Prigione, sopravvivenza e creatività: Nazim Hikmet – Karl Guillen

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Ricordando le parole di Julio Monteiro Martins che definiva la letteratura un dialogo incessante tra epoche e civiltà, tempi e spazi, poeti e lettori, questa piccola sezione poetica dedicata a come affrontare la prigione è nata dalla volontà di sperimentare tale dialogo per una delle anteprime de “La macchina sognante”, il 25 aprile nello Spazio CentoTrecento di Bologna. Si intrecciano riflessioni su sopravvivenza e creatività in situazioni limite come possono essere lunghi anni trascorsi in prigione tra Nazim Hikmet, o meglio una sua poesia scritta nel 1949 dalla prigione di Bursa in Turchia, e Karl Guillen, che nel settembre 2013 riflette tramite poesia sui suoi 26 anni passati in una prigione dell’Arizona. I dipinti che accompagnano questo articolo sono stati realizzati in prigione da Karl Guillen.

 

 

 

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Qualche consiglio a chi deve affrontare molti anni di galera

 

Se invece di essere impiccato

Vieni sbattuto dentro

Per non aver rinunciato a sperare

Nel mondo, nel Paese, nel tuo popolo

Se devi scontarti dieci o quindici anni

Oltre al tempo che ti rimane,

E’ meglio che non ti venga da dire

“Avrei preferito che mi avessero

Appeso a una corda

Come la bandiera”

Punta i piedi e vivi.

Potrebbe non essere esattamente piacevole

Ma è tuo solenne dovere

Vivere ancora un altro giorno

Per fare dispetto al nemico.

 

Parte di te potrebbe vivere solitaria dentro,

Come un sasso in fondo al pozzo.

Ma l’altra parte di te

Deve essere  coinvolta

Nel vortice del mondo

Tanto che ti viene da tremare

Quando fuori, a quaranta giorni di distanza,

Si muove una foglia.

 

Aspettare lettere mentre sei dentro,

Cantare canzoni tristi

O stare svegli tutta la notte a fissare il soffitto

E’ dolce ma pericoloso.

Guardati la faccia tra una rasatura e l’altra,

Stai attentto ai pidocchi

E alle notti di primavera,

E ricordati sempre

Di mangiare l’ultimo boccone di pane –

 

Non dimenticarti anche di ridere di cuore.

E chissà,

La donna che ami potrebbe smettere di amarti.

Non dire che non importa:

Per l’uomo che è dentro

E’ come un ramo verde divelto e spaccato.

.

 

Pensare alle rose e ai giardini fa male,

Pensare al mare e alle montagne fa bene.

Leggi e scrivi senza riposo,

E consiglio anche di tessere

E di costruire specchi.

 

Voglio dire, non è che non si possono passare

Dieci o quindici anni dentro

O anche di più

È possibile

Purché il gioiello

Nella parte sinistra del tuo petto

Non perda la sua lucentezza.

Maggio 1949, Nazim Hikmet, scritta nella prigione di Bursa, in Turchia (tradotta dall’inglese da Pina Piccolo).

Nâzim Hikmet (Salonicco 1902 – Mosca 1963), poeta, romanziere, autore di teatro, saggista e giornalista, è conosciuto in Italia soprattutto per le sue Poesie d’amore (nella collezione Oscar). Durante gli anni Venti visse in Russia dove entrò in contatto con le avanguardie. Rientrato in Turchia, per la sua opposizione al regime di Kemal Atatürk trascorse dodici anni in carcere, dal 1938 al 1950. Liberato, si trasferì a Mosca, dove morì.

 

 

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Come sopravvivere se ti sbattono in gabbia per 26 anni

 

I primi giorni sono pericolosi

E pieni di insidie;

In un primo momento chiudi tutto,

Il cuore, la mente, l’anima,

Rifiuti l’amore, si rifiutano i regali,

Si rifiuta quel sorriso

Di quell’uomo grande e grosso

Seduto in un angolo,

Che ti fissa, tutto tatuato e sorridente

Fiducioso che tu possa essere la Prossima…

Vittima del suo bisogno …

 

Ma conosci il tuo nemico;

Non è chi vorrebbe stuprarti,

Non le guardie che ti vorrebbero

Rompere le ossa,

Né quelli che monitorano i telefoni.

No, il sistema ha giacca e cravatta

E si nutre delle nostre anime,

Vive in castelli come un vampiro intento

Solo a prendere

Siamo noi il cibo che soddisfa il suo

Bisogno …

Riconosci il tuo nemico, poi conosci te Stesso,

Anche se senti un rastrello rovente

Che ti spazza l’anima.

 

Per anni si cerca, disperatamente,

Una nicchia,

Qualche piccolo spazio in questo strano

Inferno dove sopravvivere.

Si teme la perdita mentre anno dopo anno

Gli amici

Spariscono, presi.

