ARLECCHINO E IL PROFUMO DEI SOLDI (atto unico di Walter Valeri con nota dell’autore)

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BREVE NOTA PER: ‘ARLECCHNO E IL PROFUMO DEI SOLDI’

 

Da anni nelle Università degli Stati Uniti si usa il teatro come strumento per apprendere la seconda lingua e la cultura di provenienza e di cui fa parte. Personalmente ho già dato il mio modesto contributo per la realizzazione di un libro collettivo, pubblicato dalla Yale University Press, dal titolo: SET THE STAGE! TEACHING ITALIAN THROUGH THEATER: THEORIES, METHODS, AND PRACTICES, edito da Nicoletta Marini-Maio e Collen Ryan-Scheuts. Quello che invece sino ad ora non ho fatto è stato pubblicare i materiali usati durante gli anni d’insegnamento alla Harvard University, nel corso di Italiano 40, fondato e realizzato in collaborazione con la Prof.ssa Elvira Di Fabio nel 2001.

Personalmente sono sempre più convinto che all’insegnamento tradizionale dell’italiano nelle varie classi vada, sin da subito, affiancato il teatro con esercizi divertenti, comunicazioni interpersonali comiche; oppure mediate dalla drammatizzazione della letteratura o episodi tratti dalle esperienze quotidiane degli allievi. Per l’alto grado comunicativo che contengono questi esercizi, per sviluppare e rivitalizzare le capacità espressive e, soprattutto, le qualità retoriche- orali, che sono un prodotto culturale estremamente delicato e politico, che riguarda la vita di tutti. Un aspetto della vita oggi in così grave pericolo, specie per le giovani generazioni, come ci insegnano gli antropologi e sociologi di varie scuole e tendenze ideologiche.

Praticare il linguaggio teatrale può e deve diventare più che mai un’esperienza esistenziale attiva e critica, per ogni singolo allievo, inserito in una piccola comunità concreta, per quella esplorazione creativa del testo, verifica dei dialoghi, spartizione e trasmissione delle idee che vi sono contenute. Anche per l’uso ‘inevitabile’ di altri linguaggi che il teatro comporta, come la mimica e la gestualità, non meno importanti del linguaggio scritto e verbale, e per la pratica ‘naturale’ delle discipline che convergono nel processo di drammatizzazione, quali: la storia, la geografia, le attività pittoriche e grafiche, l’educazione al suono e alla musica, la psicologia e sviluppo della personalità.

Ecco in breve e molto semplicemente, questo atto unico: “Arlecchino e il profumo dei soldi”, non è altro che un esempio divertente dei tanti materiali usati durante le mie lezioni di lingua italiana ad Harvard. Meglio dire: ciò che ne resta.

 

W.V.

ARLECCHINO E IL PROFUMO DEI SOLDI

( Farsa in un atto per maschere della Commedia dell’Arte  Liberamente tratto da un racconto del Novellino)

  

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personaggi

 

Presidente del tribunale: Balanzone

Primo giudice a latere: I Zanni donna

Secondo giudice a latere: II Zanni donna

Accusato: Arlecchino

Accusatore: Brighella cuoco ambulante

Donna delle pulizie: Colombina 

 

Siamo in tribunale. Brighella vestito da cuoco, affetto da un tic nervoso al collo e da balbuzia, e Arlecchino, sempre spavaldo e di buon umore, sono seduti con le spalle al pubblico. Si grattano. Si guardano in cagnesco e non possono trattenersi dal fare smorfie l’uno all’altro e improvvisare dispetti.

 

Brighella (tartagliando leggermente) Co-co-col-pe-vole. Sarà così!

Arlecchino Ma che colpevole, colpevole e colpevole… sono innocente come una colomba!

Brighella Una colomba, appunto. Una creatura insensibile e feroce.

Arlecchino Feroce la colomba?!

Brighella Sì, feroce.

Arlecchino Blasfemo…la colomba è bianca.

Brighella Bianca di fuori…ma nera dentro. Come la notte degli assassini!

