Chi ha paura delle rose dalla parte pungente delle spine?! (Reginaldo Cerolini)

Lights in the City-1

 

 

Mi risuonano nella testa le parole trascritte da Zhaer nel suo diario– il giovane persiano che tentò la libertà inseguendo l’Europa con il “Cavallo di troia” ovvero, allacciandosi con una cintura ai tubi di un tir, e che da quel tir fu schiacciato nei pressi di Venezia – che dicono “Giardiniere, fammi entrare nel tuo giardino, anche io sono un fiore e voglio essere un fiore tra i tuoi”.  Perché? Perché di questi tempi l’Europa dei Palazzi e dei Megafoni (approvati) ha un volto sconcio, suono stridente ed un puzzo di morte raccapricciante a cui rispondo con un grido di forza, certo, ma anche con la dolcezza a cui la vita può tendere. Così pensare al giardino che voleva raggiungere Zhaer, senza rattristarmi per l’ombra dei Palazzi, significa saper vedere la bellezza, dove non sempre ha battuto il sole, ovvero la periferia del dolore e per farlo scelgo di parlare della rivista Oltre il giardino.

 

Un giorno qualcuno renderà ragione di questa minuta e grande rivoluzione che sono le libere riviste cartacee o online che a partire dal 2000 hanno militato, tenuto sotto osservazione, e ‘resiliato’ di contro al dogma dei Palazzi. Fra queste, almeno per quanto riguarda quelle sorte nel Nord Italia, un posto d’onore certamente lo avrà Oltre il Giardino.

 

Questa rivista è un prodotto di eccedenze. Quest’eccedenza, può essere retrodata alla legge Basaglia (181), se vogliamo, e alle sue conseguenze sulla psichiatria italiana, per cui dobbiamo spostarci al 1994 quando, nei padiglioni dell’Ospedale psichiatrico provinciale (Opp) di Como, circa 460 utenti vengono dimessi perché l’ospedale chiude. Questa non è la sede per addentrarci nelle chiare dinamiche di politica sociale e ragioni economiche che hanno portato a tale evento, però sta di fatto che quel mastodontico centro rimane chiuso ed inutilizzato, se non fatta eccezione per piccole aree o padiglioni, che sono sfuggiti al mancato utilizzo e al silenzio. Subito, infatti viene garantito fino al 1999 un servizio diurno. E qui comincia la nostra storia.

 

La rivista, di fatto, nasce nel 2010 quando ormai l’interesse sociale per gli ex-utenti e l’ex-ospedale manicomiale esce dalla cronaca per diventare, nonostante la posizione, periferia. Se ne interessano il poeta Mauro Fogliaresi ed il fotografo Gin Angri. Quello che riescono a costruire attorno a questo luogo dismesso e alle persone che, dimenticate, li attorno gravitano, ancora, persistenti come erba matta, si pone a metà tra l’eroismo e la vocazione. In poco tempo, creano l’associazione omonima (della rivista) ed una ragguardevole serie di azioni belliche collaterali: corsi di scrittura, fotografia, (mostre fotografiche), arte terapia, musica, pubblicazione di cataloghi, libri, cura dell’area del S. Martino (o precisamente creazione e manutenzione del ‘ bosco delle parole dimenticate’, di una semplicità sbalorditiva e di per sé sufficiente per fare una visita a Como), spettacoli di teatro canzoni con la creazione dello spettacolo “Nessuno è perfetto”, si legano e mutuamente si sostengono con il gruppo musicale Oltre il giardino Project, e da tre anni organizzano la Libera Università del Tempo Ritrovato. Tutto questo è l’universo che gira attorno alla rivista Oltre il giardino.

 

La redazione si riunisce il Mercoledì – l’ingresso è aperto a tutti senza obbligo di pedigree di follia- dalle 15 alle 17 circa, in un cerchio si parla, con tono vivace, e pause piene, del quotidiano, di se stessi, dei propri problemi umani, sociali e anche di quelli causati dalla malattia psichiatrica, si leggono poesie, ci si confronta, si parla dei Palazzi ( che sempre più soffocano), spesso con un’acutezza invidiabile ed una dolcezza ribelle.

 

Personalmente sono andato quattro volte a questo incontri, per curiosità, e perché avevo conosciuto Mauro Fogliaresi, ogni volta accolto con un calore che non mi aspettavo.

 

La rivista consta di 15 numeri pubblicati in 7 anni, e due numeri in uscita. Nata come un trimestrale ha da subito chiarito che esce ogni volta che i suoi autori stanno bene, e affronta una vasta varietà di temi. Certo non basta questo a fare di un’ambizione comunicativa e letteraria una grande rivista, ma Oltre il giardino ha diverse frecce nel suo arco. Prima di tutto il formato 4X4, la grafica composta ed ampia, la potenza visiva delle fotografie, che non ammicca al facile estetismo delle riviste patinate, ed in ultimo, fra gli aspetti visivi, la dosata esplosione dei colori. I soggetti della prima pagina sono quasi sempre donne con volti incisivi e segnati dalla forza delle loro storie, mentre il photo-finish, quasi sempre in bianco e nero, dona scatti capaci di far fermare il tempo invitando ad una tonda riflessione.

