MONDO – Fadiola Golloberda

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MONDO

di Fadiola Golloberda

Ogni passo che facciamo sa di verità,

le impronte che lasciano profumano di sangue.

Lì, tra un passo e l’altro nascono le note.

Vorrei leggerle e tradurle in tutte le lingue

con semplici lettere. Chi l’ha detto che per fare i passi

si usano solo i piedi e non le mani,

la voce o l’intero corpo?

Mondo: ti chiederai in quali piedi si trovano le tue radici.

Nel fondo del fondo. Bisogna mettersi alla prova,

soprattutto bisogna aver coraggio, tanto coraggio.

Sapresti perfino volare nell’infinito?

Fidati di me.

Segui quella via, va’, sì proprio quella.

Vai avanti, sempre dritto,

continua così ancora per un po’.

 Sembra facile, vero? Sembra, ma non lo è.

Non essere nuovamente impaziente, lo capirai da solo

usando i tuoi stessi passi.

Gira a sinistra adesso, bravo, così si fa.

Continua dritto e, laggiù,

in fondo all’orizzonte, sì proprio lì dove vedi

quell’eccesso di luce, prendi a destra.

Bravissimo! Lo so, lo so, sei stanco,

sono ore che cammini ma non ho pietà di te,

assolutamente no, altrimenti sarebbe la fine.

 Ora fermati, ovviamente non arrenderti.

Riesci a capire se gira tutto intorno a te o

sei tu che giri intorno a tutto? Sei sconvolto, veramente troppo!

L’essenza delle cose si trova proprio lì.

È piacevole smarrirsi tra le nuvole qualche volta,

aiuta a riflettere,

è molto importante anche la riflessione.

Calmati, ci vuole calma. Ma tanta.

Rilassati, serve anche quella quando

ti trovi di fronte a un incrocio.

Immagino tu sia confuso ora, ancora più di prima.

Io no, ripeto, mi fido di te.

Le onde del maresanno prima coccolarti

gettandoti sulla riva della spiaggia,

 così come sanno abbracciarti forte e

 affogarti in profondità,

perciò per vivere impara a nuotare.

Piano piano ti libererai di me,

capirai da solo anche questo.

 Alzati, non stare steso così a lungo,

non c’è tempo da perdere.

 Senti il respiro,

il tuo respiro, Mondo.

 Dovresti sentire anche il tuo profumo,

il profumo della musica, Mondo.

Certo che fai fatica, le scie del fumo arrotolate

in piccoli anelli regolari della sigaretta accesa

non causano altro che una grigia nebbia.

La musica più dolce è il verso primordiale degli animali.

Hai una grande voce, Mondo. Sempre se stessa,

non è che il vestito interno di chi parla che riveste

il corpo nudo di chi t’ascolta, il silenzio non è altro

che una sottoveste dello stesso vestito.

Esiste una preziosa scatola di pensieri

che ti porti sempre dietro dove

la coscienza e l’inconscio convivono

inseparabili. Usali, è fondamentale,

non aver paura, sono la tua guida,

hai trovato la chiave.

Girati, animale. Mostra la forza, adesso,

guardandomi negli occhi. Sono il tuo specchio.

Riprendi i tuoi passi e

cammina veloce, più che puoi. Favoloso!

Corri, adesso. Sì, in quella direzione

dove sta il tuo sguardo profondo,

sa dove andare, lo senti dentro.

Continua avanti, anche se vai indietro.

Sappi, ovunque giri c’è sempre una soluzione.

È la tua anima che sorride. Abbi fiducia in te.

Grandioso, corri più forte, ancora se puoi.

Ma cos’è successo,

perché ti sei fermato all’improvviso?

Ehi, hai perso i sensi? Stai dormendo?

Oh no, no stai parlando nel sonno!

Interessante, continua, ti sto ascoltando

e prendo appunti.

