Ciclo (Eliana Leshaj)

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Questo è il ciclo di una notte in cui lei appare frantumata nei miei pensieri.

Prima di essere cosi questo era il ciclo di un giorno in cui lei si univa al rumore dei furgoni, trascinando sull’asfalto appena steso, della vecchia città la sua valigia piena di gobbe.

Venne molto vicina a me sbuffando la collera della stanchezza sopra un quaderno di appunti.

Studiava nel ciclo di studi inferiore di pedagogia. Forse anche questa è la ragione del mio bisogno di scrivere di lei, sebbene intimamente lei sia un’altra qualsiasi persona che ha deciso di dare al mondo un personaggio diviso in cicli e privare cosi gli altri della possibilità di riconoscerla.

L’hanno consigliata: “Sii te stessa”. Ebbene sì, però lei non conosce del tutto il sé per poterlo vivere insieme. Voi chiederete: “E a te, chi lo disse?” Fu lei.

La sua mimica da paesaggio di un suolo sismico popolato di sole e flora effimera, la sua valigia gobba, lo sforzo di nascondere le dita arrossate dai morsi istintivi nelle ore più calde del giorno…

 

La vedo per la prima volta anche se la conoscenza è iniziata da tempo, dal principio dell’essere Uomo, da allora, quando mi meravigliavo della comparsa del genere nel gioco.

Ho iniziato a conoscere la sua specie nell’infanzia, quando disegnavamo case con il gesso, sui prati che ti portavano verso l’acqua o verso la casa, e da lì, in quei disegni completamente deliranti come il desiderio di giocare, separavamo la casa in zone maschili e femminili e via via anche i ruoli.

Allora non ci avevano consigliato di essere “Se stessi- Il Sé”.

Là in mezzo al prato potevamo essere chiunque ognuno nessuno tranne “se stessi- il Sé”, quest’ultimo sorveglia ora e per sempre il modello del presente che agisce nel ciclo del tempo.

 

L’autista del furgone ci comunica che fra cinque minuti partiremo verso il villaggio di pietra. In cinque minuti può avvenire un grande evento, o si può ripetere…

Le altre donne, in attesa del viaggio, discutono del cambiamento dell’ora, dei capricci del tempo, che non permette loro di abbronzare una parte del collo, e di quelle scollature in bella mostra che andavano di solito in questa stagione, e dei primi dentini del terzo figlio, al quale hanno dato il nome di un famoso del piccolo schermo, nome che piace a tutti, salvo agli anziani, i quali hanno iniziato a perdere i loro primi denti, e l’abilità della pronuncia.

Lei guarda l’orologio e la mia ombra che incurvata striscia fino alle sue ginocchia.

Io cerco di leggerle la mente, ricordando sempre che lei apprende nel suo ciclo di studi inferiore di pedagogia.

Dio se la conosco bene. Lei ha anche un nome che, non vado a menzionare dato che, non le piace, perché nella sua stirpe hanno chiamato con lo stesso nome anche altre donne, e lei non ama le donne della sua stirpe: hanno rughe insignificanti.

 

“Ragiona” balbetta una voce dentro di me. “Tu la conosci, lei”.

Oddio, io la conosco, sì.

Non aveva neppure quindici anni quando la vedevo passare nei veicoli che odoravano di latte, con quella borsa rossa e lo specchietto a portata di mano. Odorava di buon sapone.

Aveva l’abitudine di percorrere la via più lunga, fra le vigne, per uscire nella via principale dove i ragazzi del vecchio quartiere tendevano imboscate con palle di neve o costruivano barricate con rami di melo potato, alle scolare.

 

Lei allora amava!

 

 

Il furgone partì dopo cinque minuti esatti.

 

“Siediti vicino a me” ripeteva la voce da dentro.

Lei si sedette vicino al finestrino e iniziò a leggere i titoli dei suoi appunti.

 

Io ti so, donna che ti nascondi nella tua natura per non sentire le domande a cui non desideri rispondere. Ti so quanto so me stessa e tutti i bisogni che ti spingono a viaggiare vicino allo finestrino del furgone. Il tuo nome è antico e la tua vita non è mai uscita dalla tua carne.

Tu sei calma adesso che sai che so di te… Sei consapevole che il mio occhio è entrato nella tua memoria. Tu adesso andrai nel tuo vecchio villaggio di pietra e sentirai l’odore del latte, mangerai la polpa delle mele, e proverai risentimento verso i termini scaduti delle attese.

Per ora ti basta la mia attenzione e la tua memoria semi rivelata di donna.

Tu sei piena di parole dei giorni passati contando pigramente le ore e questo tu lo fai apposta perché

io soffra per mettere in subbuglio il tuo esistenzialismo.

 

Esistenzialismo.

Mi è sembrato, spesso, che il mondo si sia riempito di animali che hanno imparato a parlare  di persone che hanno dimenticato di parlare. Nessuno di loro vuole non esistere. Nessuno di loro sa di esistere, ma crede… Ognuno cerca il qualcuno che vuole essere nell’Altro.

Esistenzialismo.

Azione accelerata.

Figure teatrali della quotidianità che producono eventi.

Tu sei un evento, o donna che apprende nel suo ciclo inferiore di pedagogia, un evento che non si diffonderà perché ti conoscono quanto basta.

Sei nata.

Hai pianto.

Hai riso.

Hai giocato.

Hai mentito.

Hai amato.

Hai dimenticato.

Mi hai incontrata…

Tu apprendi nel ciclo inferiore di pedagogia.

Sarai donna.

Partorirai, sarai madre, e insegnerai ai tuoi figli ad apprendere il tuo ciclo.

 

Per gentile concessione di Eliana Leshaj, testo inedito LogoCC

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Eliana Leshaj ha lavorato e studiato in Albania e in Italia. In Albania ha scritto per le riviste letterarie Aleph Letraree Don Kishot, oltreché per la terza pagina del quotidiano Shekulli. In Italia ha pubblicato due raccolte di poesie: “Lapis Niger”, in versione bilingue, e “Amiamoci e facciamola finita”, in lingua italiana. Profondamente legata alla storia e alla cultura italiana, è anche un’appassionata studiosa della cultura arberesh delle antiche comunità albanesi in Italia.

 

Foto in evidenza di Teri Allen Piccolo.

Foto dell’autore a cura di Eliana Leshaj.

Riguardo il macchinista

Sana Darghmouni

Sana Darghmouni, Dottore di ricerca in Letterature Comparate presso l'Università di Bologna, dove ha conseguito anche una laurea in lingue e letterature straniere. E' stata docente di lingua araba presso l'Università per Stranieri di Perugia ed è attualmente tutor didattico presso la scuola di Lingue e letterature, Traduzione e Interpretazione all'Università di Bologna.

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