zelante, nonno

 

al cancello, al crocevia

con la torcia, con la luce

 

 

con la luce.

 

 

Quello che ho imparato a scuola

 

Ho imparato che Romolo e Remo, i gemelli di Marte,

ancora piccoli furono affidati alle acque del Tevere, allattati

e curati dalla lupa.

 

Lo spiegavano come un fatto. Questa è una leggenda, un’affermazione  sancita

Da Suor Celestina nella luce grigia dell’ora di Latino.

Romolo ammazzò Remo per aver scavalcato

 

Un muretto, un confine di pietra, e benché un assassino

Fu elevato in cielo da suo padre, dio della guerra

nume dei campi, deificato dai Romani.

 

Remo,  quando gli assegnano una voce nell’enciclopedia

è sempre legato al fratello.  La lupa nera

misteriosa, avvincente

 

potevamo vederla vagare nel vasto campo del testo; i guerrafondai

si aggirano per il mondo mentre le suore si ingegnano

a smistare al meglio

 

ciò che non possono giustificare.  L’ordine è un’altra cosa

ho imparato, quel che viene prima, quel che viene dopo, il trascurabile

litigio, la sicurezza

 

d’essere identici.  Come altro giustificare la legione di noi ragazze

tutte uguali nella nostre uniformi blu scuro e camicette

seriose,  scarpe pesanti

 

che allacciavamo ogni mattina. Come altro potevamo opporci

alla prima peluria del basso ventre.

 

 

 

Unici

 

La natura nasconde

Il progetto

 

più bello, la norma

l’anomalia,

 

l’inusuale, ciò che è più raro

vale a dire,

 

l’unicità, non siamo

ognuno, anche i gemelli, unici?

di Danielle Legros Georges dalla raccolta inedita The Dear Remote Nearness of You

traduzione italiana di Walter Valeri e Pina Piccolo, 30 dicembre 2015 LogoCreativeCommons

 


We Eat Cold Eels and Think Distant Thoughts

 

Said American boxer Jack Johnson, glistening like a fish,

To the newsman who asked him why white

Women were drawn to black men, like him.

 

What is it like to eat cold eels and think distant thoughts?

What is it like to be a black man who eats cold eels
And thinks distant thoughts? What is it like to be

 

A black man who thinks to say we eat cold eels and think

Distant thoughts to a white reporter, in early-1900s America,

Who wishes to reduce him to meat, to red, to sexual.

 

Once in the Chicago Aquarium, a long time ago,

I met an eel I was told by the label on his large

Tank weighed 53 pounds, and was 100 years old.

 

It looked at me with such a fierce intelligence through the glass

And silty water of its address—its grey bald head almost human,

Its two lidless eyes, its small nose holes; and instead of a body

 

Below its head, no body but a tail of fluid form, one great muscle

Behind ears that were not ears, but also holes. Its whole body

Beating a slow chilled rhythm that kept it afloat.

 

And a cool terror shot through me, as it watched me watch it,

As it followed me through the liquid wall that split our worlds,

And separated our species.

 

 

 

 

 

 

 

Still Life With Orbs

 

Between the thing

and the name of it,

is a world,

and a world

behind this world.

 

There is my mask

placed on the table.

There is the wooden

table and the space

beneath it. There

is an orange on the floor

when it should

be on the table

 

in the yellow basket
meant for oranges

but which contains a cat,
licking one front paw.
What do cats know
of oranges? What do
birds know of water

unless they plunge
their beaks into it
breaking some poor
fish’s sleep. What do

fish know of birds
except the slash of bill,
the sudden flash,
the stop.

 

 

The Paper Map

 

The newspaper scrolls the morning by.
This black and white world unfurls its terms:

A clear face that, wiped of its features,
fades into a blank night; an uprising

in a bordering town; a black on black
crime of uncountable skulls which

flower in whiteness—and whiteness.
What creeps into the body and wants
to dig its way out?

 

How do we dissolve?

 

The shutter flickers. All goes black.
The morning shatters in its cage.

The hood stays put, and the body
covered, arms outstretched,

is a hanger of wires. A wooden box
holds the weight of a man.

 

How does he stand?

 

The photo will not reveal the time.
The footage will not disclose the spot.

The victims will not be returned
to their states of un-knowing.

The victims will not be returned
to the page before this.

 

 

The Flowers Mr. Miranda

Planted for his Dead Wife

 

What to do with the bloody dahlias

in Mr. Miranda’s yard. Jutting over

the fence, they bludgeon passers-by

 

with their beauty. Rotund, red, so dark

in their red to be violet. Undeniable ladies.

Why so merciless? Why force us to stop,

 

to wish to leap into your fragrant arms

at first light when we should be thinking

other things, muted things:

pale roses, the most guiltless,

guileless pink.

 

 


                                                Haiti 2010

Intersection

 

The earth shook. A portal opened.

I walked through it. The earth shook.

A portal opened. I walked through

  1. The earth shook. A portal opened.

I walked through it. The earth shook. A

portal opened. I walked through it. The

earth shook. A portal opened. I walked

through it. The earth shook. A portal

opened. I walked through it. The earth

shook. A portal opened. I walked through

  1. Ash. The earth shook. A portal opened.

I walked through it. Earth. The earth shook.

