Come abbiamo potuto? (Bartolomeo Bellanova)

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Vorrei gridartelo negli occhi,

sconosciuto fratello che mi siedi accanto

nel tubo d’ombra e latta che sbuffa

in un anonimo ingorgo stradale:

come abbiamo potuto permettere tutto questo?

 

Come abbiamo potuto lasciare che l’ossigeno allegro

fosse crivellato da molteplici veleni e ora umiliato e ferito

lacrima particelle funeree nei nostri polmoni?

 

Dimmi sorella d’ebano che allatti orgogliosa il tuo Futuro

su un treno appannato d’aliti e illusioni,

come abbiamo potuto lasciare soffocare i mari e i fiumi

che ora rantolano e ci uccidono pesce a pesce

imbottito di esche di plastica varia?

 

Dimmi sorella come abbiamo potuto seccare il tuo latte

con le trivelle del petrolio che ammanta, occulta e violenta?

Come abbiamo potuto prosciugare le tue lacrime

vaste come il Lago Vittoria?

 

E tu sorella andina di mais erano le tue pepite

e le sue pannocchie forgiavi

con le dita nella caldera del sole.

E noi a oro e petrolio decretiamo il diritto di vivere

e il dovere di morire per consentirci di sopravvivere.

 

Certo che abbiamo potuto e abbiamo goduto

immagati dal potere del telecomando, voglio, comando,

esigo: più luccichii, più cavalli nel motore, più autografi sulla pelle,

più metri quadri, più armadi ricolmi!

 

Al comando di abili orchestrali con vanga

e zappa in mano ci siamo scavati la fossa.

Ora a buco profondo ci sobbalza qualche timido dubbio

mentre svogliati continuiamo a scavare.

 

Spezzare il manico del nostro amato attrezzo

contro un tronco forte e paziente

sarà l’unico atto di tentata sopravvivenza.

 

Il problema è iniziare perché è facile

rompersi le nocche delle dita mentre gli altri

a testa china continuano a scavare.

 

Saltato il guado di fango si scioglieranno

dolori e ansie, sofferenze e tremori.

Allora potremo cavalcare l’onda oceanica

delle bouganville riarse di viola,

sudati abbeverarci nell’ampolla carnale

di oleandro marino sfatto ai venti di grecale,

nutrirci dello slancio di un glicine

che ci sfiora la nuca e ci incoraggia l’audacia

e vivere fino all’imbrunire

con la tachicardia del ciclamino in amore.

di Bartolomeo Bellanova, inedito LogoCreativeCommons

Riguardo il macchinista

Bartolomeo Bellanova

Bartolomeo Bellanova pubblica il primo romanzo La fuga e il risveglio (Albatros Il Filo) nel dicembre 2009 ed il secondo Ogni lacrima è degna (In.Edit) in aprile 2012. Nell’ambito della poesia ha pubblicato in diverse antologie tra cui Sotto il cielo di Lampedusa - Annegati da respingimento (Rayuela Ed. 2014) e nella successiva antologia Sotto il cielo di Lampedusa – Nessun uomo è un’isola (Rayuela Ed. 2015). Fa parte dei fondatori e dell’attuale redazione del contenitore online di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com. Nel settembre’2015 è stata pubblicata la raccolta poetica A perdicuore – Versi Scomposti e liberati (David and Matthaus). Ė uno dei quattro curatori dell’antologia Muovimenti – Segnali da un mondo viandante (Terre d’Ulivi Edizione – ottobre 2016), antologia di testi poetici incentrati sulle migrazioni. Nell’ottobre 2017 è stata pubblicata la silloge poetica Gocce insorgenti (Terre d’Ulivi Edizione), edizione contenente un progetto fotografico di Aldo Tomaino. Co-autore dell’antologia pubblicata a luglio 2018 dall’Associazione Versante Ripido di Bologna La pacchia è strafinita. A novembre 2018 ha pubblicato il romanzo breve La storia scartata (Terre d'Ulivi Edizione). È uno dei promotori del neonato Manifesto “Cantieri del pensiero libero” gruppo creato con l'obiettivo di contrastare l'impoverimento culturale e le diverse forme di discriminazione e violenza razziale che si stanno diffondendo nel Paese.

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