Apro un occhio e vedo il buio,
apro l’altro e vedo lo stesso buio.
Eppure vedo qualcosa,
una luce, una gran luce.
Penso di aver capito il mistero.
Non sempre vediamo a occhi aperti.
Ecco, l’immaginazione esplora.
Qualcosa rosso sangue!
Lo vedete anche voi, vero?
E non solo, sentite la sua voce,
la sua musica, il suo ritmo.
Oh no, penso di trovarmi troppo vicino.
Brucia. Anche voi. E perché?
Eppure non sembra fuoco.
Lo tocco ed è freddo,
ma non è nemmeno ghiaccio.
Avete notato, è un pensiero
che sta tremando.
Sembra furioso, arrabbiato,
forse non mi vuole lontano da sé.
Che tenero, mi riavvicino allora.
Sta sorridendo, è felice!
Impazzito dalla gioia appena
gli ho dato un bacio.
Ma cos’è, allora? Ha un’anima.
Esiste davvero,
non è un semplice oggetto.
Oh no, sta piangendo.
E perché esce sangue,
non ha lacrime trasparenti come noi.
E non solo, ha una grossa ferita.
Tantissimi altri vecchi segni.
Avrà male se tocco?
No, non sono così coraggioso.
Però, non sono nemmeno così crudele
per lasciarlo soffrire.
Oh, che miracolo!
È guarito al mio tocco.
È magica la mia mano o
lui ha il potere di essere guarito
quando viene toccato?!
Che sciocco che sono,
cercavo pure un amico.
Adesso l’ho trovato,
siamo inseparabili.
Proprio così e adesso riesco a
vedere meglio anche a occhi aperti.
Lui è qui, sempre con me.
Ha una splendida forma,
quella del mondo che vive
dentro ognuno di noi,
il Cuore.

Svegliati Mondo, dai,

non ti è permesso di dormire

adesso che sai di avere un cuore,

 eppure hai fatto un lungo viaggio,

un lungo viaggio mentale.

Bravo, alzati in piedi,

ascolta quello che ti dice il cuore.

Il mio cuore, non il cuore e basta.

Noto che,

dopo un giro di trecentosessanta gradi,

hai scelto la tua destra.

Esattamente così si fa, sta a te a scegliere.

Segui i fremiti che ti regala la mano della natura

in mezzo al bosco, tra gli alberi che parlano,

facendo cadere le foglie per terra,

macchiando il fiume dei tanti colori che

l’autunno regala,usando la forza del vento;

oppure preferisci

ascoltare la voce del mare che sbatte le onde

senza pietà contro gli scogli?

Esiste sempre qualcosa di meglio,

alza la testa, ti basta guardare lo spazio

che si trova nel cielo. Anche lui sa parlare,

addirittura sa arrabbiarsi.

Usa i tuoni, perfino la pioggia bagnandoti il viso,

ti picchia anche, gettando la grandine per poi

 accarezzarti con soffice neve.

Batti le ali, ora puoi volare.

Sìììììì, più in alto che puoi. È buio, Mondo,

ma non preoccuparti, fra poco tornerà il giorno

che graffia coi raggi del sole scaldandoti il cuore.

Oramai sono mesi, anni, secoli che butti i tuoi passi

uno dopo l’altro e ora sei cresciuto, Mondo,

non sei più bambino, non sei più quello di una volta.

Mi troverai ovunque quando vorrai,

ma non hai più bisognodi me,

sai e non sai camminare da solo ormai.

È arrivato il momento.

Immagino tu abbia notato che possiedi

tanti mantelli con dimensioni e tessuti diversi

secondo la stagione.

Il mio preferito è quello che ti copre di stelle,

adagiate nello stesso letto col sole e la luna.

Innumerevoli ostacoli hai superato

conoscendo la gioia e il dolore, cadendo

più volte, eppure hai saputo alzarti

senza lamentele,

nonostante abbia assaggiato in pieno

la sofferenza e il piacere, ma soprattutto

hai conosciuto l’amore in tutte le sue forme,

in tutti i suoi sensi. Nemmeno la morte temi.

Altre volte sei stato schiaffeggiato

e hai conosciuto l’odio e, dopo, il perdono.

Altre esageri proprio col tuo egoismo,

rubi l’anima altrui.

Sei un vero ladro, anzi il capo dei ladri

a dire il vero, troppo violento,

batti tutti contro il muro

come fossimo uova da schiacciare.

