2 articoli da “L’altrAmerica nell’era Trump” rubrica di Bernardo Parrella su Voci Globali

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Dalla sanità al Russiagate, credibilità alle strette per Donald

La notizia dell’ultim’ora è il ritiro alla Camera della riforma sanitaria nella nottata italiana di ieri venerdì 24(la Trumpcare che rimpiazzava l’Obamacare). Manovra più che controversa, sia per il ricatto in stile business imposto ai deputati da Trump (“The Art of the Deal”, titolava il Washington Post) sia soprattutto perché ignorava la montagna di critiche piovute da ogni parte. da TwitterAlla fin fine, comunque, non c’erano i voti per l’approvazione, e il capogruppo, Paul Ryan, ha deciso di ritirare in tutta fretta il provvedimento. Che comunque aveva risvegliato un frenetico attivismo d’opposizione, non solo sui social media. Nel pomeriggio di venerdì si era perfino riusciti a organizzare un sit-in di protesta sulla scalinata del Congresso. In attesa delle prossime mosse del Governo, abbonda l’ironia su questa cruciale vittoria del fronte anti-Trump.

Altre forti proteste hanno caratterizzato il passaggio al Senato, giovedì notte, di una risoluzione che consente ai fornitori d’accesso a internet (ISP) di vendere dati e comportamenti  degli utenti agli inserzionisti esterne senza il necessario permesso (“opt-in”) degli stessi utenti, come avvenuto finora. Con il voto strettamente lungo le linee di partito (50-48 a favore dei Repubblicani), viene così cancellata in quattro e quattr’otto una misura pro-privacy ormai consolidata e apprezzata da tutti i cyber-utenti, in vigore fin dal Telecommunications Act del 1996. Resta da vedere se i deputati decideranno di dargli la spallata definitiva oppure se si ripeterà il finale a sorpresa della Trumpcare, sotto la spinta della mobilitazione (online).

Entrambe queste manovre non fanno che accelerare la caduta di popolarità del neo-Governo. E il giornalista Dan Rather non esita a definirlo “A Loser President”. Una caduta d’altronde già evidente a inizio settimana, con la mini-bomba della notiza delle indagini dell’Fbi sulle possibili collusioni del giro Trump con ambienti russinel corso delle elezioni 2016. Procedura confermata e ufficializzata, pur se, come ha spiegato lo stesso direttore dell’Fbi James Comey nell’audizione presso la commissione intelligence della Camera, sembra assodato che alla fin fine “gli hacker russi non hanno alterato i risultati elettorali”. Con un’aggiunta importante: “non esiste alcuna informazione” a sostegno della accuse di intercettazioni ai suoi danni lanciate nei giorni scorsi da Donald Trump nei confronti del suo predecessore.

Scenario che però sembra non riguardare l’universo parallelo in cui vive la nuova Amministrazione. Sean Spicer, portavoce della Casa Bianca, ha spiegato che le ulteriori indagini dell’Fbi non porteranno a nulla di nuovo, insistendo al contempo che quella delle intercettazioni è una questione ancora aperta – da cui è scaturito l’ennesimo meme sarcastico-inviperito su Twitter. Dove molti rilanciano: Trump deve delle scuse pubbliche a Obama.

Sulle ricadute ad ampio raggio delle possibili collusioni russe, Howard Fineman, direttore editoriale dell’Huffington Postnon ha dubbi: “La storia Trump-Russia è appena iniziata (a esplodere)”, segnalando come fosse dai tempi dello scandalo Watergate di Richard Nixon (il cui spettro veniva agitato già nei mesi scorsi) che l’annuncio di indagini investigative durante un’audizione parlamentare non puntava l’indice su “una presidenza che corre seri pericoli legali”.Citazione Orwell

Stavolta la pressione va montando, con svariate fonti che insistono perché si arrivi presto alla verità sul “Russiagate”. Perfino il Wall Street Journal sostiene che la credibilità del presidente è alle strette: “Le falsità di Trump stanno erodendo la fiducia del pubblico, in patria e all’estero”, titola un editoriale sull’edizione cartacea di giovedì scorso, che online ha rapidamente superato i 500 commenti.

Un quadro che trova ulteriore conferma in un fresco poll di GenForward tra i giovani adulti (18-30 anni): il 57% considera illeggitima la sua presidenza, con il 47% tra i bianchi e fino al 75% tra neri, latino e asiatici. Complessivamente appena il 22% degli interpellati ne approva l’operato finora, mentre il 62% lo disapprova in modo esplicito.