 

Ma sono i motivi contenutistici che hanno attirato la mia curiosità. Gli editoriali di Fogliaresi sono delle dichiarazioni di lotta a favore dell’inquietante bellezza della diversità: inviti poetici alla memoria che ha bisogno di tutti i sensi per essere conosciuta e goduta. Gli articoli, passano dalla visita al museo di Herman Hesse ( “Hesse o non Hesse” di Valeria Piccardo, n.1 ), alla visita di Zanetti alla redazione (“Campione sul campo, cmpione nella vita”. n.2), dalla cronaca fotografica ( “Dio esagera col silenzio” n.1), dalla corrispondenza tra ex-manicomi (“Viaggio al Club ’74 di Mendrisio: un gemellaggio senza ‘frontiere” di Mauro Fogliaresi, foto di Gin Angri n. 4) dal reportage in Nepal (“L’amore ai tempi del Nepal” di Prasiddha Acharya n. 5) all’ossessione delle voci (“Abitare con le voci” di Rosanna Motta n. 13) dall’ultima intervista alla ultra centenaria scrittrice Carla Porta Musa (“Una vita preziosa: il tempo della musa” di Mauro Fogliaresi e foto Gin Angri n. 6) al reportage fotografico (“Ticosa e Tintoria Lombarda” n. 5) dalla memoria del 3 ottobre Giornata mondiale del migrante e del rifugiato ( “Como San Giovanni” di Chiara Bedetti e foto di Claudio Fontana n. 12) alla mediazione fra corpo, malattia ed animo ( “Nonostante tutto” di Fernando Costa n. 8), passando per le riflessioni su Lacan/Freud ( “Un colpo di fulmine per Freud e l’amore per Lacan” di Silvia Busnelli n.9) ad un saggio sul teatro a San Vittore ( “Dentro e fuori San vittore: la casa di Bernarda Alba di Garcia Lorca” di Giuseppe Bruzzese foto di Gin Angri n. 7), per finire con la comunità per tossicodipendenti creata da Don Aldino Fortunato (“La vittoria di Marco” di Marco Fabbro foto di Marco Fabbro n. 2).

 

Ho citato solo alcuni degli articoli che compaiono in  Oltre il giardino, l’ho fatto volendo ricordare come la cura, la cultura, l’impegno sociale e l’attenzione umana, fuori da dogmi ed atteggiamenti di chiusura, possano esistere come un giardino rigoglioso e vario. Strano che a fare cultura sia la fragilità stessa, che a fare memoria, sia chi viene allontanato dai luoghi che gli sono familiari, strano che a rendersi flessibile sia chi dovrebbe essere paralizzato dai propri limiti, e che a portare bellezza sia chi vive dentro il dolore.

 

Caro Zhaer, ucciso sì formalmente da un camion ma indirettamente dall’ignoranza di chi crea fazioni, guerre e distanze, di chi crea muri, e pensa che la vita come la storia siano cancellabili da documenti pubblici ed istanze burocratiche, di chi difeso dentro i palazzi, pretende come ne l’Alienista del mulatto Machado de Assis che fuori siano tutti pazzi; Ecco io un giardino – fuori dal tempo- te l’ho trovato perché tu possa riposare i tuoi passi di polvere, sudore e canti. Vieni, riposa che la memoria è lunga e la storia aperta ancora poi, come sempre andremo Oltre il giardino...

 

28 Set. 2017 Como

Inedito di Reginaldo Cerolini, per gentile concessione dell’autore.

 

Nato in Brasile 1981,  Reginaldo Cerolini si trasferisce in Italia (con famiglia italiana) divenendo ‘italico’. Laureato in Antropologia (tesi sull’antropologia razzista italiana), Specializzazione in Antropologia delle Religioni (Cristianesimo e Spiritismo,Vipassena). Ha collaborato per le riviste Luce e Ombra, Religioni e Società, Il Foglio (AiBi), Sagarana, El Ghibli . Carmilla online e collabora regolarmente per lamacchinasognante.com, di cui è stato co-fondatore. Fondatore dell’Associazione culturale Bolognese Beija Flor, e Regista dei documentari Una voce da Bologna (2010) e Gregorio delle Moline. Master in Sceneggiatura alla New York Film Academy e produttore teatrale preso il National Black Theatre. Fondatore della CineQuartiere Società di Produzione Cinematografica e Teatrale di cui è (udite, udite) direttore artistico. Ha fatto il traduttore, il lettore per case editrice, il cameriere, scritto un libro comico con pseudonimo, l’aiuto cuoco, conferenziere, il commesso e viaggiato in Africa, Asia, Americhe ed Europa.

Immagine in evidenza: quadro della pittrice Barbara Gabriella Renzi Iule, “Light in the City”.

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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