Arlecchino Uuuh esagerato. Salsicce, sassolini e segnaletica adesso sono la stessa cosa. perché ominciano con la stessa lettera.

Brighella Sì. Bravo te. Non ti facevo così ‘ poco intelligente’. C’è la esse di serpente: e in salsicce, e in sassolini, e in segnaletica e assassini. La stessa esse!

 

Si sente come un tuono a ciel sereno: entra ancheggiando Colombina con un secchio pieno d’acqua e scopone. I due intimiditi si ricompongono e zittiscono improvvisamente.

 

Arl. e Brig. …‘ngiorno.

Arlecchino (sotto voce a Brighella indicando le grazie di Colombina) Feroce eh?

Brighella Benfatta, sì… feroce…come una bella vela al vento…che si gonfia …si gonfia… e poi non lo fa passare.

Colombina Giorno! (Canticchia) Pensa a me solo a me…(Lava per terra) Sporcano, sporcano, si sporca… Vengono qui in tribunale per avere ragione. Per fare penitenza, dico io. Per pulirsi la coscienza…e sporcano. Sporcano per terra! Pulita la coscienza per terra l’idecenza. Guarda qua…(Si china su un’impronta particolarmente resistente) T’eh, guarda che roba. Roba da matti. Guarda che piede. Che maleducato questo. (Guarda i piedi di Arlecchino) Che piedone… e senza testa! Ma cos’è? Oddio, oddio (Si tappa il naso) che puzza, che schifo!

Arlecchino (Protestando indica Brighella) Colpa dei cani. Io non centro niente.

Brighella Sì, i cani.

Arlecchino Colpa di quelli che danno da mangiare agli animali senza badare a spese. Danno da mangiare agli animali e fan morire i cristiani…che fa anche rima!

Brighella Anche i mussulmani dan da magiare ai cani, se è per questo.

Colombina È vero, avanti alla morte siamo tutti uguali. (Li guarda) Questo o quello per me pari sono…siete due Animali, ecco quello che siete! Saprei ben io… a chi far pagare le spese della pulizia dei tribunali, ben io. Non c’è più legge. Non c’è più niente. Meno che niente (Guarda Arlechino con disprezzo) Poi li assolvono anche…danno la colpa alla società.

Brighella (Indica sè stesso) La società innocente…la parte migliore. Volitiva, emotiva, collaborativa, voglio dire: ‘io’!

Arlecchino È vero, è vero… ma che innocente, non è innocente. Si fa la doccia, si fa la barba, tira lo sciaquone, va in vacanza…e pensa sempre solo a sè

Colombina (ride) Si gratta la panza.

Arlecchino La società non è innocente. Se non c’è posto per chi sogna. Per chi guarda le nuvole. Bisogna guardare le nuvole in cielo. (Fissa i seni di Colombina) Guardarle bene!

Brighella Bravo, guarda le nuvole. Sogna…grattati la rogna…E se cadono?

Arlecchino Io passo tutta la mia giornata a guardare le nuvole…anche coperte hanno un bel fascino.

Brighella Bravo, bravissimo, ma io ho detto … se cadono…col tempo, se cadono?

Arlecchino Ma che cadono?!

Brighella Non si sa mai… (Indica i seni di Colombina) posso toccare?

Colombina Giù le zampe, caimano! Balle, pigrizie senza senso…(guarda i suoi seni)   io sono mia e queste non finiranno fra le dita di nessuno…dei presenti.

Arlecchino Una volta ne ho vista una simpatica…nel vecchio tribunale

Brighella Come un piatto di lasagne…di basciamella…tale e quale…eh, quelli si che erano tempi!

Arlecchino Sì, mi sorrideva…una lasagna bionda…con una montagnina di grana sopra… (Torna a fissare i seni di Colombina) una spolveratina cinina, non troppo cinina… mangia, mangia! Mi diceva…ce n’è, ce n’è, ce n’è ancora in cielo, ce n’è più in cielo che in terra…poi mi accarezzava la fronte, le guance, il collo.. che mi faceva tutto il solletico con le sue manine bianche… più che burro.