Gusci fragili e gusci forti.

Lasciaci fare. Siamo tutti figli tuoi.

I primi hanno bisogno della tua protezione,

dei secondi sei tu che non puoi fare a meno.

Una volta messo al mondo il Mondo, il bisogno

diventa reciproco. Hai voluto partorire?

Queste sono le  conseguenze,

subisci adesso.

Ora dimmi, Mondo,

per una volta sii sincero, lo capirò dal tuo sguardo,

qual è il tuo vero nome?

Aspetta, aspetta,

fammi indovinare, ho la sensazione che

tutto quanto sia stato un sogno a occhi aperti,

invece chiudo gli occhi e sento che è la pura verità.

La vita è un sogno.

 Lo so, è già stato detto, ma sento

le mie lacrime.

Sento le mie lacrime perché credo

di averti battezzato col nome di Vita.

Forlì, marzo 2019

FADI BIBLIO

  

 

Fadiola Golloberda nata a Korçë ( Coriza) il 13 luglio 1983 in Albania. Ha seguito gli studi nella stessa Korçë, storica città in Albania ad avere la prima scuola pubblica. Appassionata fin da giovane all’arte, in tutte le sue forme ed espressioni, terminata la scuola superiore si è trasferita in Italia dove si è laureata in Scienze Diplomatiche Internazionali all’Università di Bologna nel 2010. Da anni instancabile lettrice dei grandi classici della letteratura, si avvicina timidamente alla scrittura dopo la nascita del figlio nel 2013 . Concepisce la scrittura, specchio della propria anima, come strumento per esternare le emozioni, intuizioni e i sentimenti di una donna sensibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine in evidenza: Tessuto ricamato realizzato dall’artista iraniano Seyed Mojtaba Vahedi. 

Riguardo il macchinista

Walter Valeri

Walter Valeri, MFA, MAXT/ART Institute at Harvard University in drammaturgia. Ha fondato nel 1973 a Cesenatico la rivista Sul Porto, del fare cultura in provincia. È stato assistente personale di Dario Fo e Franca Rame dal 1980 al 1995. Nel 1981 con Canzone dell’amante infelice (Guanda) ha vinto il premio internazionale di poesia Mondello. Nel 1985 a Londra ha fondato e diretto la rivista indipendente Il Taccuino di Cary. Nel 1990 ha pubblicato Ora settima (Corpo 10) con la presentazione di Maurizio Cucchi. Ha scritto vari saggi fra cui Franca Rame: a woman on stage (Perdue University Press,1999), An Actor’s Theatre (Southern Illinois University Press 2000), Donna de Paradiso (Editoria & Spettacolo 2006), Dario Fo’s Theatre: The Role of Humor in Learning Italian Language and Culture (Yale University Press, 2008). Ha fondato e diretto dal 2000 al 2007 il Cantiere Internazionale Teatro Giovani realizzato dalla Città di Forlì e Università di Bologna. Nel 2005 ha pubblicato l’antologia di versi Deliri Fragili (BESA). Ha tradotto vari testi di poesia, prosa e teatro, tra cui RequiemTedesca di James Fenton, Carlino di Stuart Hood, Adramelech di Valére Novarina, I Ciechi di Maurice Maeterlinck, Knepp e Krinski di Jorge Goldemberg, Nessuno Muore di Venerdì di Robert Brustein. Nel 2006 ha fondato il Festival internazionale di poesia Il Porto dei Poeti. Ultimi versi pubblicati Visioni in Punto di Morte (Nuovi Argomenti, 54, 2011), Another Ocean (Sparrow Press, 2012), Ora settima (seconda edizione, Il Ponte Vecchio, 2014), Biting The Sun (Boston Haiku Society, 2014), Haiku: Il mio nome/My name (qudu edizioni, 2015; Parodie del buio (Il Ponte Vecchio, 2017); Parodie del buio (Il Ponte Vecchio, 2018)., Collabora alla rivista Teatri delle diversità e Sipario. È membro della direzione del The Poets’ Theatre di Cambridge.

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