A ferro e fuoco, di Araquém Alcântara

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In questo preciso istante, proprio davanti ai miei occhi, l’Amazzonia arde al calore delle fiamme. Lingue di fuoco si levano oltre la cortina di fumo macchiando di rosso l’orizzonte. Il sole è interamente nascosto dall’incendio, gli occhi bruciano dal dolore, il caldo è insopportabile.

Percorro oltre duemila chilometri sulla Belém-Brasilia e al posto di una distesa continua di foresta omogenea vedo un muro grigio di fumo, puzza di terra calcinata, animali morti, bestiame che pascola in aree disboscate, carbonaie che inghiottono legno, soia che avanza sempre di più. La scena si ripete ogni anno, governo che va governo che viene, ministro che va ministro che viene.

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Ma adesso la più grande foresta della terra non può più reggere. Ha raggiunto il limite, con gravi conseguenze sul clima globale. Si sta letteralmente frammentando ed è già possibile prevedere un’Amazzonia lacerata, incapace di generare piogge e completamente modificata nella sua fisionomia originale.

La distruzione della foresta mette a nudo la nostra negligenza, la nostra connivenza con il crimine innominabile.

Araquem 3Stiamo permettendo la desertificazione del più grande laboratorio scientifico della nostra civiltà senza nemmeno conoscerlo e studiarlo correttamente. Potrebbe custodire migliaia di elementi in grado di rivoluzionare la salute del pianeta.

L’Amazzonia ospita un terzo delle foreste tropicali e oltre il 20 percento di 1,5 milioni delle specie animali e vegetali esistente. È la regione più ricca della Terra in termini di biodiversità, ma le sue foreste sono state sfruttate senza generare benefici sociali ed economici. Oggi, quasi l’80% del legname raccolto in Amazzonia, a seguito della riconversione agricola, è illegale e non produce posti di lavoro nel sistema dell’economia formale.

Araquem 4La motosega, il land grabbing, il manzo, la soia e soprattutto una cattiva politica ambientale hanno già causato all’Amazzonia la perdita del 18% della sua copertura originale. Oggi il 4% di quest’area non serve più a nulla, neanche per i pascoli. È diventato deserto. Siamo i più grandi devastatori del pianeta. La deforestazione e la combustione rappresentano già il 75% delle nostre emissioni di gas che contribuiscono all’effetto-serra.

Non c’è conoscenza, né alcun rispetto. I politici non conoscono la foresta, restano chiusi nei loro uffici e nella loro ignoranza.

Il problema dell’Amazzonia non trova eco nella società. Come se fosse un problema altrui, come se i 25 milioni di brasiliani che vivono lì non avessero bisogno di medici, dentisti, generi alimentari e dignità.

Nessuno sa chi siano i veri proprietari terrieri in Amazzonia. Il codice dell’ambiente brasiliano è confuso e concede ai land grabbers ogni sorta di scappatoia per eludere le sanzioni. La corruzione è la più grande arma dei land grabbers. Gruppi di politici, proprietari di fazenda e industriali del legno formano bande che agiscono come se fossero più potenti dello Stato.

Araquem 5Perché non diciamo basta a tanta distruzione? Perché siamo così passivi? Perché permettiamo ai governi di ignorare l’avidità dei padroni della terra, la voracità delle industrie del legno, l’arricchimento illecito, le carbonaie e l’estrazione abusiva di metalli che insanguina la terra. Tutto in nome del progresso che ha sempre arricchito pochi individui e aziende, lasciando che la maggioranza della popolazione soffra.

Ciò che sta accadendo in Amazzonia è un crimine contro l’umanità: lavoro schiavo, corruzione, uso della violenza, invasione e occupazione illegale di terre pubbliche. Distruzione che minaccia non solo la foresta o le comunità tradizionali che dipendono da essa per la sopravvivenza, ma l’integrità della stessa Costituzione brasiliana e il futuro del Paese.

Araquem 6Perché migliaia di miglia quadrate di vita, secoli di meravigliosa costruzione, vengono fatti a pezzi con un solo gesto?

Perché in ogni governo prevale l’ipocrisia?

Gli scienziati dicono che è urgente istituire una moratoria nazionale e che il governo si assuma la responsabilità di attuare un nuovo modello sociale ed economico orientato agli interessi dei 25 milioni di amazzonici.

È urgente, dicono ancora gli scienziati, implementare una rivoluzione scientifico-tecnologica in Amazzonia, con la formazione di tecnici altamente specializzati nelle più diverse aree scientifiche, per occupare e conoscere questo laboratorio.

Queimada na floresta amazônicaE c’è un’altra rivoluzione, più sottile ma altrettanto importante: il modo in cui guardiamo all’Amazzonia, cosa vogliamo veramente per l’Amazzonia.  Le sue ricchezze naturali sono ambite dalle potenze internazionali e ciò richiede un  atteggiamento diverso, una presenza efficace, un grande sforzo da parte di tutta la società.

Dobbiamo sempre ricordare che l’Amazzonia rischia di fare la stessa tragica fine della Foresta Atlantica che è stata praticamente decimata mentre in passato ricopriva quasi l’intera fascia costiera.

Araquem 8Tutto il mio lavoro fa appello all’indignazione e a un atteggiamento diverso.

 

 

 

 

 

Araquém Alcântara: fotografo brasiliano della natura. Dal 1970 ha dedicato il suo lavoro a documentare e a proteggere la natura brasiliana, diventando il primo fotografo a documentare tutti i parchi nazionali.

 

Articolo pubblicato per gentile concessione di midianinja.org, portale di informazione su cui è apparso in versione originale il 21 agosto 2019. Foto di Araquém Alcântara. Traduzione all’italiano di Jessica Falconi.

Riguardo il macchinista

Maria Rossi

Sono dottore di ricerca in Culture dei Paesi di Lingue Iberiche e Iberoamericane, ho conseguito il titolo nel 2009 presso L’Università degli Studi di Napoli l’Orientale. Le migrazioni internazionali latinoamericane sono state, per lungo tempo, l’asse centrale della mia ricerca. Sul tema ho scritto vari articoli comparsi in riviste nazionali e internazionali e il libro Napoli barrio latino del 2011. Al taglio sociologico della ricerca ho affiancato quello culturale e letterario, approfondendo gli studi sulla produzione di autori latinoamericani che vivono “altrove”, ovvero gli Sconfinanti, come noi macchinisti li definiamo. Studio l’America latina, le sue culture, le sue identità e i suoi scrittori, con particolare interesse per l’Ecuador, il paese della metà del mondo.

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