Colombina A morte. La pena di morte per quelli con le mani sempre fra le nuvole…

Brighella Senza guardare dove mettono i piedi!

Colombina Appunto! (Esce di scena)

 

Musica barocca. Entra la corte. Con fare cerimonioso a passo di danza entra il collegio dei giudici: il Presidente del tribunale Balanzone con due giudici-zanni a latere. Indossano fascie tricolori e portano codici ingombranti. Si complimentano l’un l’altro. Si sistemano con sussiego sui banchi del tribunale.

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Balanzone Il martello. Portatemi il martello. Almeno il martello. Qui manca sempre tutto, d’accordo…ma il martello ci deve essere! Colombina porta il martello. Ancheggia più che mai. Fa moine verso Brighella che si confonde. Poi appoggia il martello accanto a Balanzone. Gli accarezza la mano e se ne va canticchiando.

Colombina Una mano lava l’altra, e tutto è come prima… sempre le stesse cose, le stesse case…

Balanzone (La guarda scomparire in quinta e con un gran colpo di martello fa sobbalzare i due giudici a latere. Si apre la seduta.) Allora, com’è andata?

Arlecchino Perché com’è andata? Io non ho visto niente. Dov’è andata?!

Brighella Neanch’io. E sì che ci vedo bene, io! È andata via?

Arlecchino Posso andare a cercarla.

Balanzone No, si sta qui! Cominciamo da capo. Che cosa è successo?

Arl. e Brig. (Indicandosi a vicenda) È stato lui! Lui, lui, lui…

Arlecchino Veramente è stato lui.

Brighella Dico che è stato lui.

Balanzone Insomma basta! chi è il querelante?

Arl. e Brig. (Si guardano con fare interrogativo)

Arlecchino Querelante!

Brighella Delinquente!

Arlecchino Delinquente!

Brighella L’ho detto prima io!

Arlecchino Ma anche querelante non è mica bello!

Balanzone Chi ha subito il torto?

Brighella Io.

Balanzone E allora parli lei. (Rivolto verso la quinta, da cui sporge una gamba semi nuda di Colombina)

Brighella (tartagliando) Allora parlo io. Dunque sono io che parlo…io parlo, con la mia voce. (Si schiarisce la voce) Con una voce…quella normale, o quell’altra?

Balanzone Perché lei ha due voci?

Brighella Sì, quella da ufficio… quando sono in Comune per il rinnovo della licenza e quella per gli altri…quando vendo per strada, con la mia vera voce.

Balanzone E come sarebbe la vera voce?

Brighella (tartagliando) Così, di petto…senza peli sulla lingua. Autorevole…

Balanzone (Si rivolge ai due Zanni) Normale o autorevole?

I Zanni Normale.

II Zanni Autorevole.

I Zanni (Apre un codice) Dunque vediamo: Autorevole…voce dotta, dal tardo latino “auctorabile” … di persona tenuta in molta considerazione…non mi sembra il caso, visto il soggetto non mi sembra il caso.

II Zanni Allora: autorevolmente moderata…improvvisando.

I Zanni Meglio normale. Senza finezze. Senza sfumature o autorevolezza.

Colombina ( Viene a ritirare il secchio dimenticato. Si fa aria con il ventaglio sui seni semi-

scoperti) Pensa a me…solo a me…hmm, hmmm

Balanzone Autorvolezza, sì…ma che bella brezza…brazze…brizza…zizza…zizze…zizzine

II Zanni E noi cosa ci stiamo a fare? No, dico noi siamo il potere o no?… possiamo autorizzare una… che so: “autorevolezza in attesa di giudizio”.

I Zanni Buona questa me la segno nello smart phone: au … to… re … vo… lez … za..in…at .. te … sa…di…giu…di…zio…

II Zanni Anzi, dà un certo tono, un certo potere alla Corte. Una specie di do ut des: Siamo o non siamo noi l’autorità qui?!

Balanzone Signori, vogliamo procedere o c’è altro?

