Anche la democrazia ha le sue ragioni che la ragione non conosce Gaius Tsaamo)

IMG_2486-1

 

 

Ho sempre pensato che il dubbio fosse quella cosa che esiste tra la certezza e l’incertezza; quella cosa che ci permette sempre di cercare di migliorare; quella cosa che ci fa dire, anche quando pensiamo di aver fatto tutto bene: “mi viene un dubbio”. Non in senso negativo, ma in senso positivo; nel senso della ricerca della perfezione. Quel dubbio che accompagnò Da Vinci per tutta la sua vita nel cercare di creare l’opera perfetta. Ma come sappiamo tutti, non esiste la perfezione, le cose si evolvono e migliorano (o meglio cambiano) col tempo. Si può solo cercare di raggiungerla e quel percorso passa attraverso il dubbio. E, in questo senso, Descartes affermava: “ Se vuoi diventare un vero cercatore della verità, devi dubitare, il più profondamente possibile, di tutto.”

Il dubbio è dunque quella cosa che ci permette di cercare la perfezione, ma anche di cercare la verità vera; anche se obbiettivamente non esiste la verità vera, tranne quelle scientifiche, basati su analisi, risultati, statistiche che rendono le cose difficilmente discutibili.

Ma se nella vita reale ci si ritrova a dover discutere o protestare sull’uso o meno dei vaccini, figuriamoci quando si tratta di opinioni o di ideologie; la cosa diventa ancora più complessa, e il dubbio aumenta, considerando tutti gli elementi, i fattori, le opinioni ed anche si sentimenti di ognuna di quelle persone. E allora come considerare la democrazia che è (o dovrebbe essere) quel sistema che ci permette, attraverso il voto del popolo, di trovare le soluzioni giuste; o le soluzioni più adatte a quel popolo?

A questo punto ci si può chiedere se il sistema democratico è un sistema che porta a cercare di accontentare un popolo o è un sistema che porta a fare la cosa giusta (almeno per il periodo in cui ci si trova); e questo mi porta a citare un grande fisico e matematico francese, Blaise Pascal, che diceva: “ il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce” mettendo in evidenza il contrasto che può o potrebbe esistere tra il cuore e la ragione. E in questo senso, si può evidenziare anche attraverso questo ragionamento, la nostra capacità di decidere; e cioè, le decisioni che prendiamo sono dettate dal sentimento (o dal cuore) oppure partono da un ragionamento?

Se il cuore, (i sentimenti o le emozioni ) a volte sbaglia, bisogna anche considerare che la ragione, in qualche modo può e potrebbe sbagliare; e tutto dipende dalle situazioni in cui ci si trova. Ma se nella maggior parte dei casi, la ragione ci porta a fare delle considerazioni giuste, le emozioni o i sentimenti, (che sono molto più difficili da capire e da controllare) ci portano spesso a fare delle azioni difficilmente spiegabili. Il che a volte non è una cosa sbagliata; il fondo noi siamo esseri viventi come tutti gli altri.

Il primo aprile 1994, l’aereo del presidente ruandese, Juvénal Habyarimana, viene abbattuto da un missile terra-aria di origine (ufficialmente) ignota. Questo attentato diede inizio all’inizio alle indicibili violenze nel paese, che da aprile a luglio 1994, fu sconvolto da un genocidio che vide protagoniste le due principali etnie del paese; gli Hutu e i Tutsi. Ma è sbagliato pensare che quel genocidio fu solo una risposta all’assassinio del presidente, forse quell’ “evento” potrebbe essere considerato il “fattore scatenante”; perché se vogliamo andare ancora più indietro nella storia, si può vedere che c’erano tutti gli elementi presenti e riuniti che potevano far pensare all’avvenimento di una catastrofe del genere.

In effetti, prima della colonizzazione, c’erano due gruppi presenti sul territorio: gli Hutu e i Tutsi. Gli Hutu erano maggioritari (circa il 90%); ma erano i Tutsi ad essere alla testa dei differenti grandi gruppi; insomma loro vivevano insieme senza distinzione.

Alla fine del 19simo secolo, i colonizzatori tedeschi, poi belgi, imposero l’idea che loro erano due etnie disuguali; introducendo così il concetto di razza ed imponendo che una fosse superiore all’atra. Secondo la loro teoria, i Tutsi erano la “razza” dominante e più intelligenti; distanti ma cordiali e molto diplomatici e dunque a volte mancavano di franchezza. Gli Hutu dalla loro parte erano, sempre secondo quella classificazione, contadini Bantu, che vivevano la loro vita senza pensare al giorno dopo.