Intanto sul fronte dell’attivismo, MoveOn.org propone di fermare temporaneamente i lavori parlamentari per fare invece luce sulla “legittimità della presidenza Trump e dell’intera Amministrazione”. E lancia un’apposita petizione online:

Il Congresso deve mettere in pausa tutte le discussioni e le nomine proposte da Trump – a partire dal processo di conferma in corso per il nuovo membro della Corte Suprema Neil Gorsuch – fino a quando i cittadini potranno sapere tutta la verità sui legami fra Trump e la Russia.

Altro tema caldo per l’attivismo popolare riguarda i potenziali tagli alle reti radio-televisive pubbliche (NPR e PBS), previsti nel budget proposto dall’Amministrazione Trump. Pur se queste reti poggiano per lo più sul sostegno di fondazioni e istituzioni private, oltre all’obolo degli utenti, i tagli federali avrebbero effetti negativi a catena sulle stazioni locali, soprattuto dove ce n’è più bisogno, nelle aree rurali e decentrate con ascoltatori dalle idee politiche più disparate (e molti elettori di Trump). Come spiega Perry Metz, responsabile di due emittenti radiofoniche pubbliche in Indiana:

Avendo una licenza condivisa, noi copriamo contee blu e rosse e da tempo a sostenerci sono ascoltatori sia Repubblicani che Democratici. Il taglio di questi fondi eliminerebbe quel cruciale supporto di base su cui facciamo leva per poi raccogliere ulteriori fondi da singoli e corporation.

Hands off PBSNon a caso i sostenitori di una nota serie tv per i più piccoli (PBS Kids) hanno tenuto una colorata manifestazione di fronte al palazzo del Congresso, con decine di genitori, nonne e bambini a protestare contro i previsti tagli, sotto lo slogan: “Hands off PBS” (Giù le mani dalla PBS). Oltre al livestreaming via Facebook, sono state anche consegnate ai parlamentari le 660.000 firme di supporto raccolte online nei giorni scorsi.

Da segnalare infine un importante passo dell’ACLU rispetto alla discrezione degli agenti di frontiera sull’ispezione (e sequestro) di cellulare e portatile o all’obbligatorietà di fornire le password d’accesso agli stessi: la presentazione di una mozione a sostegno della causa d’appello di un cittadino vittima di queste pratiche. Vista l’assenza di normative specifiche, il punto chiave di questo “amicus brief” è che le autorità debbano presentare formale mandato di perquisizione prima di procedere in tal senso nei confronti di chiunque arriva in Usa (cittadini o meno che siano).

https://vociglobali.it/2017/03/25/dalla-sanita-al-russiagate-credibilita-alle-strette-per-donald/


 

La Casa Bianca alimenta divisioni, l’attivismo non demorde

Il nuovo corso presidenziale ha prodotto un’altra settimana a dir poco caotica. Fra il molto fumo diffuso, ci sono gli sviluppi sempre più intricati del ‘Russiagate’, con la richiesta al Congresso di indagare sulla denuncia di Trump, secondo cui il predecessore Obama lo avrebbe fatto spiare. Accuse non comprovate, come d’altronde quelle di “milioni di brogli elettorali” alle presidenziali, e prontamente refutate sia dalla Cia che dall’Fbi. Insomma, non ci crede proprio nessuno e sembra piuttosto l’ennesima mossa per distrarre e intorbidire le acque.

Anzi, al pari della del primo ‘Muslim ban’ (ora riproposto in versione edulcorata, ma già colpito da una prima denuncia perchè violerebbe “le libertà religiose protettete dalle costituzioni delle Hawaii e degli Usa”), la manovra potrebbe tramutarsi in nuovo boomerang ai danni della Casa Bianca. Per non parlare dei tanti dubbi già sollevati (anche da parte dei parlamentari GOP) rispetto alla bozza di riforma sanitaria in circolazione.

Un quadro che non fa che incrementare la già evidente polarizzazione dello scenario interno. Come ribadisce una recente infografica, negli ultimi 20 anni il solco che separa Democratici e Repubblicani si è fatto via via più marcato. Nel 1994, il 64% dei Repubblicani aveva posizioni mediamente più conservatrici dei Democratici, mentre nel  2014, tale divario era salito al 92%. E oggi questa polarizzazione è andata ben oltre l’ambito strettamente politico, estendosi chiaramente al contesto socio-culturale.Trump-Farage-Assange

A complicare ulteriormente le cose ci pensano le fresche rivelazioni di Julian Assange sul cyber-arsenale di sorveglianza usato dalla Cia. A dire il vero, la polemica concerne non tanto le supposte tecniche di spionaggio segreto della Cia (che avrebbe trasformato gadget e dispositivi elettronici di uso quotidiano in strumenti di spionaggio sfruttandone le vulnerabilità nei software), quanto piuttosto la fonte interna di questi documenti riservati, il nuovo whistleblower o leaker deciso a calcare le orme di Edward Snowden. 