II Zanni Perché cosa c’è

Balanzone Dico, c’è altro?

II Zanni No, va bene così.

I Zanni Una verifica, scusi (Legge dal codice) qui, proprio qui ci sta scritto: Autorità, potere tutelato dalla legge, di emanare atti vincolanti l’attività dei destinatari. Effettivamente, sì…posiamo. Un attimo di posa non può far male.

Balanzone Quindi? Che si fa?

I Zanni Quindi io dico che è meglio neutra, per adesso voce neutra. Poi più in là vedremo… nel corso del processo se vale la pena cambiare voce. Dipende anche dai tecnici del suono…mi hanno detto che a mezzogiorno vanno in sciopero…

II Zanni Meglio l’ autorità moderata, secondo me.

I Zanni Neutra.

II Zanni Moderata.

I Zanni Neutra

II Zanni Moderata

I Zanni Moderatamente neutra

II Zanni Neutramente moderata

I Zanni Neutramente non esiste. È una sgrammaticatura. Non è italiano.

II Zanni E noi che siamo la legge: facciamola esistere, perdio! I giudici sono anche poeti, e viceversa.

I Zanni Neutrofilo!

Balanzone Basta! Lo dico io con che voce. (Ci pensa un po’ poi rivolto a Brighella) Con quella di chi ha paura, che così non c‘è pericolo, avanti…un pò di paura perdio!

Arlecchino E per tutti i santi…

Balanzone (Lo fulmina con lo sguardo. Poi un gran colpo di martello) Andiamo avanti.

Brighella (Con voce intimorita) Ero…ero nel mio ristorante. Poco prima della pausa pranzo.

54952-001mArlecchino Eh, ristorante!

Brighella Con le ruote, perennemente in moto…ma ristorante.

Balanzone Un ristorante con le ruote?

Brighella Una cucina portatile.

Arlecchino Sì: Madre coraggio… le ruote di Brecht

Balanzone Non faccia lo spiritoso. E non nomini il nome di Brecht invano!

Brighella (Stizzito) Dove io preparo e vendo cibi per strada.

Arlecchino A parte le ruote, devo dire squisiti…a dir la verità…specialmente il brasato, e anche tutto il resto: sedano se di stagione, cetriolini al vino rosso, spinaci al burro con tanto parmigiano vernengo, un po’ di meno se è parmiggiano reggiano perché quello costa troppo, broccoletti in salsa piccante, salsicce al finocchio selvatico, funghi porcini, suini e felini nutriti senza mangimi….

Balanzone: (con un colpo di martello, esasperato) Andiamo avanti!

Brighella La gente d’oggi è dinamica, cambia strada spesso. Ci vogliono le ruote

Arlecchino Cambia partito, cambia religione, cambia amici, interessi…come il vento che tira un po’ qua e un po’ là.

Brighella Cambia luoghi: piazze, città, mercati…e io lì devo essere… a nutrire…con le mie

belle ruote.

I Zanni Così lei sta sempre in mezzo alla folla. La insegue, la persegue, la lusinga, la trasforma in massa…la ingrassa

Brighella Massa grande, sì la folla, sì. Modestamente, sono un cuoco apprezzato e conosciuto dalla folla.

Arlecchino È consumato lui…dalla folla. La massa lo consuma…i consumatori come un sasso dall’acqua che va su e giù…shhhh….shhhh….shhh…su e giù….

Balanzone Basta! (Dà un colpo di martello sulla mano del I Zanni che Mugugna dal dolore e poi incassa in silenzio ) Zitto!

II Zanni E lei, paga regolari tasse?

Brighella Tasse? Ci mancherebbe.

I Zanni (Soffiando sulla mano dolorante) Ci mancherebbe che sì, o ci mancherebbe che no, che non le paga?

Arlecchino Non le paga! Non le paga!!

Balanzone Zitto lei, parli quando interrogato!

Brighella Pagare e morire…

II Zanni Preferisce morire.

