da: Le viti di Sebastiano (Carmelo Militano)

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[…] Una mattina Sebastiano ebbe la sensazione che qualcosa non andava, o che almeno ci fosse qualcosa di diverso da quello a cui era abituato negli ultimi mesi. Il suo compagno di camera non era a letto che russava, naturalmente poteva essere che non fosse rientrato da una delle sue bisbocce notturne per i saloon di Main Street. In cucina mancava il cuoco e solo uno degli assistenti si era fatto vivo.

Uscì per dare un’occhiata. Mc Dermot St. era tranquilla e ferma, come sempre a quell’ora. Era una mattinata fresca: il sole un sottile disco dorato dietro a grasse nuvole bianche e grigie. Il rumore familiare dello sferragliare del tram che percorreva Main Street gli giungeva da lontano. Era la proverbiale calma prima della tempesta.

Alle 11 iniziava lo sciopero generale. Gli impiegati, i muratori, i carpentieri, gli idraulici, gli operatori del telegrafo e dei telefoni, gli operai delle fabbriche, i commessi, i camerieri e le cameriere, quelli che lavoravano nelle panetterie o nelle fabbriche di caramelle – praticamente tutta la popolazione di Winnipeg che aveva un lavoro scioperava in solidarietà con il Confederazione dei Lavoratori dell’Edilizia e delle Fonderie. Nelle vicinanze del Marriaggi Hotel, le strade Arthur e Albert St. iniziarono a riempirsi di uomini e donne. Le signorine “Pronto!” , cioè le centraliniste arrivavano dall’angolo di King St. e gironzolavano liberamente chiacchierando con gli impiegati e le impiegate. Una grande folla si radunò all’angolo di William e Main St., di fianco al municipio.

La Signora Rapdi era orgogliosa del fatto che capiva la sua città d’adozione, ma lo sciopero generale l’aveva colta completamente impreparata. L’intero staff del suo hotel era sceso in piazza e si era unito agli scioperanti. Non era rimasto nessuno per pulire, cucinare, servire o accogliere i clienti, a parte il fatto che con lo sciopero non ne arrivava nessuno.

Lo sciopero ebbe anche un altro effetto. Inaspettatamente servì ad avvicinare Sebastiano e la Signora Rapdi in quella prima lunga giornata come pure in quelle successive. Poiché per molto tempo i treni smisero di fermarsi in città, gli ospiti che venivano da lontano fuggirono in gran fretta. Quando finalmente se ne fu andato anche l’ultimo ospite, esausta la Signora Rapdi chiuse l’hotel. Quella sera cucinò una cenetta semplice, cioè uova e prosciutto, per loro due, mentre Sebastiano andò in camera e tornò con una bottiglia del suo vino dall’Italia.

 

“E” un buon vino, signora. L’ho fatto io in Italia. Lo conservavo per un’occasione speciale. Ne beva un po’  e vedrà che le darà forza.”

“Oh, Sebastiano, sei l’unica persona che è rimasta al mio fianco- non come il resto di quelle bestie. Sei veramente gentile. Salute!

 

Il vino corse veloce nelle loro vene provocando migliaia di piccole esplosioni dopo ogni sorso. Forse, segretamente la Signora Rapdli desiderava avere un momento d’intimità con Sebastiano sin dal primo momento che lo aveva visto alla stazione dei treni. La sua buffa entrata in scena l’aveva fatta ridere. Era da tanto tempo che sulla pelle le mancava il tepore di suo marito, morto tempo prima. Forse il  segreto, seduttore canto di sirena del desiderio, e le risate e il vino di Sebastiano mescolate nell’ormai dimenticata caldaia che le si agitava nel cuore le fecero risalire sensazioni ormai sepolte, sentimenti di cui da anni aveva imparato a non fidarsi.

E fu così che le stranezze della storia e le conseguenze inaspettate dello sciopero generale decretarono l’avvicinamento dei due: lui contadino calabrese errante e solo, che come un Edipo moderno cercava di sfuggire alle sue origini e al suo fato solo per ritrovarsi, in una serata di maggio in un hotel di Winnipeg con una bella donna; lei, un’affaticata gestrice di hotel siciliana, dal temperamento duro, la cui passione era stata accesa da un antico vino calabrese.

 

Sebastiano era rimasto meravigliato dal numero di strati di vestiario indossati dalla signora Rapdi. Mentre perdeva tempo a rimuovere ciascuno di essi (ma quanti bottoni e chiusure!) un inebriante odore di aglio e di sudore riempiva l’aria. Le baciò il collo, era tiepido, soffice e profumato. Lei emise un gemito di piacere e tenendogli la testa tra le mani gli baciava la fronte, spingendogli poi la testa giù verso il suo scrigno nascosto, fin quando lui non capì e vi viaggiò da solo. La fragranza di muschio che avvertì (che gli ricordava il profumo dei funghi di bosco, come gli sarebbe poi sovvenuto a bordo di una nave diretta in Italia mentre fissava il vasto, infinito mare grigio e l’orizzonte distante colorato di magenta e un color rosa brillante) lo avrebbe ricordao per il resto della sua vita, come pure il piacere salato, e l’entusiasta, robusto desiderio espresso da lei.

