APPUNTI DAL VENEZUELA. 2017, VIVERE NELLE PROTESTE

Copertina Nazzaro

Presentiamo uno stralcio dall’opera di Antonio Nazzaro, Appunti dal Venezuela. 2017, Vivere nelle proteste (Arcoiris) che uscirà a fine giugno. Il libro riunisce racconti viscerali, sarcastici, lucidi e a tratti allucinati di un italiano ormai da tanti anni in terra venezuelana che ci racconta, attraverso la sua quotidianità, la situazione attuale di quel Paese.

 

11.00 p.m.

Cerco di dormire ma non riesco e torno sul divano ad accendermi una sigaretta. La città finge di dormire ma sembra che sia lì ad aspettare, dietro la finestra, non si sa cosa. Niente sbattere di casseruole che da tempo accompagna il cadere della notte. Le moto che smarmittando corrono per l’Avenida Sanz, sembrano sparite o forse anche loro tacciono. Come se il sudario di questa morte e di quelle passate e di quelle che verranno abbia coperto le luci delle stelle.

Oramai non provo a dormire, sfoglio gli appunti per trovare l’inizio di questa protesta che dura da più di un mese:

30 marzo 2017

Colpo di stato istituzionale in Venezuela, il Tribunale Supremo elimina il Parlamento e ne assume i poteri. L’Ávila, Caracas e sacchi di sabbia alla finestra.

30 marzo 2017

dove vanno i baci quando c’è la guerra?

31 marzo 2017

La Fiscale Generale della Repubblica, Luisa Ortega Díaz dichiara che nelle sentenze del Tribunale Supremo di Giustizia che sciolgono il Parlamento si evidenziano diverse violazioni dell’ordine costituzionale.

1 aprile 2017

Scusate ci siamo sbagliati, ritorna il Parlamento in Venezuela. Fossero Groucho Marx e Cantinflas farebbe ridere, ma sono il Tribunale Supremo di Giustizia e il Presidente a dirlo.

Iniziano le manifestazioni di protesta ma questa volta la gente riempie le strade come mai era successo prima. Il lemma della protesta, lanciato dal Presidente del Parlamento venezuelano, Julio Borges recita: “Venezuela ha fame di cibo, giustizia e libertà”.

11:30 p.m.

la vicina stende la roba

sotto la pioggia qualcuno

accende il fuoco di una barricata improvvisata

l’odore di caffè si mescola con quello della plastica

il motociclista evita la barriera correndo sul marciapiede

l’altra vicina quella dall’odioso barboncino porta la bestia

nel parcheggio sotterraneo nuovo bagno e rifugio

sirene si dispiegano tra claxon e urla che cadono da finestre spente

la signora Carmen passa l’aspirapolvere con il suo passo di ballo di sempre

se non mancasse la musica sarebbe un mattino di sempre

buongiorno Caracas

11 maggio 2017

06:00 a.m.

Sono le sei del mattino, la sensazione è quella di una maglietta uscita dalla centrifuga della notte. Alla finestra Caracas ha una ruga in più e questo silenzio che non smette, mentre l’Ávila si nasconde dietro nuvole basse e una pioggia cerca di lavare il cuore spento.

Fra un po’ tolgono l’acqua, da due anni è razionata pure lei. Ricordo quando trionfante la televisione annunciava che in Venezuela si era trovato il giacimento di acqua potabile più grande del mondo.

Chi se lo sarà bevuto?

06:30 a.m.

Oramai ogni gesto sotto la doccia è preciso e veloce, con l’orecchio teso per sentire se iniziano a vibrare i tubi, segnale dell’improvvisa sete. Cinque minuti bagnato insaponato, primo sciacquo (ci vuole sempre qualche lusso), poi shampoo e secondo sciacquo. Si chiude il rubinetto, si guarda la cipolla e la si manda a fottersi insieme al governo e tutte le tuberie del mondo.

09:00 a.m.

Vado a visitare il nano che ha avuto un edema polmonare e si sta recuperando appena, così prendo la metro, il mio cordone ombelicale con la città, la voce più bella e cruda di Caracas.