Brighella Non è mica un immobile. Oggi, qui, domani lì… è un’incertezza, come lo Stock market…per il mondo, alti e bassi…e poi anche volessi, perché io vorrei pagarle le tasse, ma a chi le pago? Eh? a chi le pago?

II Zanni Insomma, le paga o non le paga?

Brighella Li metto sotto il materasso. Aspetto. Quando il mondo me le chiede, se proprio devo pagare le pago.

I Zanni Dura lex sed lex…

Arlecchino Ma intanto non le paga.

Balanzone (Altra martellata sulla mano del I Zanni che questa volta reagisce con un lamento) Ho detto zitto!

Arlecchino Va be’, ma mettiamo tutto agli atti…andiamo avanti, poi vedremo.

Brighella Ero in Piazza della Libertà a Verona. Lontano dall’Arena…Si è avvicinato passin passino

questo…(indica Arlecchino) questo morto di fame, questo farabutto, con in mano un pezzo di pane vecchio, scrostato, secco come fosse in dieta.

Arlecchino (Indica la misura del suo braccio) Povero sì, ma con un gran pezzo di pane così. E poi il pane non ha età.

Brighella Appunto, una crostaccia lunga che non finiva mai… e io lo guardo con la coda dell’occhio. Servo i clienti, ma intanto guardo…

Arlecchino una fila lunga che non finiva mai, che ho rispettato.

Brighella ma io… sempre con la coda dell’occhio su lui…e lui a un certo momento …zacchete, zacchete, zacchete! Ha pucciato tre volte il suo pane sulla mia carne fumante. Tre volte!

Arlecchino Sì. E ce l’ho tenuto più che potevo. Finché il pane…si è intenerito, “poarelo”, s’è commosso e come dicono a Venezia “g’ha sorbio tuto el profumino che xera solo e bandonado” sulla carne. Una delizia!

Brighella E anche la carne (Alterato) L’ho scoperto che divorava pane e carne come un cane. Dovevate vederlo. Una belva!

Arlecchino La carne non c’era, solo fumo, lo giuro!

II Zanni Ah beh, se lo giura…

Arlecchino Poi mi ha stretto per la gola, “pagami quello che hai preso!” gridava.

Brighella E lui con una faccia di sabbia “ ho preso fumo, solo fumo!”

Arlecchino “E tu pagami il fumo!”, urlava come un matto, questo qua… stringendomi il collo sempre più forte…che ha due mani a tenaglia come piazza San Pietro, che io il collo ce l’ho delicato, io…delicato

Brighella Senza fumo, il mio fumo, ma c’era anche la carne…il pane sarebbe rimasto pane. Roba da niente. E poi non si mangia pane e fumo in quella maniera…

Arlecchino Perché, com’è che si mangia il pane?

Brighella Dovevate vederlo. Un matrimonio s’è fatto, col fumo della mia carne..sto   ladro e pezzente!

Arlecchino Io ladro? Non sono un ladro. Io sono un buon gustaio…onoro la buona tavola. Ladro è chi ruba. Io non ho rubato niente.

Balanzone E pezzente?

Arlecchino Beh sì, qualche pezza ce l’ho. (indicando il vestito) Chi nega?

Brighella Ce l’ha. Qualche pezza ce l’ha..

Arlecchino Colorata, ce l’ho… non è delitto essere poveri. Poi non sta scritto “beati i poveri perché erediteranno il Regno dei Cieli?” Meglio se colorati, dico io… Basta prendere la Bibbia… leggere, rileggere per favore: Edizioni Paoline a pagina…

Balanzone Va be’, va be’, abbiamo capito. I querelanti rimangono qui, in piedi. La Corte si

Riunisce e ritira in seduta ordinaria. (Dà un gran colpo di martello e si rivolge agli Zanni che questa volta ha sottratto la mano per tempo) E lei, cosa ne pensa?

I Zanni Eh? (Stupito) Lo penso anch’io…ma non andiamo?

Balanzone Sì, ma pianino?

II Zanni Di là, a farci uno spuntino e un riposino…

I Zanni Ma pianino ( In disparte) Ho una barzeletta molto piccante da raccontare.