Né sfugge all’occhio attento di media e attivisti la fugace visita di Nigel Farage allo stesso Assangenell’ambasciata dell’Ecuador a poche ore da tali rivelazioni. Come anche la cena che il leader UKIP aveva avuto con Trump il 25 febbraio scorso alla Casa Bianca. Un puzzle complicato che non può non portare a teorie complottiste e illazioni di respiro internazionali, in linea con il suddetto ‘Russiagate’, e i cui sviluppi restano al momento imprevedibili.

A Day Without a WomanIntanto l’8 Marzo, la tradizionale giornata internazionale della donna, in Usa è diventato “A Day Without a Woman“, in pratica lo sciopero delle donne (cfr video a fianco, ripreso da Democracy Now!).  Fra i tanti eventi ed effetti a livello locale, il distretto scolastico della contea Prince George, in Maryland, ha dovuto chiudere dopo che tutti i 1.700 insegnanti si sono presi un giorno di riposo. Lo stesso è successo per il distretto di Alexandria, in Virginia, dove hanno scioperato 300 impiegati, mentre a New York migliaia di persone hanno manifestatodavanti al Trump International Hotel e altrettante si sono radunate nel centralissimo Washington Square Park.

Oltre all’ampia eco suscitata dall’hashtag #ADayWithoutAWoman, il senso di queste manifestazioni nazionali va ben oltre le attuali controversie politiche per rafforzare l’intero movimento delle donne, segnala un’analisi di TeenVogue:

Ci ha fornito l’opportunità di affermare ed estendere il valore del lavoro delle donne e di mettere in pratica la solidarietà economica secondo quelle modalità che meglio si adattano a noi stesse e alle nostre comunità.

Nel fine settimana torneranno in piazza i Nativi Americani, con i rappresentanti di tribù di ogni parte del Paese – guidati dalla Standing Rock Sioux al cAmerican Indians in D.C.entro della recente controversia del #NoDAPL –  che vanno convergendo su Washington, D.C., per quelli che vengono annunciati come “quattro giorni di proteste e dimostrazioni culturali“. Con i primi accampamenti già insediati nei pressi dell’obelisco del National Mall e ampi rilanci sui socila media, a partire da hashtag tipo #NativeNationsRise, l’evento promette di riportare alla ribalta problemi vecchi e nuovi mai risolti in questo contesto. Ampia e diffusa la mobilitazione da ogni angolo del Paese. Spiega Dallas Goldtooth, uno degli organizzatori con l’Indigenous Environmental Network:

La lotta contro la Dakota Access PipeLine è stata la punta dell’iceberg di un forte movimento globale che esige dal governo statunitense e da Donald Trump il rispetto del diritto delle nazioni e delle popolazioni indigene alla propria acqua, terra, sovranità e cultura.

Anche i diritti dei cittadini digitali restano al centro dell’attivismo diffuso. Con il cambio di timone (Repubblicano) alla guida della FCC e le promesse a sostegno dei mega-fornitori d’accesso, cresce l’attenzione su questioni calde come Net Neutrality e privacy. Fra le varie organizzazioni impegante su questo fronte, Free Press annuncia la presentazione di una risoluzione al Senato che punta a dare maggior potere discrezionale ai provider sull’uso dei dati degli utenti. Con conseguente invito a far pressione sui propri senatori per opporsi a questa manovra.

Infine, la Electronic Frontier Foundation ha appena diffuso la versione aggiornata della sua guida per tutelare i dati personali soprattutto quando si arriva in Usa. La guida chiarisce che alla frontiera anche gli stessi cittadini Usa non godono delle comuni protezioni garantite dalla Costituzione (o da altre normative nazionali per gli stranieri) e le norme restano confuse sul possibile sequesto di cellulare e portatile o sull’obbligatorietà di fornire le password d’accesso agli stessi. Entrando nei dettagli di queste situazioni, la guida offre quindi utili consigli per “riportare il potere nelle mani di chi viaggia”. Un passo importante per districarsi al meglio nell’imprevedibile rete dell’era Trump

11 marzo 2017 Voci Globali

Entrambi articoli sono stati ripubblicati per gentile concessione  di Voci Globali.

 

bernardo

Bernardo Parrella: Traduttore, giornalista, attivista (soprattutto) su temi relativi a media e culture digitali, vive da anni nel Southwest Usa e collabora con progetti, editori e testate italiane e internazionali (@berny).

 

 

 

Immagine in evidenza, foto del dipinto “Underwater 1” di Barbara Gabriella Renzi.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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