Silenzio. Silenzio anche fra i venditori e nella corte dei miracoli. Il “mocho” che passa da un vagone all’altro, camminando sulle mani e giocando a spaventare i bambini, apparendo improvviso tra le gambe, è fermo in un angolo. E l’oramai vecchio fumatore di crack senza una scarpa, deve averla persa anni fa, a bassa voce chiede da mangiare. Nessuno inizia il suo giro con l’altisonante: Buongiorno, che dio vi benedica! L’unica voce  è quella che annuncia le fermate, che per un gioco del destino ha perso l’ordine e annuncia la fermata già passata.

Ci si guarda come soldati facendosi la domanda silenziosa: amico o nemico?

Qualcuno ha mai risposto dicendo nemico?

Esco dalla metro con la speranza che l’oppressione del cielo di cemento si sgretoli all’affacciarsi della piazza, ma niente. La cappa di silenzio sembra un cappello in testa all’obelisco, alla gente, al cielo.

Cammino per Altamira, uno degli epicentri della protesta, non poco lontano da qui è stato ucciso un giovane. La ragazza che mi precede all’uscita ha un passo strano. Non quell’andare lento e un po’ seduta (scivolata) sul sedere per il caldo che non smette mai. Nè l’andare veloce, quasi sulle punte delle giovani donne che corrono al lavoro arrampicate sui tacchi, né il passo quotidiano di chi si porta e si riporta. Tutti sembriamo muoverci nell’attesa, tesi.

foto NazzaroANTONIO NAZZARO (Torino, 1963). È un giornalista, poeta, traduttore e mediatore culturale italiano. Negli anni da studente vengono pubblicate le sue prime poesie nell’antologia di testi poetici giovanili: Il rinoceronte tra le nuvole (Genesi editrice, 1982). Trasferitosi in Messico si diploma presso l’UNAM del Messico come professore di lingua italiana per stranieri. Attualmente vive a Caracas dove è stato coordinatore didattico dell’Istituto Italiano di Cultura, assistente dell’attaché culturale in Venezuela. Nel 2008 diventa coordinatore del Centro Culturale Tina Modotti. Nel 2010 ha adattato e messo in scena l’opera di videoteatro Pedro e il capitano di Mario Benedetti.  In collaborazione con l’attore Ezio Falcomer ha creato una serie di vision book che, utilizzando un nuovo stile comunicativo di facile e rapida diffusione, incuriosiscono il fruitore al fine di destare il suo interesse nei confronti della letteratura e della video arte. Nel 2013 ha scritto il libro in prosa poetica Odore a Torino-Caracas senza ritorno scritto e pubblicato in italiano e spagnolo dalla casa editrice Edizioni Arcoiris; le copertine e le illustrazioni che completano il testo sono opera dell’artista argentina Mariana De Marchi.  Da ottobre 2014 collabora alla redazione culturale della rivista web Agorà Magazine di cui è stato uno dei fondatori della redazione in Venezuela. Fa parte della redazione della rivista elettronica Fuori Asse, è il responsabile per la poesia dell’America Latina per la rivista Parco Poesia e collabora con la rivista Atelierpoesia. A livello latinoamericano collabora: in Argentina con BuenosAirespoetry, in Cile con Aerea, In Venezuela con Poesia ed altre.

foto della copertina di Horacio Siciliano.

Riguardo il macchinista

Lucia Cupertino

LUCIA CUPERTINO (1986, Polignano a Mare). Antropologa culturale, poetessa e traduttrice. Ama anche mettere le mani nella terra e sta cercando di apprendere agricoltura naturale e strumenti della transizione culturale. Vive piacevolmente nel Sud del Mondo, attualmente tra Colombia e Italia. Scrive in italiano e spagnolo e suoi lavori sono apparsi in riviste e antologie italiane e internazionali, specialmente dell’America latina e una selezione tradotta in albanese sulla rivista Poeteka. Ha pubblicato: Mar di Tasman (Isola, Bologna, 2014), Non ha tetto la mia casa (Casa de poesía, San José, 2016), sua antologia poetica in versione bilingue italiano-spagnolo, il libro-origami Cinco poemas de Lucia Cupertino (Los ablucionistas, Città del Messico, 2017). Ha tradotto e curato 43 poeti per Ayotzinapa. Voci per il Messico e i suoi desaparecidos (Arcoiris, Salerno, 2016) che ha ricevuto una menzione critica nel Premio di traduzione letteraria Lilec dell’Unibo. Cofondatrice della web di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com, con la quale promuove iniziative culturali e letterarie in Italia e all’estero.

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