Balanzone Allora stiamo, stiamo qua. Oggi si lavora.

I Zanni C’è pubblico in aula, ci sono le telecamere.

II zanni Siamo in diretta con LA GIORNATA IN PRETURA

I Zanni Le telecamere, oddio, ma sono giù di trucco!

II Zanni (Guarda Balanzone) Anche lei, con quella faccia non può mica dire quello che vuole!

Balanzone Trucco! Truccoo! Truccoo!!

 

S’accendono le luci stroboscopiche. Musica hard-rock. Arriva Colombina con il carrello del trucco. Tutti rinforzano il trucco con l’ assistenza di Colombina. Cessa l’effetto stroboscopico. Alla fine la corte è composta da tre maschere del teatro espressionista. Colombina se ne va con aria soddisfatta sempre ancheggiando.

 

I Zanni (Si alza in piedi e passeggia avanti e indietro lentamente) Ehm, ehm! Dunque: a mio parere il fumo, o profumo che dir si voglia, poiché non ha sostanza, non appartiene al cuoco…

Arlecchino Mai. Bravo! Non appartiene al cuoco (indicando Brighella).

I Zanni Per questo non esistono i supermercati o le cooperative del fumo.

Arlecchino È la prova!

I Zanni Per cortesia! (Prende il martello e con un gran colpo sul banco per errore colpisce la mano del II Zanni che regisce dandogli uno schiaffo) Dal che ne deriva (Massaggiandosi la guancia indolenziata) … un’assenza dell’ abea corpus.

Arlecchino (Rivolto a Brighella) Vero! Non c’è. Se non c’è non c’è. Miracoli non se ne possono fare…

I Zanni Indi onde per cui Arlecchino è in-no-cen-te.

Arlecchino Troppo buono!

Balanzone Zitto, se no faccio sgomberare l’aula! (Rivolto al II Zanni) E lei cosa ne pensa?

II Zanni Pensare? Io non penso. Anzi, non sono d’accordo.

Brighella Mi pareva!

II Zanni E mi spiego: il pro-fumo è una forma sublime della carne. Se non c’è profumo non c’è arrosto. Sono gemellari! E se non c’è fumo non c’è arrosto, se non c’è arrosto non c’è rosticcere. Nel nostro caso dico: un “uomo d’arte”… qui presente. Un cuoco sopraffino, più che rosticcere. Noto alle folle.

Brighella Un artista!

II Zanni Che investe il suo ‘know how’ per trarne meritato profitto.

Balanzone ‘Know’ cosa?!

II Zanni Inglese, sta per: ‘conoscenza’!

Brighella Soldi e profitto.

Arlecchino Zitto, o facciamo sgomberare l’aula!

Balanzone (Dà l’ennesimo colpo di martello sul tavolo e colpisce ancora la mano del

I Zanni che questa volta minaccia a gesti di strangolare Arlecchino)

II Zanni Dicevo…il fumo è fratello carnale della carne

I Zanni Carnale?

Brighella C’era la carne, c’era la carne!

Arlecchino Eh quante storie, per un po’ di carnalità…

II Zanni (Alterato) Dicevo se, dicevo se, e sottolineo se, la carne era

proprietà del cuoco così era per il fumo, figlio della carne. Non si ruba il figlio della carne. Lo dice anche l’Artusi (Con enfasi esagerata)Non rubate: “Non vi fate schiavi del vostro stomaco: che pare si diletti di tormentare coloro che mangiano più del bisogno”.

Arlecchino (Come se ci fosse l’ eco) Ma quale bisogno…ogno,ogno, ogno…’necessità’!

Balanzone Abbiamo capito… l’abbiamo capito (Fa segno al II Zanni di non eccedere nell’orazione e di stringere)

II Zanni La legge dice chiaramente: chi non ha da pagare non deve prendere né da bere né da mangiare e…

Brighella .. e non deve sottrarre i figli alla carne…(Piangendo)

II Zanni Specie in Italia dove i figli sono sacri!