Quindi decisero a quel punto di mettere al potere i Tutsi.

Nel 1959, mentre in tutta l’Africa c’erano dei movimenti indipendentisti, nel Ruanda, gli Hutu salirono al potere e iniziarono a perseguitare i Tutsi costringendo alcuni di loro a rifugiarsi nei paesi vicini. Questa persecuzione continuò fino a portare a quello che viene chiamato oggi il terzo peggior genocidio del 20esimo secolo.

Dunque in un territorio in cui due etnie avevano sempre vissuto senza problemi, iniziarono ad odiarsi solo perché qualcuno aveva imposto un concetto di “razza” superiore ad un’altra; il ché portò nel corso degli anni alla creazione di una radio di propaganda (la radio des milles collines) che chiamava continuamente i Tutsi “scarafaggi, di una milizia paramilitare (Interahamwe) e alla fine all’uccisione di quasi 1 milione di persone… o meglio al massacro.

Questo ci dimostra, così come nel caso della Germania durante la seconda guerra mondiale, come il cervello umano, pur considerandoci esseri più evoluti del pianeta, sia molto influenzabile. E che attraverso gli stimoli giusti, si può anche arrivare a manipolare o a creare delle interferenze tra i popoli.

Basta pensare ad un esperimento molto controverso, fatto nel liceo Cubberley High School negli Stati Uniti dal professore di storia Ron Jones. In quell’esperimento sociale, chiamato “la terza onda”, il professore Jones, non essendo stato in grado di spiegare ai suoi studenti come la popolazione tedesca avesse potuto usare l’ignoranza come scusante dell’olocausto, decise di far loro sperimentare di persona situazioni simili. Alla fine, quello che era iniziato come un gioco, che doveva durare una sola giornata, finì con essere preso talmente sul serio che fu il preside del liceo a porre termine ad esso.

Allora è lecito chiedersi a questo punto se sia possibile, nell’ambito delle nostre scelte o delle nostre decisioni, separare il cuore dalla ragione. Partendo dal fatto che sia l’uno che l’atro possono sbagliare di fronte a certe situazioni. Ed è anche vero che, di fronte a certe situazioni, è meglio non dare retta a certi sentimenti negativi (come per esempio l’odio, o la rabbia ) che il più delle volte ci porta a commettere azioni altrettanto negative.

In molti paesi africani, detti democratici, ci sono dei presidenti che sono al potere da 20 o 30 anni e forse anche di più; ma dato che uno dei principi fondamentali della democrazia (occidentale?) è l’alternanza, ci si potrebbe chiedere se questi paesi possano essere considerati democratici. Ma se dall’altra parte consideriamo che, in molti di questi paesi, il tasso di alfabetizzazione o di scolarizzazione è a volte inferiore ai 40 o 50%, ci si può chiedere come si potrebbe mandare a votare delle persone che non capiscono più della metà di quello che sta dicendo un eventuale candidato.

Allora a questo punto ci si potrebbe chiedere se, per andare a votare, bisognerebbe considerare quello che ci dice il cuore, o quello che ci chiede la ragione? E forse anche a questo punto, considerando quello che diceva Blaise Pascal, “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce, si potrebbe anche pensare, che “ anche la democrazia ha le sue ragioni che la ragione non conosce”. E tutto questo dipende quasi sempre dalle situazioni in cui ci si trova.

Per quanto mi riguarda, preferisco pensare quello che dicevano una volta: “In medio stat virtus” e cioè : “la virtù sta nel mezzo”; anche, pure su questo, mi viene lo stesso un dubbio.

 

 

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Genocidio_del_Ruanda

https://youtu.be/P3jcYP4GN30

https://it.m.wikipedia.org/wiki/La_Terza_Onda

https://youtu.be/kZlwqhPtVvk

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Olocausto

https://youtu.be/wVZbL0u_ltA

https://it.m.wikipedia.org/wiki/In_medio_stat_virtus

http://www.homolaicus.com/teorici/pascal/pascal5.htm

 

Gaius Tsaamo: Nato nel 1986 a Douala. Arrivato in Italia nel 2008 per studiare medicina. appassionato di letteratura e di poesia; il suo primo libro è uscito nel 2013 con il titolo: “L’école de la vie” dalla casa editrice (On demand) Lulu. collabora con “Multiversi” e ha partecipato alla realizzazione di ” Sotto il cielo di Lampedusa 2- Nessun uomo è un’isola”.  Il suo primo romanzo in italiano “Maya, il mondo degli spiriti” è uscito nel 2015 per qudulibri.

 

Immagine in evidenza, foto di Teri Allen Piccolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

Pagina archivio del macchinista