Si ricomincia allora a chiudersi … la

Speranza ti lascia,

Ma poi di nuovo sbocciano i fiori,

Come Jasmine (il gelsomino),

Dentro la tua anima, ti rendi conto

Che sei ancora vivo.

Come un fiore nella notte,

Arriva la passione

Un profumo che abita la brezza … Speranza.

 

E allora starnutisci, e svegliandoti

Ti ritrovi ancora qui

Vivo, ma tutto intorno a te, la paura.

E sai che esiste quel giorno

San Valentino … in cui ti puoi nascondere

Mentre il gas e le pistole elettriche segnano il tuo corpo

E gli stivali incombono

Rompendoti la pelle, rompendoti

Le ossa

Ma sei ancora vivo anche dopo la morte …

Ti fanno la respirazione artificiale, tossisci

Tossisci, vivo e tremante di nuovo

Ma più feroce ora che sei arrivato a

Conoscere i tuoi nemici …

 

E si combatte, passano ancora gli anni,

E ancora …

5, poi 10, poi 20, poi 25, mentre i morti

S’impilano dentro i tuoi ricordi

E piangi in silenzio per timore che i leoni

Ti sentano ruggire

E ti segnino come preda …

Ma combatti, hai trovato le tue ragioni

Sei entrato nelle tue stagioni

Conosci la speranza, conosci la fede

Più di tutti gli altri nel mondo

Tranne chi è stato ucciso

Ogni giorno, senza tregua…

 

Queste cose le conosco, cimiteri camuffati

Con corpi intrecciati …

Ho bollito l’acqua, ho perso la mente …

Ho visto i fuochi dei morti

Ho assaggiato la loro carne

Nel mio ultimo respiro

Mi sono irrigidito e ho pianto la perdita di

Chi non è potuto sopravvivere …

Ma eccomi qui, dopo 26 anni al fresco… Ancora vivo …

E sono libero …

 

Karl Louis Guillen (tradotta dall’inglese da Pina Piccolo)

 

 

How to survive 26 years in the hole…

 

The first days are perilous and filled with danger;

You close everything at first,

Your heart, your mind, your soul,

You refuse love, you refuse gifts, you refuse that smile

From that large man in the corner,

who stares, all tatooes and grins

confident that you might be the next…

victim of his need…

 

But know your enemy;

it is not he who would rape you,

it is not the guards who would break your bones,

nor those that monitor phones.

No, the system has suits who feed off our souls,

who live in castles like vampires who only take

we are the food that fills their need…

know your enemy, then know yourself,

even as you feel the rake scorching across your soul.

 

For years you seek, desperately, for some niche,

some area in this strange hell where you may survive.

You fear loss as friends are stripped year by year, taken.

You begin closing again…hope leaves you,

But then flowers blossom, like Jasmine,

inside your soul, you realize you are still alive.

Like a flower at night, passion arrives

A scent that lives upon the breeze…hope.

 

And then you sneeze, and wake to find yourself still here

Living, but all around you, fear.

And you know there exists that day

Valentine’s…where you may hide

As gas and tasers mark your body

Boots bear upon down upon you

Breaking skin, breaking flesh, breaking bones

but you still live, even after death…

respirated, cough-cough, alive and trembling again

but fiercer now as you come to know your enemies…

 

And you fight, years pass by again, and again…

5, then 10, then 20, then 25,

as the dead pile up inside your memories

and you cry silently lest the lions hear you roar

and mark you for prey…

But you fight, you have found your reasons

You have entered your seasons

You know hope, you know faith

more than all others in the world

save those who have been killed

again and again and again…

 

I know these things, cemeteries

unmarked with bodies entwined…

I have boiled the water, I have lost my mind…

I have seen the fires of the dead

I have tasted their flesh in my last dying breath

I have tensed and mourned

the loss of those who could not survive…

But I am here, 26 years in the hole…still alive…

and I am free…

 

KLG

 

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Karl Louis Guillen (scrittore e artista) è stato protagonista, benché innocente, di una intricata vicenda giudiziaria che lo aveva portato vicino alla condanna a morte, in Arizona, nel carcere di Florence. In modo rocambolesco il manoscritto autobiografico che racconta la sua vicenda, Il Tritacarne, è arrivato alla Multimage, diventando un libro-campagna che, all’inizio degli anni duemila, ha coinvolto centinaia di persone in una rete che ha diffuso questo libro in tutta Italia, con l’obiettivo di pagare le spese legali a Karl e strapparlo all’esecuzione. Sono state vendute circa 4000 copie e successivamente sono stati pubblicati anche le poesie Five Thinks e il seguito de Il TritacarneIl sangue d’altri. La vicenda giudiziaria si è conclusa con un patteggiamento che ha permesso a Karl di uscire di prigione, dopo vent’anni, nell’agosto del 2013. (Fonte: Pressenza -International Press Agency)

 

Foto dei quadri e dell’autore a cura di Karl Louis Guillen.

 

 

 

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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