 

Da parte sua la Signora Rapdi non poté dimenticare quel che vide quando si girò di fianco per evitare il suo sguardo mentre lui la possedeva. Sul pavimento, accanto alla scarpa sinistra e un mucchietto di indumenti intimi, un paio di labbra arrotondate e imbronciate spuntavano dalla bottiglia blue scuro dalla quale entrambi avevano bevuto. Le labbra si aprivano e si chiudevano, come la bocca di un pesciolino rosso che mangiava lentamente, e poi sparirono. Gemette come una donna legata alla luna e poco dopo cantò una canzone che credeva di aver dimenticato tanto tempo prima.

 

E fu così, che di nuovo per colpa del vino Sebastiano fu costretto a partire, stavolta a ritornare in Italia. Winnipeg rimase per sempre scolpita nel suo animo gentile come luogo di gelido rifugio e di un breve piacere arrivato in un momento inopportuno.

 

Brano dal romanzo  ‘Sebastiano’s Vine’ ( Ekstasis Editions, 2013) di Carmelo Militano, tradotto da Pina Piccolo. Pubblicato per gentile concessione dell’autore.

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Carmelo Militano è un poeta e romanziere canadese, con all’attivo due raccolte di poesia e due libri, di prosa e saggistica. Nel 2004 la sua raccolta poetica “Ariadne’s Thread” ha vinto il premio F. G. Bressani per la poesia. La sua ultima raccolta si intitola “Morning After You” (Ekstasis Editions, 2014).

Foto in evidenza di Melina Piccolo.

Foto dell’autore a cura di Carmelo Militano.

 

 


 

 

[…]  One morning Sebastiano sensed something was wrong, or at the very least, different from what he had been accustomed to the last several months. His roommate was not in bed snoring, of course, maybe he hadn’t returned from his night out to one of the many saloons on Main Street. In the kitchen, there was no cook, and only one of the assistants had showed up.

He went out to look around. McDermot Street was quiet and still, as it always was at this time of day. It was a cool morning: the sun a thin gold disc behind fat grey-and-white clouds. In the distance he heard the familiar clang of a street-car coming down Main Street. It was the proverbial calm before the storm.

At eleven o’clock, the general strike went into effect. Office workers, bricklayers, carpenters, plumbers, telegraph and telephone operators, factory workers, retail store clerks, waiters and waitresses, bakery and candy workers-basically all of Winnipeg’s working population went on strike in support of the Building and Metal Trade Councils. Arthur and Albert Streets around the Marriaggi Hotel began to fill with men began to fill with men and women. The ‘Hello Girls’ from the telephone exchange walked over from the corner of King Street and milled about feely with the city’s office workers. At the corner of William and Main Street, beside City Hall, a huge crowd gathered.

Signora Rapdi prided herself on understanding her adopted city, but the general strike had caught her by complete surprise. The entire staff of the hotel had walked out and joined the strikers. There was no one left to clean, cook, serve, or receive patrons, not that any were arriving now that the strike was on.

The strike had another effect. It unexpectantly threw Sebastiano and Signora Rapdi closer together that first long day-and then the next and the next. The trains did not stop in the city for long and the out-of –town guests fled in a hurry. When the last guest finally left, Signora Rapdi , exhausted closed the hotel. That evening, she cooked a simple dinner of ham and eggs for the two of them. Sebastiano went to his room and returned with a bottle of his wine from Italy.

 

  • It’s a beautiful wine, Signora. I made it myself, in Italy. I have been saving it for a special occasion. Have some it will give you strength.
  • Oh, Sebastiano, you are the only one who stayed at my side-not like the rest of those beasts. You are so kind. Salute.

The wine coursed through their veins and a thousand little explosions rippled through their bodies after each sip. Perhaps Signora Rapdi had been secretly longing for a private moment since the day she first saw Sebastiano at the train station. His buffo entrance had made her laugh. It had been ages since she had felt the warmth of her long-gone husband against her skin. Perhaps the secret, seductive siren call of desire and the laughter and his wine mixed in a forgotten cauldron inside her heart and stirred up ignored feelings, feelings she had buried and mistrusted for years.

It was the vagaries of history and the unintended consequences of a general strike that brought them together-on the one hand, a wandering lone Calabrian contandino who like a latter=day Oedipus kept trying to escape his origins and fate only to find himself one may evening in a Winnipeg hotel with a beautiful woman; on the other, a hard-nosed and fatigued Sicilian hotel manager whose passion was ignited by an ancient hybrid wine.

 

Sebastiano marvelled at the layers and layers of under garments Signora Rapdi wore. As each one came off with a time-consuming struggle (there were so many buttons and clasps!), the heady odour of sweat and garlic filled the air. He kissed her neck; it was warm and soft and perfumed. She moaned. She held his head in her hands and kissed his fore-head, then pushed it down towards her concealed, curved, plum until her caught her meaning and travelled alone. The musky earthy scent he found there ( reminiscent of freshly picked forest mushrooms, he recalled later on board the ship to Italy while staring out at the vast endless grey sea and the distant horizon glowing pink and magenta), the salty pleasure, and her enthusiastic muscular desire he would remember for the rest of his life.

 

Signora Rapdi, for her part, could not forget what she saw when she turned sideways to avoid his gaze as he entered her. On the floor, beside his right shoe and a heap of crumpled petticoats, a pair of round pouty lips sprouted from the top of the blue-black bottle from which they had been drinking. The lips opened and closed, like the mouth of a slowly feeding goldfish, and then were gone. She moaned like a woman tied to the moon. Shortly after, she sang a song she thought she had long forgotten.

 

And thus the wine, again, the wine sent Sebastiano packing, this time back to Italy. Winnipeg was forever etched in his gentle soul as a place of cold refuge and brief ill-timed pleasure.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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