A portal opened. I walked through it. Ash.

The earth shook. A portal opened. I walked.

The earth shook. A portal opened. I walked

through it. Through it. I walked. The earth shook.

A portal opened. I walk through it. The earth

shook. A portal opens. I walk through it.

 

 

 

Poem for the Poorest Country
In the Western Hemisphere

Oh poorest country, this is not your name.

You should be called flame and beacon,

almond and bougainvillea, garden
and green mountain, villa and hut,
girl with red ribbons in her hair,
books under arm, charmed by the light
of morning, charcoal seller in black skirt,
encircled by dead trees.

You, country, are merchant
and eager clerk, grandfather

at the gate, at the crossroads
with the flashlight, with the light,

with the light.

 

 

What I Learned in School

 

I learned that Romulus and Remus, twin sons of Mars,

set adrift on the River Tiber as toddlers, had been suckled

and tended by a she-wolf.

 

This was a fact. This is a legend, a sanctioned item brought forth

by Sister Celestine in the grey light of Latin class.

Romulus slew Remus for having leapt

 

over a wall, a stone line of demarcation, and though a killer,

carried by his father, god of war, protector of fields,

to heaven, and deified by the Romans.

 

Remus, if he has his own entry in the encyclopaedia,

is forever tied to his brother. The dark she-wolf,

mysterious, compelling,

 

could be seen roaming the wide field of the text; the bellicose

roaming the world; the nuns directing

as best they could

 

what they could not explain away. Order is something else

I learned: what came first, what followed, the inaudible

fall-in, the tuck

 

of sameness. How else to explain the legion we girls

became in our navy jumpers and serious

blouses, in the heavy shoes

 

we tied on each morning. How else to counter the fine hair

that grew on our bellies.

 

 

 

Only

Nature hides

the most beautiful

 

design: the norm,

the anomaly,

 

the rare, the rarest,

which is to say,

 

the only, and aren’t we

each, twins even, only?

Danielle Legros Georges, from the unpublished manuscript, “The dear Remote Dearness of You” LogoCreativeCommons

 

maxresdefault-5

 

Nata nell’isola di Haiti e cresciuta a Boston Danielle Legros Georges, attuale poeta Laureata di Boston, è docente di Arti Creative della Lesley University. Nel 2001 ha pubblicato la sua raccolta di poesie Maroon, e contribuisce regolarmente a importanti  riviste letterarie quali Agni, Transition, World Literature Today, SpoKe, sx salon, The Caribbean Writer, Callaloo, Ibbetson Street, Salamander, Poiesis, Black Renaissance Noire, Macomere, The American Poetry Review.

 

Foto in evidenza di Melina Piccolo.

Foto dell’autrice a cura di Danielle Legros Georges.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riguardo il macchinista

Walter Valeri

Walter Valeri, MFA, MAXT/ART Institute at Harvard University in drammaturgia. Ha fondato nel 1973 a Cesenatico la rivista Sul Porto, del fare cultura in provincia. È stato assistente personale di Dario Fo e Franca Rame dal 1980 al 1995. Nel 1981 con Canzone dell’amante infelice (Guanda) ha vinto il premio internazionale di poesia Mondello. Nel 1985 a Londra ha fondato e diretto la rivista indipendente Il Taccuino di Cary. Nel 1990 ha pubblicato Ora settima (Corpo 10) con la presentazione di Maurizio Cucchi. Ha scritto vari saggi fra cui Franca Rame: a woman on stage (Perdue University Press,1999), An Actor’s Theatre (Southern Illinois University Press 2000), Donna de Paradiso (Editoria & Spettacolo 2006), Dario Fo’s Theatre: The Role of Humor in Learning Italian Language and Culture (Yale University Press, 2008). Ha fondato e diretto dal 2000 al 2007 il Cantiere Internazionale Teatro Giovani realizzato dalla Città di Forlì e Università di Bologna. Nel 2005 ha pubblicato l’antologia di versi Deliri Fragili (BESA). Ha tradotto vari testi di poesia, prosa e teatro, tra cui RequiemTedesca di James Fenton, Carlino di Stuart Hood, Adramelech di Valére Novarina, I Ciechi di Maurice Maeterlinck, Knepp e Krinski di Jorge Goldemberg, Nessuno Muore di Venerdì di Robert Brustein. Nel 2006 ha fondato il Festival internazionale di poesia Il Porto dei Poeti. Ultimi versi pubblicati Visioni in Punto di Morte (Nuovi Argomenti, 54, 2011), Another Ocean (Sparrow Press, 2012), Ora settima (seconda edizione, Il Ponte Vecchio, 2014), Biting The Sun (Boston Haiku Society, 2014), Haiku: Il mio nome/My name (qudu edizioni, 2015). Collabora alla rivista teatri delle diversità e Sipario. È membro della direzione del The Poets’ Theatre di Cambridge. Vive negli Stati Uniti e insegna al Boston Conservatory e MIT.

Pagina archivio del macchinista