camminata notturna a sunnyside (raphael d’abdon)

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un lampione arrugginito getta una spugna stanca

sull’angolo della strada

mi siedo su una panchina e scambio due parole con

alain

il mio fratello del burundi

 

ha un banchetto sul marciapiede

con due telefoni a scatti

vende caramelle

fiammiferi

patatine

e anche cartine lunghe singole

in casi di emergenza

 

cerca di portare avanti la baracca e crescere i suoi due figli

tra le retate degli sbirri

e le minacce xenoidiote di alcuni afrofobi locali

(re shaka si vergognerebbe di questi guerrieri moderni

e don chisciotte avrebbe pietà di loro)

 

a parte tutto ciò

alain se la cava bene

i suoi bambini ora stanno dormendo

e sognano l’asilo di domani

nel quale giocheranno tutto il giorno

coi figli degli sbirri

 

saluto alain mentre

3 gatti smilzi saltano fuori da un edificio abbandonato

mi guardano con sdegnata indifferenza

devono essere la mia barba lunga e la mia camicia sbrindellata

o forse

hanno cose più urgenti a cui pensare

tipo trovare il modo di beccare quel maledetto uccello

 

hanno saltato troppi pasti questa settimana

le costole non mentono

e il vento tagliente della notte gli ricorda

quanto fragili esse siano

 

 

do un calcio ai sogni mentre

un pacchetto slavato di patatine roteando rotola giù per il

marciapiede

e atterra arrogante

sulle mie scarpe da tennis consumate

gettare spazzatura per strada è fascismo

e io proprio non sopporto l’ignoranza

le patatine

e lo sporco

 

 

urla sbronze dai palazzoni sull’altro lato della strada

da sotto un albero spoglio l’ombra scintillante

di una lama

brilla nella nebbia scricchiolante dell’inverno

 

“tutto regolare” sorride il luccicante cartellone pubblicitario della nedbank

sopra il filo spinato

 

l’ennesimo nauseante suono delle sirene della polizia

spezza il cielo umido in due

indurisce il midollo lungo la mia schiena cigolante

mentre aghi

pungono il centro

del mio ano ghiacciato

 

mi ricordano che è ora di andare a casa

e non posso che essere d’accordo

(anche se una casa non ce l’ho)

giro l’angolo

trovo posto alla taverna di sipho

mi tiro su il cappotto

tiro giù il berretto

e ordino un’altra birra

 

è la penultima

per oggi

 

*quartiere popolare del centro di pretoria, abitato principalmente da immigrati africani

(traduzione italiana dell’autore, raphael d’abdon)

 

raphael_dabdon

raphael d’abdon e’ uno scrittore italiano che vive a Pretoria (Sudafrica). Come poeta si è esibito in numerosi festival in Sudafrica, Italia, Nigeria e Stati Uniti. Insegna letterature coloniali e postcoloniali alla University of South Africa (UNISA).

 

 

 

 


 

 

sunnyside nightwalk

 

a rusty lamp throws a weary towel over the street corner

i sit on a bench and share some words with alain,

my brother from burundi

he’s a street vendor

he’s got two public phones

sells candies

matches

chips

and even single rizlas

in case of emergency

 

he’s trying to make a living and raise his two kids

between the cops’ raids

and the xenoidiotic threats of some local afrophobiacs

(king shaka would be ashamed of these modern age fighters

and don quixote would pity them)

 

apart from this

alain’s doing fine

his babies are sleeping now

they’re dreaming of tomorrow’s crèche

where they’ll be playing all day

with the policemen’s kids

 

I salute alain as

three skinny cats jump out from a deserted building

look at me with disdainful indifference

it must be my long beard and my tattered shirt

or maybe

they’ve more urgent things to think about

like finding a way to catch that bloody bird

 

they’ve skipped too many meals this week

ribs don’t lie

and the night cutting wind reminisce

of how fragile they are

 

I kick dreams away as a

washed out pack of nik naks swirls down the sidewalk

and arrogantly lands

over my rugged takkies

littering is fascism

and i just can’t stand ignorance

niknaks

and dirt

 

drunk screams from the flats across the road

from under a leafless tree the glittering shadow of a knife

blinking in the shrieking winter fog

 

“business as usual” smiles the flashy nedbank billboard

over the razor-wired fence

 

the umpteenth sickening sound of police sirens

rips the moistened sky in two

it stiffens the mallow along my squeaking spine

while needles

sting the midpoint

of my frozen anus

 

it reminds me that it’s time to go home

and i agree (even if i don’t have one).

i walk around the corner

find a seat at sipho’s tavern

pull up my overcoat

pull down my beret

and order another beer

 

it’s the penultimate one

for today

 

Foto in evidenza di Melina Piccolo.

Foto dell’autore a cura di raphael d’abdon

 

 

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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