Arlecchino Erano sacri, se è per questo. E poi Lui non ha figli. Ha le ruote, un ristorante… ma non

ha figli. Non li manda mai alla dottrina la domenica pomeriggio, sotto le mani del parroco…

Balanzone Effettivamente è vero…non si sa mai Ma lasciamo stare i figli e il parroco che gli mette le mani addosso, per favore.

Brighella Non vi è dubbio. Mi ha svenato. E’ una famiglia distrutta. Senza futuro.

II Zanni Cos’è una vita senza figli?

Balanzone Ha preso il fumo…tanto fumo, è vero …

Brighella Sì è così vostra santità: tanto, tantissimo…troppo.

II Zanni Probabilmente tutto.

Balanzone Humm… (Lunga esitazione) Se è così, fra carne e fumo v’è la stessa relazione che passa    fra una moneta e il suo suono… (fa cenno al I Zanni di alzarsi e preparare i presenti all’ascolto della sentenza)

I Zanni Tutti in piedi la corte delibera!

Balanzone … per cui prenda Arlecchino una moneta, la faccia risuonare sul banco della corte,  perché l’ascolti il cuoco…l’ascolti!… e si consideri pagato dal suono della moneta. (Balanzone conclude la sentenza con un gran colpo di martello che finisce sulla mano del

I Zanni)

I Zanni (lancia un urlo disperato) Ahiaaa, basta!

Arlecchino (Prende una moneta dalla mano del II Zanni. La lancia in aria. La moneta rimbalza sul banco del Tribunale. Ne esce un suono argentino e amplificato. Buio sui personaggi)

 

 

FINE

 

di Walter Valeri, per gentile concessione dell’autore, Harvard University, Lingue e Letterature Romanze   ottobre 2004

 

Foto dall’Archivio digitale di Dario Fo e Franca Rame.

 

Riguardo il macchinista

Walter Valeri

Walter Valeri, MFA, MAXT/ART Institute at Harvard University in drammaturgia. Ha fondato nel 1973 a Cesenatico la rivista Sul Porto, del fare cultura in provincia. È stato assistente personale di Dario Fo e Franca Rame dal 1980 al 1995. Nel 1981 con Canzone dell’amante infelice (Guanda) ha vinto il premio internazionale di poesia Mondello. Nel 1985 a Londra ha fondato e diretto la rivista indipendente Il Taccuino di Cary. Nel 1990 ha pubblicato Ora settima (Corpo 10) con la presentazione di Maurizio Cucchi. Ha scritto vari saggi fra cui Franca Rame: a woman on stage (Perdue University Press,1999), An Actor’s Theatre (Southern Illinois University Press 2000), Donna de Paradiso (Editoria & Spettacolo 2006), Dario Fo’s Theatre: The Role of Humor in Learning Italian Language and Culture (Yale University Press, 2008). Ha fondato e diretto dal 2000 al 2007 il Cantiere Internazionale Teatro Giovani realizzato dalla Città di Forlì e Università di Bologna. Nel 2005 ha pubblicato l’antologia di versi Deliri Fragili (BESA). Ha tradotto vari testi di poesia, prosa e teatro, tra cui RequiemTedesca di James Fenton, Carlino di Stuart Hood, Adramelech di Valére Novarina, I Ciechi di Maurice Maeterlinck, Knepp e Krinski di Jorge Goldemberg, Nessuno Muore di Venerdì di Robert Brustein. Nel 2006 ha fondato il Festival internazionale di poesia Il Porto dei Poeti. Ultimi versi pubblicati Visioni in Punto di Morte (Nuovi Argomenti, 54, 2011), Another Ocean (Sparrow Press, 2012), Ora settima (seconda edizione, Il Ponte Vecchio, 2014), Biting The Sun (Boston Haiku Society, 2014), Haiku: Il mio nome/My name (qudu edizioni, 2015). Collabora alla rivista teatri delle diversità e Sipario. È membro della direzione del The Poets’ Theatre di Cambridge. Vive negli Stati Uniti e insegna al Boston Conservatory e MIT.

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